martedì 31 gennaio 2012

Riduzione dello stipendio dei parlamentari. Evviva: ci hanno fregato anche stavolta!

C’è la notizia che il giorno 30/01/2012 finalmente, dopo tanto parlare sull’argomento nei mesi scorsi, i parlamentari si sono abbassati lo stipendio mensile di euro 1300,00 (lordi!!!!). E chi sa quanto altro tempo avrebbero fatto passare senza la spinta del governo tecnico e senza la crisi che non può non colpire anche loro a livello di immagine, soprattutto dopo le pessime figure fatte da loro nei mesi scorsi nello scansare tale riduzione. Ma bisogna porsi un dubbio. A parte la cifra che è veramente irrisoria, perché non parlare dei soldi che si sono fatti rientrare contemporaneamente dalla finestra e che hanno ampiamente recuperato e superato la somma che hanno fatto uscire dalla porta?
Se fosse vero che lo Stato (noi) contribuirà per grande parte ai versamenti del contributivo sulla loro pensione questa manovra saprebbe di presa in giro. Dove è la trasparenza dei dati in uscita (taglio di stipendio) ed in entrata (contributi statali ottenuti) completi di tale piccola riforma attuata dai parlamentari? Ed ancora, sarà anche apprezzabile la riduzione dell’importo forfettario riferito generalmente ad aiutanti e portaborse (generalmente non pagati per quell’importo), ma non sarebbe meglio avere il rimborso, magari anche maggiore, ma solo dietro effettive e totale documentazione giustificativa ed anzi, che tali portaborse venissero direttamente pagati dalla struttura statale?
Forse ci dimentichiamo che i parlamentari sono lavoratori anche loro (forse se lo scordano loro stessi) e che quindi hanno dei doveri come noi, come ad esempio contribuire con le tasse e non gravare con costi esagerati di stipendio, contributi, agevolazioni e privilegi sulla collettività. In effetti loro sono dei nostri stipendiati, che dovrebbero lavorare per il bene comune e non per il loro interesse (dovrebbero!), e che dovrebbero rendere conto a noi del loro operato per poi avere un riscontro attraverso le elezioni. In teoria tutto bene, ma in pratica tutto male. Anche l’attuale legge elettorale (che ancora non viene cambiata!) è un esempio di cattiva politica in quanto non premia la volontà degli elettori ma quella dei proprietari di partito che possono così stabilire le carte e gli inciuci in anticipo. Riguardo le iniziative prese dai parlamentari sui loro stipendi, e sul costo proprio dei parlamentari, i tagli da fare sono ancora molti. Sembra buona, invece, l’iniziativa di mettere un tetto allo stipendio per i manager pubblici.

sabato 28 gennaio 2012

Le oche starnazzanti di Montecitorio (cap. 3)

Ora che il lavoro sporco lo sta facendo Monti con il suo staff tecnico, i parlamentari ed i politici potrebbero utilizzare il tempo per studiare in che modo adeguare i loro stipendi a quelli dei loro colleghi europei, dato che, come hanno detto i nostri parlamentari stessi e come è stato stabilito, questa è una materia sulla quale la capacità decisionale spetta a loro. Infatti stanno studiando. L’esame però continuano a rimandarlo. In passato gli schieramenti hanno sempre trovato una grande intesa, quasi un’unanimità, per alzasi lo stipendio e per non effettuare tagli su di esso. Stranamente per questo tipo di problemi (i loro) vanno sempre tutti d’accordo. Ed infatti continuano ad essere bocciati.
Un altro argomento che potrebbero trattare e risolvere è la riforma elettorale. Ma anche questa riforma rimane in fase ipotetica. Eppure non dovrebbe essere tanto difficile affrontare questi argomenti per degli esperti del settore come loro. Potrebbero istituire una commissione interna fatta da rappresentanti di loro stessi e da chi ha proposte tra loro al riguardo per impostare una proposta da approvare poi nelle Camere.

Le oche starnazzanti di Montecitorio (cap. 2)

La politica è programmazione del futuro, ma questo concetto evidentemente è sconosciuto ai nostri politici. Sono stati capaci solo di programmare la capienza delle loro tasche. Forse non è né cattiveria né svogliatezza, ma consuetudine ed incapacità. O incapacità del sistema. Oppure (ed è più probabile) incapacità del sistema quando è formato da certe persone, e quando a volere fare veramente politica sono in pochi. Quando si è in pochi ad essere onesti e giusti (e per essere così basta fare semplicemente il proprio lavoro) mancano gli interlocutori con cui fare un discorso costruttivo, e inevitabilmente si viene schiacciati da una macchina cingolata politica che è peggio di un carro armato. Quel sistema è formato non solo da oche starnazzanti, ma anche da volpi e da iene. Fortunatamente ci sono anche agnelli e tigri, ma si devono camuffare se vogliono sopravvivere. La politica dovrebbe essere il lavoro più nobile all’interno di una società, almeno quando è svolto con correttezza criterio e passione, perché ha come finalità il benessere sociale. Ma la politica è come il mondo (vario), ed il mondo è come la politica. È ovvio che chi sta nei posti di potere ha la possibilità di condizionare il mondo, ed è per questo che bisogna essere gestiti da persone che fanno politica con correttezza, criterio e passione.


Le oche starnazzanti di Montecitorio (cap. 1)

Certo che il Governo Monti almeno un lato positivo ce l’ha: da quando ci sta lui almeno non si sentono più le oche starnazzanti del Campidoglio! Anzi, in questo caso, di Montecitorio!
Prima del governo tecnico di Monti il clima di astio politico che si era creato aveva toccato le stelle. La mia preoccupazione è che quando riandremo ad elezioni ci ritroveremo in aula le stesse persone che hanno governato l’Italia prima del governo tecnico, negli ultimi anni e decenni, e che non hanno saputo fare niente di programmazione politica ma solo litigare e campare di rendita del boom economico e dei loro mega stipendi e privilegi.
Ma che fiducia mi possono dare costoro ?! Personalmente nessuna !
Difatti il consenso sulla politica è sceso ai minimi storici. E costoro, che hanno sempre avuto la pancia piena e che continuano ad averla, che non si sono ancora abbassati lo stipendio e che continuano a trovare scuse per non abbassarselo, che sono (alcuni) incancreniti in consuetudini di malaffare e di impunità, e che non fanno politica ma i loro interessi ed intrallazzi, si ripresenteranno! Ma siamo sicuri di rivolere sempre questi?!

venerdì 27 gennaio 2012

UNO SGUARDO SULLA SOCIETA'

La nostra società ha molti problemi, e si trova in un passaggio molto delicato per sviluppo tecnologico ed equilibri e disequilibri internazionali. La globalizzazione mette in comunicazione tutto il mondo, e questo è un bene, e soprattutto con internet senza nemmeno spostarsi da casa. L’uomo deve imparare a interporsi con il suo simile a distanza di km, e questo anche a livelli che non sono la semplice comunicazione di una e-mail, ma anche a livelli più alti nazionali di rapporti e scontri economici e culturali. Ma questo riguarda i rapporti della nostra società con il mondo estero, e non voglio approfondire ora questo discorso. Riguardo invece la società nel nostro piccolo, quindi guardando la nostra città, il nostro Paese, ascoltando il telegiornale, e guardando anche la nostra vita, possiamo cogliere diversi aspetti.
Si può vedere che i comportamenti sociali errati, ed il modo dell’uomo di interporsi all’interno della società, sono la causa di molti problemi.
Si può capire che manca molto senso sociale. Se ci fosse più senso sociale non avremmo le discariche inquinanti abusive o male gestite e i danni fatti volontariamente all’ambiente. Non vi è al giorno d’oggi una visione collettivista della società. Siamo tanti singoli individui che pensano ognuno ai fatti propri ed ognuno a fregare il prossimo. Per visione collettivista della società non intendo che dobbiamo essere tutti appiattiti od essere tutti uguali od essere tutti un numero uguale all’altro come tante formiche, ma intendo che basterebbe non avere l’idea (che molte persone hanno forse solo per necessità di sopravvivere) di dovere fregare il prossimo, e, sviluppando la nostra diversità e le nostre singole predisposizioni, costruire un mondo migliore basato sulla ecologia, sui servizi, sul rispetto, sul sociale, sulla proprietà privata e sulla libera iniziativa, ecc. Insomma basterebbe più correttezza più semplicità e più buon senso nel mondo. Questo porterebbe ad una società e ad una economia migliore.
Si possono vedere alcuni sintomi di malessere della società, come i ragazzi che si drogano per noia, e altri che si comportano come scimmie.
Si può constatare che dobbiamo fare attenzione a non essere scippati quando usciamo di casa.
Possiamo vedere che c’è molta più povertà in giro da qualche anno a questa parte e molte persone che frugano nei cassonetti (mi capita speso di vederle e non stiamo in un Paese di un altro continente). Questo è anche un problema sociale ed economico.
Si può vedere anche come la nostra stessa vita presenti delle difficoltà che non sono solo quelle economiche. Una vita molto stressata, veloce, nella quale si rincorre il tempo ma non si ha il tempo per stare con i nostri figli, dove vengono diffusi nella società messaggi ingannevoli, dove si rincorre il lavoro e non per permettersi i beni di lusso ma semplicemente per arrivare a fine mese e sfamare la propria famiglia.
I problemi di questa società della quale facciamo parte sono molteplici, e molteplici sono le cause che li producono. Solo l’analisi e le relazioni tra causa ed effetto possono portare ad un miglioramento.
26/01/2012 Angela Amber Pensword


giovedì 26 gennaio 2012

L’ECONOMIA DI OGGI

L’economia odierna è un’economia gonfiata (forse in questo momento di crisi un po’ meno in alcuni settori). Alla base di un comportamento economico c’è sempre un comportamento umano, una mente, e quindi una mentalità. Ma anche i comportamenti economici possono migliorare, imparando dal passato e migliorando alcune mentalità. L’economia di oggi ha senza dubbio dei lati sbagliati. Basta pensare alla politica speculativa delle banche e alle strategie pensate dai loro mega manager che sono sempre staccate dalla realtà effettiva e finalizzate solo all’aumento di bilancio a breve termine per gonfiare i loro premi di produzione, utilizzando dei criteri limitati, e che per tutto questo spesso risultano autodistruttive. Questo vale anche per altre grandi società e multinazionali. Forse questa non è cattiveria, ma semplicemente non rendersi conto di quello che realmente si fa. È la miopia economica e sociale. Supportata quasi sempre da una miopia politica, difatti esse sono legate con doppie manette.
 A.A.Pensword 26/01/2012

domenica 22 gennaio 2012

In risposta al commento di Paolo Manzelli "L'ECONOMIA DEL LUSSO" sul mio post LA CRISI VISTA COME UNA TEMPESTA IN MARE APERTO del 05/01/2012

Paolo Manzelli    "L'economia del Lusso"

Ciao Paolo
Scusa se non ti ho risposto prima. Ho letto con molto interesse il tuo articolo “L’economia del Lusso”. È un articolo denso di spunti interessanti e di contenuti che necessitano di una attenta lettura. Provo a risponderti ora, almeno in parte, così iniziamo un dialogo. Spero di avere interpretato bene molti dei concetti da te espressi, anche se devo ammettere che su qualche termine ho qualche dubbio sul significato intrinseco che gli attribuisci. Ad esempio su cosa intendi esattamente per “economia del lusso”, quindi se ti riferisci solo all’aspetto finale di produzione ossia ai beni materiali di lusso come unica causa di errati comportamenti economici e sociali, e cosa per “economia della conoscenza”, se ti riferisci solo alla ricerca tecnologia od anche ed insieme alla conoscenza dell’essere persona e di comportarsi come tale, come credo.

sabato 21 gennaio 2012

Considerazioni e futuro ottimismo

Penso che non si deve continuare a pensare a dove si è sbagliato, perché spero che oramai lo si sia imparato. È un analisi che andava fatta, quella sui nostri errori, proprio per non farne più in futuro, né gli stessi e né di nuovi. Ora è il momento di pensare al futuro e di costruire un futuro migliore.

venerdì 20 gennaio 2012

Considerazioni di inizio anno

Guardando l’Italia come è messa ora, come sono valorizzate le sue doti naturali, quello che si è fatto finora, le diverse problematiche, la crisi nazionale ed europea, siamo messi un po’ maluccio. Pensando alla agricoltura per anni non si è fatto nulla per valorizzare e difendere la nostra produzione dai prodotti stranieri e dai mercati in crescita, con il risultato che siamo fuori mercato anche nel nostro territorio. Ma perché dobbiamo essere invasi da prodotti non nazionali invece di aumentare la produzione italiana dato il clima favorevole che abbiamo e l’immenso territorio agricolo a disposizione? E le energie alternative? Abbiamo diverse possibilità, dal sole, al vento, alla geotermia, e certamente abbiamo anche molte menti di scienziati che in campo di ricerca non possono esprimersi. Anche la ricerca nei diversi settori è un elemento importante di sviluppo e di valorizzazione delle nostre doti. Ma molti cervelli dotati se ne vanno all’estero. Non viene valorizzato il fattore umano. Sono anni che si parla di fughe di cervelli. Infatti in Italia ci rimangono solo i peggio e si vede dai risultati.

giovedì 19 gennaio 2012

Italia Europa e agenzie di rating

Nella giornata del 13/01/2012 l’agenzia americana di rating Standard&Poor’s ha comunicato un ulteriore giudizio negativo dei rating di alcuni Paesi dell’eurozona, tra i quali anche l’Italia che è passata così in serie BBB+. L’Austria e la Francia hanno perso la tripla A e la Germania è stata definita in osservazione. Il problema delle agenzie di rating non è tanto il loro giudizio, ma che a tale giudizio gli sia dia tanto peso e che tale giudizio sia in grado di muovere immense maree di denaro creando condizionamenti economici. In questi giorni sono in atto dibattiti sulla troppa importanza attribuita a tali agenzie, sulla eventuale loro imparzialità, sull’eventuale uso speculativo che alcuni potrebbero fare di esse, e sul peso di tali agenzie sulla convalescenza della crisi europea.
Il susseguirsi dei giudizi negativi da parte delle agenzie di rating nel corso della crisi è una goccia cinese, lenta ed incessante, ed ogni volta capace di creare onde anomale.

Italia Europa e rating: ancora considerazioni

Il 13/01/2012 l’’agenzia americana Standard&Poor’s ha abbassato ulteriormente i rating di alcuni Paesi europei, sconvolgendo equilibri economici e di immagine già compromessi.
Tali giudizi negativi da una parte destabilizzano la credibilità di ripresa dell’eurozona e ne rallentano così il recupero, e dall’altra condizionano imponenti spostamenti di denaro. Alcune scelte dei grandi investitori sono obbligate dal non potere tenere in portafoglio dei titoli che non rispettano determinate caratteristiche.
Certamente il potere che tali agenzie hanno di influenzare il mercato è esagerato, soprattutto in periodi di crisi. Esse sono e vengono usate come casse di risonanza, e per questo amplificano il loro messaggio.
Assodata l’obiettività e la trasparenza di giudizio delle agenzie, allora è l’uso che il mercato fa dei giudizi a creare ripercussioni esagerate? Forse.
Questo problema però è esploso sotto la crisi europea. Infatti senza crisi non si hanno giudizi negativi e quindi non vi è il problema del costante condizionamento negativo dei rating. Ma quale è il problema, la crisi o i rating? La crisi è una situazione reale ed assodata, il giudizio è anche reale, ma il condizionamento di tale giudizio in un momento di crisi è estremamente dannoso. Quindi è una spirale dalla quale ci di deve distogliere e non caricare di importanza.


mercoledì 18 gennaio 2012

Declassamento Italia: considerazione

Il Ministro Elsa Fornero ha definito “una sberla” il declassamento in serie BBB+ dell’Italia avvenuto il 13/01/2012 a seguito della decisione dell’agenzia S&P.
Anche i rapporti tra i Paesi europei subiscono un rallentamento nella risalita verso la soluzione della crisi europea, rendendo più difficile la sua riuscita.
Tale declassamento, come ha fatto ben intendere il Ministro Elsa Fornero, ha bruciato gran parte degli sforzi fatti dall’Italia per recuperare terreno a livello europeo.
La considerazione che ne consegue è molto semplice: “Se basta così poco per bruciare sforzi fatti dal Governo e dall’Italia, e soprattutto i sacrifici chiesti e sostenuti finora dai cittadini nella manovra salva Italia, allora non bisogna più focalizzarci sul risanamento di bilancio ma sulla crescita”.
Già, perché se gli sforzi richiesti e l’austerità imposta vengono resi vani da fattori esterni, allora le misure da prendere sono altre.

Lavoro e crescita

Stabilito che gli sforzi ed i sacrifici volti al risanamento di bilancio possono essere mangiati dalla speculazione internazionale, dall’aumento dello spread, dall’abbassamento dei rating, da questioni internazionali escluse dalla nostra volontà e dai nostri sforzi, non ci rimane che focalizzare tutte le nostre energie sulla crescita. Una parte dei soldi recuperati per il risanamento di bilancio devono essere dirottati sullo sviluppo della economia. Questo non vuole dire che non si devono fare riforme volte alla riduzione degli sprechi e all’ottimizzazione dei settori, ma vuole dire che la priorità non deve essere il risparmio ma la crescita. Quindi anche iniziative che tolgono soldi al risanamento di bilancio ma che agevolino seriamente il lavoro dei giovani attraverso sovvenzioni possono essere molto più utili. Tali sovvenzioni devono essere però controllate nel loro effettivo e giusto utilizzo.
Uno Stato può sovvenzionare anche non richiedendo dei costi al cittadino o all’imprenditore. È una modalità indiretta di sovvenzione. Certo questo porta a non fare entrare soldi nelle casse dello Stato, ma ha un doppio beneficio. Primo evita dei costi a chi produce e a chi fa e dà lavoro invogliando il lavoro stesso, secondo mette in moto l’economia con beneficio sociale. Ad esempio, nel caso dell’aumento obbligatorio dell’orario giornaliero di lavoro a 12 ore con due persone che lavorano a 6 ore invece di una sola ad 8 ore nelle grandi spa ed imprese, si può invogliare l’azienda non tassando la maggiorazione di orario ossia detassando una percentuale su ognuno dei due lavoratori in  modo che per l’azienda non vi sia un aggravio di tasse per avere assunto una persona in più. Il maggiore costo di produzione sarà composto essenzialmente dallo stipendio, la produzione aumenterà, lo Stato non avrà nuove entrate ma nemmeno inferiori.
Ci sono realtà lavorative dove le persone lavorano già 12 ore e più, ma l’orario lavorativo è effettuato da una sola persona. Si tratta di sfruttamento ovviamente e non di lavoro. Le piccole società appaltatrici con i lavoratori in nero, le piccole società edili, anche le grandi spa e multinazionali attuano questo sfruttamento con i ragazzi interinali con il miraggio di una riconferma o di una assunzione, e la società cinese ci fa la sua produzione in Italia con i suoi connazionali già abituati a turni di lavoro forzati. Tutto questo crea danno alla economia, sia perché ci sono persone che lavorano per due e persone che non lavorano per niente e non guadagnano, e sia perché si tratta di una economia in nero. Tutto questo deve finire anche per un guadagno sociale di benessere e qualità della vita. Molte persone, madri, quasi pensionandi, ragazzi giovani, avrebbero più tempo a disposizione ed una vita meni stressata. Solo i capi famiglia e chi ha delle responsabilità familiari e sociali particolari dovrebbe essere avvantaggiato a potere fare dei turni di 8 ore. Meno soldi in giro? Penso il contrario. Se in una famiglia di cinque persone invece del solo capo famiglia che lavora fisso 10 ore al giorno (8+2 di straordinario) lavorassero in due, il capo famiglia a 8 ore (assolutamente senza straordinario) ed un figlio a 6 ore avrebbero un aumento di entrata familiare 4 ore giornaliere, ed avrebbero un guadagno anche se lavorassero entrambi solo 6 ore, ci sarebbero meno ragazzi a spasso e più responsabilità in giro. Se i cinesi vogliono continuare a lavorare come sono abituati è un problema loro nel quale non possiamo entrare, ma possiamo agire nella nostra società e nel nostro lavoro, e nella nostra economia. Per stare al passo con produzione maggiore e concorrenziale non dobbiamo lavorare di più e guadagnare di meno, ma lavorare di meno e guadagnare di più. Il pensiero che si fa è sul singolo, mentre in questo momento di difficoltà va impostato un discorso collettivistico per risanare l’economia. Forse è meglio che ci sono più persone che guadagnano fisso un po’ meno, lavorando part-time, che molte poche che guadagnano di più con molte a spasso. Questo può valere bene per i giovani che iniziano lavorare e vogliono iniziare una vita loro, e per chiunque stia nel settore impiegatizio. Non vale ovviamente per i liberi professionisti.
Inevitabilmente prima dobbiamo focalizzarci sulla registrazione e regolamentazione di quei comportamenti antieconomici, antipolitici, ed antisociali, che hanno contribuito a portare l’Italia dove sta, e migliorare la regolamentazione bancaria europea antispeculativa. Riguardo la crescita solo il lavoro è il motore della crescita e della salute economica di un Paese.

domenica 15 gennaio 2012

Politiche agricole

I politicanti che abbiamo avuto finora nel susseguirsi dei vari Governi non hanno capito il cambiamento del mercato ed i pericoli per la produzione italiana, non si è programmato un piano per la valorizzazione dell’agricoltura italiana con orgoglio nazionalistico, ed ora si iniziano a vedere i risultati. Oltre ad essere invasi dai pomodori cinesi e da prodotti alimentari, compreso il latte in polvere, per i quali non si sa bene la lavorazione che hanno avuto, si iniziano a vedere campi non coltivati. O magari che diventano edificabili.
Pare evidente che bisogna fare di tutto per salvaguardare questo settore, che con il rincaro dei carburanti, l’aumento degli altri costi di produzione, le difficoltà varie tra crisi e minori vendite, la normativa non semplice e le problematiche che aumentano, rischia di avere un inviluppo e di andare in recessione anche esso. Invece è un settore specifico che va stimolato la cui grande valorizzazione servirebbe a ridare salute all’Italia. Caro ministro cosa aspettiamo? Quali sono le prossime iniziative per la valorizzazione dell’agricoltura?

CAUSA ED EFFETTO

1 causa ed effetto
Bisogna sempre agire sulla causa per eliminare un effetto in modo definitivo.
Faccio un esempio: se un ragazzo ha il raffreddore il suo medico gli dirà di prendere una medicina, e lui guarirà. Delle volte può guarire anche senza medicina riguardandosi bene. Ma se dopo essere guarito si riammala, e poi di nuovo ancora, allora c’è qualcosa che non va. Il medico gli farà fare delle analisi e gli farà delle domande, perché il persistere della malattia può dipendere da un fattore costituzionale e fisiologico, oppure comportamentale. Stabilito che il ragazzo va in giro con i capelli bagnati e che quando piove esce senza ombrello, il medico gli dirà di cambiare comportamento per evitare di ammalarsi in continuazione. Stare sempre male ha per questo ragazzo una causa comportamentale. Modificata la causa, modificato il comportamento, si ha una risoluzione del problema.
Faccio un altro esempio: se ho un sassolino nella scarpa, e per questo non riesco a camminare bene ma zoppico dolorante, è abbastanza inutile prendere un antiinfiammatorio e camminare alla meglio, per poi doverne prendere altri per non sentire dolore e per poi, oltre agli effetti collaterali, fermarmi comunque. Devo invece togliere il sassolino della scarpa e prendere se necessario una volta sola l’antinfiammatorio. Se ho il fisico adatto riuscirò di nuovo a correre, e comunque, camminerò nuovamente bene.
Questo per dire che bisogna sempre agire anche sulla causa, e non limitarsi a neutralizzare l’effetto.
2 Altre riflessioni

sabato 14 gennaio 2012

Carburanti: è tassativo abbassare i prezzi

Il prezzo dei carburanti, e quindi anche il loro aumento, ha ripercussioni immediate sui prezzi delle merci, e doppiamente sul bilancio delle famiglie. Le merci devono essere trasportate per arrivare nel punto di vendita, e se il costo del trasporto aumenta, aumenta anche il costo finale della merce. Inoltre noi compreremo le merci aumentate nel prezzo, e pagheremo direttamente il carburante aumentato quando useremo il nostro mezzo di trasporto personale, la macchina. L’aumento del costo dei combustibili, come nel caso del gasolio e del metano, e le relative ripercussioni nella società che abitiamo e che viviamo, coinvolge anche il riscaldamento, sia personale che industriale ( al riguardo vedi anche l’interessante articolo  400 Litri di gasolio a notte per riscaldare una serra di 2000 mq  e l'articolo Il rincaro dei prezzi colpa dei carburanti del sito Agricolturaoggi ).
Tutto ci fa capire quindi come in un momento di recessione aumentare il costo della benzina e di tutti i carburanti è proprio come buttare benzina sul fuoco ed aumentarne la fiamma
Viene da domandare ai nostri governanti ed a chi ha il potere decisionale per attuare una modifica del prezzo: “Ma non è il caso di abbassare il prezzo dei carburanti sotto il valore di 1 euro a litro?”  

giovedì 12 gennaio 2012

ULTERIORI CONSIDERAZIONI SULLA ECONOMIA CONTEMPORANEA E LA FUTURA ECONOMIA MODERNA

Dal mio post Una bacchettata per tutti del 23/09/2011:
… “L’economia contemporanea si basa solo sul massimo guadagno immediatamente, al minor costo, e senza la considerazione di determinati valori umani e sociali a lungo termine. Tale mentalità economica dovrà cambiare in futuro. L’ECONOMIA MODERNA dovrà tenere in considerazione anche il valore di benessere umano sociale nazionale e ambientale a lungo termine. L’economia moderna non potrà più pensare solo al guadagno immediato senza preoccuparsi del danno che può fare con le sue azioni. Non si potrà più pensare solo al presente con mentalità vorace. Quando oggi un dirigente bancario esorta i propri operatori a “mungere i clienti come vacche” dimostra di non avere capito niente del suo lavoro e di quale sia il valore dell’economia sociale. L’etica economica dovrebbe sempre essere sociale ed avere la caratteristica della correttezza e della trasparenza, e preoccuparsi di non procurare un danno sociale. Ma se una società pensa solo al guadagno senza considerare questi fattori non può avere queste caratteristiche ed essere etica. Basta pensare al rischio che corriamo e che corrono anche i comuni italiani con i prodotti derivati, frutto anche essi di una mentalità bancaria ed economica assurda e perversa, che con tali prodotti ha legalizzato il gioco d’azzardo. L’etica economica è parente dell’etica politica.” …

Angela Pensword

ECONOMIA CONTEMPORANEA ED ECONOMIA MODERNA

L’Economia contemporanea si è sempre mossa con mentalità vorace, confondendo troppo spesso il termine “sfruttamento” con il termine “utilizzo”. Il termine sfruttamento indica un utilizzo senza criteri con comportamento distruttivo, mentre il termine utilizzo presuppone un utilizzo sensato e costruttivo basato su criteri. Questa mentalità economica è stata utilizzata dalle banche per il raggiungimento degli utili, dalle grandi multinazionali, dalle piccole imprese, e dai piccoli imprenditori, e questo proprio perché rientra in una cultura economica così configurata. Una sana economia non guarda solo il massimo guadagno al minimo costo, talvolta a scapito di valori sociali ed umani e a scapito dell’ambiente. Una economia sana è anche una economia etica in quanto ha ripercussioni a livello di benessere sociale. Anche altri Paesi europei stanno attraversando un momento di crisi. Ma questa è una crisi che mette in discussione tutto un sistema di gestione economica dei Paesi dell’Europa, e non l’Europa stessa come istituzione. La soluzione può essere proprio cambiare gestione economica e mentalità al riguardo all’interno dei paesi europei, con un economia che fa distinzione tra il termine “sfruttamento” ed il termine “utilizzo”, una economia che abbia delle strategie future a lungo termine e che metta al centro della società l’uomo, il benessere sociale e il rispetto per l’ambiente, una economia più etica. Questa sarà la futura economia moderna.

L’Italia e le sue doti

L’Italia ha la fortuna di avere molte doti.
Ha molto mare in cui pescare, l‘arte ammirata da tutto il mondo, ha una storia importante alle spalle, e la diversità del il suo territorio tra montagna alpi mare campagna pianura laghi boschi ed altro costituisce una ulteriore ricchezza essendo, insieme alle città d’arte, un richiamo per il turismo.
La nostra terra ha generato da sempre i più grandi artisti, i più grandi scienziati e le più grandi menti. Come esempio basta citare Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Caravaggio, Guglielmo Marconi, Cristoforo Colombo. E ce ne sono molti altri, sia di conosciuti che di sconosciuti.
Riguardo la storia importante basta pensare all’antica Roma ed a tutto l’impero che essa ha costituito. Se si pensa anche alla fine di esso si può capire come ogni cosa, anche la più grande, se gestita male, e quando non vengono analizzate le cause di una disfunzione per arrivare alla soluzione dei problemi, arriva al tracollo. Del resto, per curare l’effetto bisogna ricercarne la causa.
L’Italia è come una bella donna, come una top model dotata anche di cervello e cultura, che invece di sfilare ed essere ammirata, se ne sta accasciata anonimamente su di una sedia, vestita male, pettinata male, e talvolta anche sporca, comportandosi come una persona comune mentre si è dimenticata delle sue grandi doti e qualità. In pratica le nasconde. E così il tempo passa e lei invecchia. Peccato!. Non dico che stiamo messi molto male o che abbiamo sbagliato tutto. Dico che potremmo stare molto meglio. E l’unico modo è proprio quello di valorizzare le nostre doti come l’agricoltura, le potenzialità umane ed energetiche, l’arte e le risorse naturali, di risolvere problemi interni come la scorrettezza e la corruzione, la crisi interna economica, la criminalità, la giustizia, di migliorare settori come la ricerca, l’istruzione e la sanità, e di migliorare la mentalità in generale. Ci vorrebbe semplicemente più correttezza nei posti di potere, più buon senso e lungimiranza.

mercoledì 11 gennaio 2012

Agricoltura ed allevamento

L’agricoltura è un bene principale per una Nazione dato che, insieme all’allevamento, costituisce fonte di cibo. La nostra Nazione Italia, un tempo considerata “il Giardino di Europa, ha la fortuna di essere costituzionalmente predisposta alla produzione di generi alimentari derivanti dall’agricoltura. Come un atleta è predisposto per il salto in alto rispetto ad un'altra disciplina sportiva per caratteristiche fisiche, così l’Italia è fisicamente, quindi geograficamente per clima posizione e territorio, predisposta ad una grande potenzialità di produzione del suo territorio. Quindi non ci dovrebbero essere problemi. Ed invece ce ne sono, ed anche molti.

giovedì 5 gennaio 2012

LA CRISI VISTA COME UNA TEMPESTA IN MARE APERTO

Oramai nella crisi ci siamo, e anche da un po’ di tempo. Il mare è mosso e sarà sempre peggio per le onde che dovremo affrontare nei prossimi mesi, come la inevitabile recessione, la ulteriore perdita di posti di lavoro, l’aumento esagerato dei carburanti e la conseguente inflazione. Un giubbotto di salvataggio lo abbiamo con il governo Monti. Ma non possiamo pretendere che faccia dei miracoli e che apra le acque come Mosè. Gli possiamo solo chiedere di fare le mosse giuste per farci rimanere a galla e per farci superare questa crisi. Se poi riuscisse anche a sfruttare i venti e ad andare in andatura di traverso sarebbe ottimo. In effetti è l’unico modo per portare la barca Italia lontano dalla tempesta e da quel vortice che minacciosamente potrebbe tirarci giù annientandoci. Saremmo già affondati senza la zattera del governo tecnico, o saremmo comunque nel caos più nero. Anche se  non condivido tutte le iniziative prese dall’attuale governo, ed alcune mi lasciano un po’ perplessa, sono convinta che, data la situazione passata e presente, il Governo Monti sia la zattera migliore.
Finora è stata varata una importante e pesante “manovra salva Italia”, finalizzata fondamentalmente al risanamento di Bilancio, imponendo ai cittadini notevoli sacrifici. Della effettiva necessità e priorità di risanamento del Bilancio non ci resta che fidarci del giudizio di un tecnico esperto. Quindi prendiamola per buona.
Il Governo Monti ha già preso provvedimenti contro la casta e gli sprechi della politica, almeno in parte, riformando al contributivo i vitalizi dei politici, e cercando di riformarne anche il contenuto della loro busta paga. Ma questo ultimo punto i parlamentari lo devono ancora metabolizzare, infatti per evitarlo continuano a fornire fantasiose quanto ignobili scuse oltre a quelle già fornite poco tempo fa.


mercoledì 4 gennaio 2012

ATTENTATI AD EQUITALIA

In commento al post di Alessandro Banfi Una bomba è una bomba  del 03/01/2012

Ha ragione quando dice che non bisognerebbe soffiare sul fuoco e che una bomba è sempre una bomba, con le conseguenze che può portare, e che i responsabili diretti ed indiretti di ciò dovrebbero riflettere. Ma tra i responsabili di questa reazione esagerata c'è anche lo Stato, e non perché richiede ciò che è giusto richiedere, ma perché non restituisce quando è giusto restituire o dare. Noi dobbiamo pagare subito le tasse ma i rimborsi tardano anni. E che dire dei numerosi suicidi di imprenditori che non riescono a pagare i loro debiti e i dipendenti perché lo Stato non paga i crediti che loro hanno nei confronti dello Stato per i lavori fatti?. Certo, non è un motivo per mettere un bomba o per arrivare a gesti più estremi. Ma questa discrepanza è comunque un errore di fondo, una causa. Il mercato è lo stesso, e lo Stato non può essere insolvente dei suoi debiti, o pagare in ritardo. Ora sono previsti dei rimborsi, ma è proprio la procedura attuata finora che deve cambiare per il futuro. Non condivido certo le bombe, ma vorrei che l'esame di coscienza venisse fatto da tutti in modo da cercare le diverse cause che producono talvolta degli effetti sbagliati.

lunedì 2 gennaio 2012

Riflessioni personali post discorso di fine anno di Napolitano

Il discorso di Napolitano è molto bello, e mi auguro che si possa realizzare. Ma i problemi ci sono e sono molti. L’anno prossimo sarà un anno molto duro ed importante, caratterizzato nella prima metà da diverse problematiche da risolvere. La seconda metà, in base a come andranno le questioni nazionali, europee ed internazionali, potrà essere più o meno faticoso. Ma Napolitano ha ragione, ce la possiamo fare, noi e l’Europa, ognuno nella risoluzione dei singoli problemi nazionali, ed insieme per la soluzione di quelli europei. Bisogna vedere però se ce la faremo. Già, perché non è detto che potendo fare una cosa poi si riesca a farla. Quali sono le ricette giuste per la crescita? Ed individuate riusciremo a farle? Ci sarà coesione costruttiva ancora tra i partiti? E tra i Paesi dell’Europa? Noi popolazione riusciamo a stare a galla giusto perché abbiamo alle spalle un benessere retrodatato, che si sta man mano consumando. Non possiamo sostenere a lungo questa situazione. 


NAPOLITANO DISCORSO DI FINE D’ANNO

Napolitano ci parla con un bellissimo discorso, sicuro e preciso, che colpisce dritto tutte le problematiche e tutte le speranze, le motivazioni, le cause, le intenzioni, i cambiamenti da fare, e la direzione nella quale andare. Infonde ottimismo, esalta il nostro orgoglio e il nostro spirito nazionale. Parla della fiducia in noi stessi come un elemento fondamentale per uscire dalla crisi.
Non nega che la crisi finanziaria ed economica resta una emergenza grave e che l’anno prossimo sarà un anno molto duro, e chiede uno sforzo da parte di tutti. Spiega il perché i sacrifici siano indispensabili, e così facendo ci aiuta ad accettarli. Evidenzia l’importanza che avvenga la ripresa economica affermando che i “sacrifici non saranno inutili, specie se l’economia ricomincia a crescere.”
Parla della pesantezza del debito pubblico che grava sull’Italia con i suoi interessi alti, e di quanto sia importante portare avanti con rigore il risanamento di bilancio.
Lo Stato ha speso troppo”, spesso per comportamenti non sani. Al riguardo dà un duro colpo parlando di corruzione parassitismo e inquinamento criminale. Anche l’evasione fiscale è un comportamento sociale sbagliato e dannoso che va profondamente combattuto.


domenica 1 gennaio 2012

WSJ: ipotesi di complotto

La diatriba del 30/12/2011 ha più il sapore di un gossip politico. La questione deriva da un articolo del WSJ nel quale si fa riferimento alla presunta e diplomatica richiesta da parte della Merkel a Giorgio Napolitano in una telefonata del 20 ottobre di silurare Berlusconi, od almeno questo è il merito che il WSJ vuole attribuire alla Cancelliera tedesca. Anche se non si crede al contenuto dell’articolo del WSJ è impossibile non avere una reazione politica a tale affermazione. Dopo le immediate fiamme del Pdl arrivano subito le smentite sia dal Quirinale che dalla Germania. È impensabile che un Capo di Stato possa fare in modo esplicito una richiesta del genere, proprio da un punto di vista diplomatico. Ma le preoccupazioni verso l’Italia in quei giorni per la soluzione della crisi e la paura di un effetto domino europeo erano certamente forti e comprensibili. Quindi nella telefonata si è parlato solo in generale di “misure prese e da prendere” di “difesa dell’euro” e di “riforme strutturali” senza entrare in materia di politica interna italiana. Del resto che con il precedente Governo e con il clima politico che caratterizzava la nostra classe politica non eravamo in grado di affrontare la problematica della crisi non c’era bisogno della Merkel per saperlo. E se per caso la Merkel ce lo avesse fatto capire in modo diplomatico quale è il problema? Dovremmo solo ringraziarla! Ciò che è capitato successivamente da quando Napolitano, per me da quel giorno “Santo”, ha preso diplomaticamente in mano la situazione rientra in un nostro iter storico. Certamente grazie al senso di responsabilità di Berlusconi che prima si è dimesso e poi ha contribuito a evitarci delle elezioni anticipate che non avrebbero risolto la situazione. Napolitano è una persona di spessore e di livello politico, molto apprezzata dal popolo italiano, capace di prendere autonomamente e coscientemente le sue decisioni. Penso che si stia facendo fumo per niente, mentre ora si deve pensare ad andare avanti. I problemi non sono finiti, anzi. Buon lavoro.