giovedì 29 marzo 2012

LO STATO DEVE PAGARE I PROPRI DEBITI CHE HA VERSO LE IMPRESE

Il Ministro Passera ha accennato alla volontà del Governo di rimborsare la metà dei debiti che lo Stato ha verso le imprese nel corso dei prossimi 12 mesi. Una buona notizia dunque. Uno Stato che funziona bene deve essere per primo solvibile e preciso nei suoi pagamenti verso i cittadini. Questo procedimento statale a regime è un fondamento dell’economia nazionale, lubrifica la liquidità ed il benessere dell’economia, ed è anche un concetto di giustizia sociale.

MONTI ED I PARTITI

Monti è un tecnico messo a capo di un governo per portare fuori l’Italia da una situazione disastrosa in un contesto di crisi internazionale, e per sopperire alla incapacità di dialogo e di governo dei partiti politici. Il suo mandato finirà con le prossime elezioni. Non ha motivo quindi Monti di non vedere di buon occhio una ripresa della politica ed una crescita della maturità politica. Quindi il presunto attrito tra Monti ed i partiti del quale si parla in questi giorni non può avere fondamento. Anzi, il Presidente Monti ha sempre tenuto in considerazione l’opinione dei politici, e richiesto la loro collaborazione. Come il governo Monti ha anche dimostrato un grande concertazione in fase di riforme, con le parti politiche, sociali, e di riferimento. Ma il Presidente del Consiglio è un cocchiere che tiene ben salde le redini e che manda il cavallo dove egli vuole che vada. E questa non è solo la forza di Monti ma è anche la forza dell’Italia. La situazione italiana è molto grave, dal punto di vista economico. I dati di recessione parlano da soli. È per questo che vanno fatte le scelte giuste in questo momento. Ed è per questo che la concertazione tra GOVERNO TECNICO, BUONA POLITICA, PARTI SOCIALI, ed ESPONENTI DI SETTORE è veramente importante, per prendere i suggerimenti migliori da parte di tutti ed aggiustare ciò che va aggiustato. Tutti insieme ce la possiamo fare.
Angela Pensword 29/03/2012

L’ASTIO E LA CONTRAPPOSIZIONE

L’astio e la contrapposizione sfrenata tra i blocchi di coalizione, e quindi la totale mancanza di dialogo tra le parti politiche è stata ed è espressione di cattiva politica, ed ha portato alla fine temporanea ed al fallimento della politica, e quindi alla fine dei politici stessi oltre che a notevoli problemi nazionali. I problemi non si risolvono OPPONENDOSI TRA LE PARTI DISTRUTTIVAMENTE, ma DIALOGANDO COSTRUTTIVAMENTE.
28/03/2012    Angela Pensword

MONTI SERVE AI PARTITI

Monti serve ai partiti. Serve per avere il tempo per risistemarsi, per avere il tempo di rigenerarsi e di riformarsi nel loro interno da un punto di vista mentale e comportamentale, per riconquistare con un comportamento corretto concreto e responsabile la fiducia di noi cittadini affrontando le varie problematiche che vanno risolte, dalla crescita alla riforma elettorale, appoggiando con giudizio questo governo tecnico e la stabilità politica ma apportando i giusti e necessari correttivi in fase parlamentare e suggerimenti in fase di concertazione alle proposte dei tecnici, e soprattutto imparando e dimostrando di avere imparato un altro modo di interagire e dialogare tra loro. Tutto questo miglioramento fortunatamente sembra iniziato. I partiti possono iniziare a muovere i primi passi operando costruttivamente. E se qualche rappresentante politico sta con calma sulla riva del fiume aspettando la fine di Monti per ricominciare a fare e ad intendere politica come si faceva prima, con astio, senza lungimiranza sociale politica, per interesse personale, ed ha la boriosità di conoscere già il futuro, alla ricerca del potere, …è meglio che cambi idea, e che si metta a studiare sul significato della parola “politica”.

UN ALTRO IMPRENDITORE

Un altro imprenditore oggi ha tentato di uccidersi, fortunatamente senza riuscirci, anche se ancora in prognosi riservata, in quanto soccorso subito. Si è dato fuoco dentro la propria macchina davanti ad un ufficio delle tasse. Strangolato dai debiti e probabilmente dalle tasse, e sicuramente in preda a disperazione e a depressione, ha scelto questa estrema soluzione, anche se questa scelta non è mai né la scelta e né la soluzione giusta. Non vi è prezzo per la vita, la quale merita rispetto. Come merita rispetto il dolore dell’imprenditore e della sua famiglia. Sperando che i fattori contingenti della società che hanno condizionato l’ennesimo imprenditore a compiere questo gesto sbagliato, come i periodi di crisi, la scorrettezza, lo strozzinaggio, che non dipendono dagli imprenditori stessi, in futuro non ci siano più.
28/03/2012

Breve riflessione

Uno dei lati positivi della crisi economica che ha colpito e che sta colpendo l’Italia è che daremo ai soldi più valore e meno spreco. 28/03/2012

martedì 27 marzo 2012

PRENDE FORMA UNA INTESA PER LA RIFORMA ELETTORALE

Fa ben sperare l’intesa trovata dai leader dei principali partiti PD-PDL –UDC nel vertice che si è svolto il 27/03/2012 sull’argomento di una modifica della legge elettorale. Le parole di Bersani sono rassicuranti. Si sono trovati dei paletti comuni sui quali lavorare. Come modo operandi si parla di portare avanti parallelamente la riforma elettorale e la riforma istituzionale, come ad esempio la riduzione dei parlamentari, in modo da non lasciare indietro alcun settore. Come aspetti puramente di spetto elettorale si parla di:
1) restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i parlamentari tramite la preferenza
2) eliminare l’obbligo di coalizione (di per se e successivamente troppo vincolante)
3) istituire lo sbarramento al 4-5% per i piccoli partiti.
Questi sono i pilastri dell’intesa. Sono in previsione altri incontri per approfondire gli argomenti, per valutarne altri, e per proseguire sulla strada delle riforma della legge elettorale e sui temi di una Riforma istituzionale. Strada che comunque rimane lunga, ma con un buon asfalto se vi sono le premesse giuste e la giusta intesa, come pare. Solo i piccoli partiti avranno qualche cosa da ridire sullo sbarramento, comprensibilmente a loro svantaggio.

LA RIFORMA DEL LAVORO PROSEGUE PER LA SUA STRADA

Il Presidente Mario Monti ha tenuto a precisare la sua intenzione di perseguire gli obiettivi in base alla visione ed alla impostazione del governo tecnico ed in base a ciò che si ritiene più corretto e giusto per la soluzione della crisi e per l’avanzamento nella crescita, precisando che “non ha intenzione di tirare a campare” e lasciando sottintendere che non vede di buon occhio compromessi che non condivide. La Fornero dal canto suo ha precisato che il governo tecnico è stato messo apposta per trovare le soluzioni migliori in questo periodo che corrispondono anche a quelle più impopolari, e “non per dare caramelle” come potrebbe fare un governo politico. Bisogna ammettere che, apprezzando anche la chiarezza espositiva del concetto, hanno anche ragione. D’altro canto non mi pare di ricordare in passato un governo politico che abbia dimostrato così grande attenzione al dialogo ed alla concertazione con le parti sociali come ha fatto e come sta facendo questo governo tecnico. Forse dipende anche dalla vastità e dall’importanza dell’argomento. Sentire ed ascoltare le persone del mestiere e del settore, quindi in questo caso le parti sociali e la CONFINDUSTRIA, è un concetto ottimo per trovare le giuste soluzioni ad un problema e per avere una visione d’insieme del problema, ed è un concetto che andrebbe applicato sempre quando si tratta un argomento. Vale per i grandi capi delle società quando devono apportare delle modifiche e correggere delle operatività, e vale anche per i politici quando devono riformare un settore od affrontare un argomento complesso. In questo il Governo Monti ha dimostrato di essere sensibile, essendo per giunta un governo già formato di tecnici. È ovvio che poi le decisioni e la legiferazione, e questo ha voluto fare capire Monti, spettano poi al Governo ed al Parlamento, come avviene in qualunque altro governo politico. Ha infatti lasciato la palla al Parlamento individuandolo come sede per l’approvazione e per eventuali modifiche riguardo la proposta di legge per la Riforma del mercato del lavoro, quindi alla funzione politica. Il modo che potrebbe far apparire troppo duro il comportamento di Monti, esprime in realtà precisione e non esclude la possibilità di trovare ulteriori aggiustamenti in fase di concertazione politica. La concertazione è sempre importante, anche in fase parlamentare, cosa che in passato ci hanno abituato a vivere ed a subire con litigiosità. Quindi potrebbe essere un primo passo per vedere se la politica ha imparato ad esprimere qualche parola oltre a qualche insulto, ed a trovare la soluzione che può corrispondere sia ad apportare delle eventuali modifiche e sia alla approvazione della proposta di legge. In questi giorni vi è un po’ di scontro tra il Governo e la Cgil per quanto riguarda l’art.18, in riferimento a ciò che vuole il Governo riguardo la sua modifica ed in riferimento a ciò che non vuole la Cgil. In effetti la tutela del lavoro e del lavoratore è espressione di una società civile. Anche le parti politiche stanno prendendo posizioni più nette riguardo questo preciso articolo, con visioni più o meno ampie anche tra le altre parti sociali. Insomma lo sprint finale della Riforma del mercato del lavoro si prospetta un po’ più problematico. Ma l’ottimismo deve fare da padrone, anche perché, articolo 18 escluso, nella Riforma del mercato del Lavoro portata avanti da questo Governo e concertata tra le varie parti vi sono anche proposte interessanti e migliorative.

lunedì 26 marzo 2012

PRIMAVERA: NON ABBANDONATE I CUCCIOLI!

Oramai è primavera ed iniziano a nascere i gattini e gli altri cuccioli di animale. È l’esplosione della vita e della natura, con il sole con i fiori e con i cuccioli. Ci sono nuvole di petali rosa sui peschi e fiori bianchi sui peri, e tantissimi altri fiori e le prime gemme. Altre gemme nascono, ma sono gemme animali: sono i cuccioli che nascono in questo periodo. Purtroppo capita spesso di vedere e di trovare piccolissimi gattini abbandonati dentro ad uno scatolone al sole davanti ad un supermercato, e da altre parti. Il problema non è tanto decidere di abbandonarli (scelta assolutamente condannabile e tremenda in quanto si potrebbero regalare o lasciare presso dei negozi di animali quando sono cresciuti), ma è di abbandonarli quando hanno solo pochi giorni di vita. In questo modo chi si fa prendere dalla tenerezza e li prende con se ha molte difficoltà nel farli sopravvivere. Basterebbe che avessero quattro o cinque settimane per avere più probabilità di sopravvivere. Forse solo per superficialità o per stupidità, o per impossibilità, ci si libera del problema in questo modo. Ma quale problema? Sono allattati dalla madre! Hanno diritto alla possibilità di vivere e di sopravvivere. I cuccioli hanno solo bisogno di amore e di cibo e di protezione. Non abbandonare né i gattini e né gli altri cuccioli di animale. Un po’ di amore in più al mondo non farà mai male. Se dai amore agli animali dai amore anche a te stesso.

NON ABBANDONATE I GATTINI!

L’altro giorno dal veterinario c’era una ragazza con in braccio, dentro un asciugamano, un gattino piccolissimo. Aveva meno di una settimana ed aveva ancora il cordone ombelicale attaccato. Lo aveva trovato già da qualche giorno, e questo fa capire che qualche essere umano lo aveva tolto dalla madre appena nato ed abbandonato dentro uno scatolone. Era bellissimo e con il pelo morbido, marrone tigrato e bianco. Mi domando: “Nessuno è obbligato a tenersi un animale quando non lo si vuole, ma perché abbandonarlo appena nato?! Corrisponde ad una morte certa! Perché non farlo crescere un po’, allattato dalla madre, e regalarlo a qualche negozio di animali o non abbandonarlo quando è un po’ cresciuto ad un mese e mezzo quando chi lo trova ha più probabilità di farlo sopravvivere?! Non lo devono allattare nemmeno loro, dato che ci pensa la madre, e non ci sono nemmeno costi aggiuntivi per gli umani! Forse superficialmente queste persone, che non sono degne di essere chiamate persone, non si rendono conto che abbandonarli così piccoli corrisponde ad ucciderli?! Forse ipocritamente pensano di stare con la coscienza a posto e di fare la cosa giusta nel lasciarli appena nati in uno scatolone?! Forse si tratta solo di stupidità umana! Non sanno che i gattini, come tutti i cuccioli, sono animali esattamente come lo siamo noi e che ci dovrebbe essere un rispetto reciproco?! Che rispettando loro rispettiamo anche noi? Le persone talvolta si comportano peggio degli animali invece di comportarsi come delle persone.” Riflettete: Non abbandonate i gattini!

martedì 20 marzo 2012

COSTO ED AUMENTO CARBURANTI

Ma perché negli altri Stati i carburanti costano meno?
In un momento di recessione aumentare il costo della benzina e di tutti i carburanti è proprio come buttare benzina sul fuoco ed aumentarne la fiamma. Il prezzo dei carburanti, e quindi anche il loro aumento, ha ripercussioni immediate sui prezzi delle merci, e doppiamente sul bilancio delle famiglie. Le merci devono essere trasportate per arrivare nel punto di vendita, e se il costo del trasporto aumenta, aumenta anche il costo finale della merce. Noi cittadini compreremo le merci aumentate nel prezzo, ed inoltre pagheremo direttamente il carburante aumentato quando useremo il nostro mezzo di trasporto personale, la macchina. Circa il 60% circa del prezzo finale dei carburanti deriva da tasse imposte dallo Stato, alcune delle quali dell’anteguerra. Il prezzo dei carburanti è per lo Stato un pozzo dal quale attingere soldi. Se a questo ci aggiungiamo l’oscillare del costo della materia prima al barile in base alle situazioni e tensioni internazionali, il fatto che dopo un giustificato aumento non segue la sua giustificata diminuzione, ed il fatto che ci devono guadagnare anche la società di produzione ed il distributore, ecco che il fuoco del petrolio è quello di un vero drago. Un piccolo aumento di pochi centesimi di euro sembra non essere nulla sul singolo, ma spalmato per tutti gli acquirenti costituisce un grande introito. Considerando le ripercussioni a cascata che il prezzo dei carburanti ha nella vita sociale di un Paese, non sarebbe meglio tenere il prezzo il più basso possibile? (gennaio 2012)
20/03/2012 Angela Pensword

giovedì 15 marzo 2012

Austerity o non austerity?

Nella prima parte del suo mandato il governo tecnico Monti si è dedicato al risanamento di Bilancio. Cosa certamente necessaria per impostare con maggiore rigore i costi e la gestione dello Stato e per riguadagnare credibilità a livello europeo. Ora, (considerando che è in carica da soli quattro mesi) da dopo la “manovra cresci Italia”si sta dedicando alla crescita. L’austerity che noi cittadini sentiamo, oltre dalla crisi generale economica, deriva anche dalla pressione dei costi e della pressione fiscale. Già c’è crisi economica, e meno lavoro, poi aumentano i costi in genere, dai carburanti alle utenze, all’imu. È come volere fare la zuppa senza acqua, o cucinare la pasta in una pentola senza l’acqua. La fluidità e la liquidità economica all’interno di un Paese (nella dose giusta altrimenti si creerebbe inflazione per eccessiva richiesta rispetto all’offerta) corrisponde alla liquidità dell’acqua nel cucinare gli spaghetti. Senza acqua essi non girano e si bruciano. E così l’economia. È per questo che è (sarebbe) fondamentale invertire l’aumento dei costi della benzina e gli altri costi statali in genere. In un momento di recessione, oltre che cercare di stimolare l’economia come si sta facendo, bisognerebbe agire anche in tale senso. L’ho già detto una volta: per invertire la rotta bisogna andare proprio in senso contrario. Questo vuole dire che se la popolazione italiana, le famiglie e le industrie, non hanno liquidità a causa dell’aumento dei costi e della diminuzione delle entrate, bisogna fare in modo che il bilancio familiare cresca, e lo si può fare invertendo l’andamento dell’aumento dei costi (benzina e tasse e altro) verso una loro diminuzione. I soldi che necessitano allo Stato il governo Monti li può recuperare da una migliore organizzazione e gestione dei costi e degli sprechi della politica, come ad esempio i finanziamenti a partiti inesistenti o decaduti (se glielo lasceranno fare), e dalla lotta alla evasione fiscale. Le tasse ci sono ed è giusto che le paghiamo tutti, su questo non ci piove.. Lo Stato, questo governo tecnico, sta facendo qualcosa contro l’evasione fiscale. Ma si potrebbe fare di più. Se ad esempio fosse possibile scaricare tutto ciò che è un costo per il bilancio familiare dalla dichiarazione dei redditi, per l’intero importo (costo pieno) allegando la documentazione degli scontrini, anche quelli della spesa, (come già proposto in passato da più di una persona) si otterrebbero due vantaggi: si combatterebbe l’evasione fiscale e si abbatterebbero i costi delle famiglie. La liquidità è la maggiore ricchezza delle famiglie. Insomma, la migliore organizzazione ed impostazione politica e statale è fondamentale e prioritaria, ma l’austerity sui cittadini è controproducente, quindi sarebbe da evitare. In pratica ci vuole austerity nella politica e in ciò che va migliorato (anche di non politico), ma non austerity per i cittadini. Ciò vorrebbe dire diminuire la pressione dei costi per le famiglie e diminuire la pressione fiscale, sempre per le famiglie e per le imprese.

martedì 13 marzo 2012

PROBLEMI SOCIALI E COMPORTAMENTI INDIVIDUALI ERRATI: SINGOLARMENTE E COLLETTIVAMENTE

La politica è importante perché è gestione del sociale e del futuro della società. Ma la società come si comporta? Che dire di tutti quegli individui che si alzano la mattina con l’idea di fregare il prossimo? Di chi fa della criminalità il suo credo? Di chi, per stupidità, o ignoranza, o educazione (sbagliata ovviamente) non sa fare altro che approfittarsi e danneggiare il prossimo? Di chi non ha la capacità e soprattutto la voglia di provare a costruire qualcosa di positivo nella sua vita? Di chi è semplicemente negativo? O delinquente? Di chi ammazza per il gusto di ammazzare? Di chi sfrutta gli altri? Di chi fa del male ad altri esseri umani? Di chi fa del male agli animali senza nessun motivo ma solo per stupidità? Di laureati in medicina che sottopongono persone ad interventi inutili solo per farsi pagare? Di chi picchia le donne, i bambini, gli anziani, o chi è più debole, solo per scaricare su di essi la propria frustrazione e la propria rabbia? Di chi non ha rispetto per gli altri individui, per gli animali e per la natura? Di chi spara solo perché gli viene detto di farlo e perché non conosce altro modo di vivere? Di chi vuole fare del male solo perché è geloso od invidioso? Di chi non si comporta con correttezza? È una altra conferma che per migliorare la società bisogna migliorare l’uomo.
13/03/2012 Angela Pensword

SOCIETA’ E PROBLEMI

Nei precedenti post mi sono dedicata molto ai problemi della politica e della classe politica, focalizzandomi su tale settore come se i problemi della società fossero tutti là. Ma la società è formata anche dalla persona comune e non solo da chi gestisce posti di potere politico. Molti dei problemi della società derivano da comportamenti individuali errati della persona comune. Tali comportamenti, talvolta, si esprimono anche collettivamente. (13/03/2012)
 

lunedì 12 marzo 2012

Riflessioni politiche

Qualunque struttura positiva quando è gestita bene funziona bene. Come qualunque struttura positiva gestita male funziona male. Questo non fa ben sperare sul nostro futuro considerando la mentalità politica e generale che c’è in Italia. In effetti si è passati attraverso diverse strutture politiche, sistemi parlamentari, ed ognuno ha seguito l’altro per sopperire ai problemi ed ai difetti del precedente e per dare una maggiore governabilità (in teoria). Prima il proporzionale, poi il maggioritario. Attualmente c’è il maggioritario applicato al bipolarismo. Ma siamo sicuri che effettivamente vi erano dei difetti nel sistema? O ciò che si è cercato di correggere attraverso il sistema erano in realtà i difetti dell’uomo?
Anche il proporzionale secco poteva andare benissimo, se gestito con rispetto reciproco, con dialogo, in modo democratico, e con correttezza. Un unico luogo dove ci si confronta di volta in volta e dove si ricerca in modo comune la soluzione ai problemi dello Stato. Vera espressione di democrazia. (Un po’ come nel vecchio parlamento greco nella gestione della polis). Ingestibile? Ma perché, vi pare gestibile ciò che abbiamo avuto negli anni, con governi durati pochi mesi e continue elezioni? (e continui costi elettorali?) Solo il Governo Berlusconi è durato di più, a causa di una maggioranza schiacciante. Ma una maggioranza schiacciante senza dialogo non è democrazia. Come una opposizione ostruzionista e distruttiva non è democrazia. Quindi ognuno si prenda le proprie colpe al riguardo. Ma tornare al proporzionale, anche se è la rappresentazione migliore e più veritiera della espressione popolare, non funzionerebbe. Almeno non in un sistema con molti piccoli partiti. Un posto dove ci si confronta in modo democratico e civile, senza maggioranza ed opposizione, e senza quindi alleanze vincolanti, è utopia politica pura. Come non funzionerà qualunque sistema che andranno a fare ora i partiti in sede di riforma politica, se contemporaneamente non cambia anche la maturità e la mentalità del fare politica. Maggiore conferma che oltre a correggere il sistema politico bisogna correggere l’uomo.
12/03/2012 Angela Pensword
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Riflessione politica

Ma da cosa deriva il fatto che in un Governo tecnico, apolitico e monocolore, si riescano a portare avanti dei progetti, mentre in un Governo politico multicolore, non ci si riesca e ci si comporta come cani e gatti? Penso che sia un problema di comunicazione tra le parti e tra i due blocchi! (12/03/2012)  Angela Pensword

Riforma del lavoro e personali suggerimenti

Sono in previsione delle agevolazioni fiscali per le imprese che assumono donne e ragazzi. Ma con la modifica dell’art.18 o con una differente normativa al riguardo per le donne e gli uomini nuovi assunti, penso si potrebbero creare dei problemi. La donna dovrebbe essere più tutelata in caso di gravidanza. Non vorrei che la gravidanza per una donna neoassunta diventasse un motivo di “giusta causa di interruzione del rapporto di lavoro”, anche solo per un periodo limitato di anni dalla assunzione. Non so come si pensa di affrontare questa specifica problematica all’interno della Riforma del mercato del Lavoro, ma bisogna evitare che ciò accada e garantire la maternità ed il reintegro dopo la maternità. È una questione di civiltà in una società civile. In teoria, ed anche in pratica, se si concedono alle aziende delle agevolazioni fiscali, si può e si dovrebbe chiedere l’estensione dei diritti come attualmente esistono per i vecchi lavoratori (compreso l’art. 18), e che sono stati conquistati in anni di lotta sindacale, a tutti i neo assunti, non facendo distinzione né di sesso e né di tempo. Sarebbe inutile dare agevolazioni fiscali per le assunzioni senza poi proteggere il lavoro ed il lavoratore.
12/03/2012 Angela Pensword

ECONOMIA E VARIE

Abbassare i costi per aumentare il margine di guadagno in Bilancio è sempre stata una modalità economica applicata dalle imprese. Peccato che tale abbassamento sia sempre stato riferito (in passato) solo al costo del personale quale il semplice impiegato od operaio. Con questo governo tecnico fortunatamente qualcosa è cambiato. Si sono prese iniziative e provvedimenti volti a considerare anche gli stipendi dei mega dirigenti (solo pubblici purtroppo) come parte passiva di Bilancio, e si è fissato un limite a tali importi (lo si dovrebbe fare anche sulle buone uscite riportandole a prezzi terrestri). Ci sono però altri costi oltre a quelli del personale. Alcuni di essi non dipendono dalla volontà aziendale, e sono ad esempio i costi energetici, il costo delle utenze, il costo dei carburanti e del trasporto, e le imposte. Essi rientrano in un piano di strategia economica e politica che in futuro dovrà considerare diversamente l’impatto che essi hanno sulla società e sull’economia nazionale (e quindi dovrà semplicemente imparare a considerarli), impostando una proiezione economica nazionale positiva a lunga scadenza, che guardi il futuro. Le imposte sono necessarie per garantire dei servizi e per organizzare lo Stato, quindi non possono non essere pagate. Potranno e dovranno essere diminuite quando tutti pagheremo le giuste tasse, e potremmo così avere delle tasse giuste. (Anche riguardo la lotta all’evasione fiscale questo Governo sta facendo qualche cosa, ma si dovrebbe fare di più e con altri tipi di iniziative).Anche la ottimizzazione dei costi della politica e la lotta agli sprechi dei soldi pubblici porta ad un miglioramento del Bilancio Statale e del debito pubblico, ad una migliore gestione delle risorse economiche, e nel tempo ad un miglioramento economico nazionale (ed anche riguardo l’ottimizzazione dei costi della politica e contro gli sprechi dei soldi pubblici questo Governo tecnico si è mosso, che poi la politica glielo abbia lasciato fare è un altro discorso). Le agevolazioni fiscali in alcuni settori e per le imprese, soprattutto per le assunzioni, possono essere utili per l’economia e per il mercato del lavoro (il Governo ci ha pensato), ma ci dovranno essere poi dei seri controlli che le normative vengano rispettate, e soprattutto bisognerebbe pretendere dalle imprese una contropartita non solo come assunzione, ma come estensione di tutti i diritti e di tutte le garanzie già acquisite per i lavoratori in passato, anche ai neoassunti, soprattutto alle donne. Sarebbe inutile agevolare le assunzioni senza poi proteggere lavoro e lavoratore.
12/03/2012 Angela Pensword

POLITICA ED ECONOMIA: NUOVA MENTALITA’

È nell’impostazione e nell’attuazione di una mentalità politica ed economica a lunga scadenza che la politica e l’economia saranno alleate. Ora l’economia ed i bilanci delle mega imprese energetiche e di produzione varia puntano solo al guadagno immediato. Come i politici puntano solo al consenso immediato dei loro elettori per essere eletti. Non vi è una mentalità diffusa da statista, ma da politico alla ricerca di potere. La politica invece dovrebbe essere supportata dalla volontà di fare qualcosa di buono a livello sociale e collettivo, in base alle proprie opinioni ed ideologie (con buon senso rispetto e dialogo). Ecco quindi che è la mentalità politica ed economica in genere che deve cambiare.
12/03/2012 Angela Pensword

CARBURANTI TASSE E CRESCITA ECONOMICA

Abbassare il prezzo dei carburanti corrisponde ad abbassare la pressione dei costi per le famiglie e per le industrie. Come abbassare le tasse corrisponde ad abbassare la pressione fiscale per le famiglie e per le industrie. Entrambe sono delle chiavi per agire positivamente sulla economia e sulla maggiore ricchezza della popolazione. La maggiore ricchezza deriva automaticamente dai minori costi. Quindi le famiglie e le imprese avrebbero più soldi da spendere e da utilizzare. Quando i costi diminuiscono e le entrate rimangono uguali si ha automaticamente un aumento di ricchezza e di entrate. Quando i costi aumentano e le entrate rimangono uguali si ha automaticamente una minore ricchezza e minori entrate. Troppo semplice? Ecco perché per stimolare l’economia e creare maggiore benessere (a livello sociale e non di entrate statali), non potendo aumentare le entrate della collettività bisogna agire sui costi. E questa è una strategia che dovrebbe sempre essere impostata dalla politica di uno Stato per ciò che riguarda i costi energetici e quella parte dei costi di produzione che sono i costi di trasporto ossia il prezzo dei carburanti, e che corrisponde a quella mentalità politica ed economica a lunga scadenza, non miope, che in futuro dovrà essere adottata e che è sempre (o quasi) mancata.
12/03/2012 Angela Pensword

sabato 10 marzo 2012

Ammortizzatori, art.18, Crescita, Riforme

Un punto cardine della Riforma del mercato del Lavoro, ed anche della società a questo punto, è la voce: ammortizzatori sociali. Sulla probabile utilità degli ammortizzatori sia le parti sociali e sia il Governo sono abbastanza d’accordo, rimane qualche incomprensione sulla effettiva entità delle risorse che andranno destinate a tale voce. Bisogna anche rendersi conto che instaurare un sistema di ammortizzatori sociali senza creare contemporaneamente la possibilità di lavoro non serve a niente, perché si avrebbe un costo non produttivo perenne invece di una scatola di compensazione temporanea tra un lavoro ed un altro. E riferire la possibilità di creazione di nuovi posti di lavoro solo alla soppressione dell’art. 18 ed all’aumento della possibilità di licenziare è estremamente riduttivo e banale. Ci vuole certamente tempo per rimettere in moto l’economia, e bisognerà agire su più fattori. L’analisi dei fattori economici politici e sociali che hanno danneggiato la nostra economia per ciò che ci compete e che non agevolano tuttora le aziende italiane e straniere sul nostro territorio può fare individuare i fattori stessi sui quali agire. I costi di produzione (che non sono solo il costo degli stipendi), il costo energetico, quindi la strategia energetica, il costo dei carburanti, (che agisce direttamente ed indirettamente sulla economia familiare e nazionale), quindi i costi di trasporto, la lentezza dello Stato nel pagare i propri debiti, e quindi la sua insolvenza, l’evasione fiscale, la presenza delle caste, gli sprechi della politica, la lentezza della giustizia, la burocrazia, l’incertezza della pena, la criminalità, le tasse, gli sprechi di denaro pubblico, la non strategia politica ed economica a lunga scadenza, la non strategia energetica ed agricola a lunga scadenza, la concorrenza spietata dei prodotti esteri, e la mancanza di una certa forma di protezionismo dai mercati non europei (vedi anche i miei precedenti articoli presenti sul Blog  http://angelapensword.blogspot.com/ sull’argomento Lavoro, crescita, crisi, economia, energia, agricoltura, Riforme). La tutela del lavoro, e l’incremento di possibilità lavorativa, sono la base per la ripresa economica nel nostro Paese. L’art.18 non è quindi il cardine di riforma ma andrebbe addirittura esteso, come detto dal Segretario Nazionale della FIOM Maurizio Landini nel suo bel discorso del 09/03/2012 tenutosi a Piazza San Giovanni a Roma.
Ma dove si prenderanno i soldi per fornire denaro agli ammortizzatori sociali? Si sussurra una patrimoniale, ma non avrebbe senso. Si potrebbero invece prendere da una parte delle imposte già esistenti e che gravano sul prezzo della benzina e dei carburanti in generale, senza aumentarne nuovamente il prezzo e senza mettere nuove tasse a noi cittadini. E si potrebbero prendere da una parte dei soldi recuperati con la lotta alla evasione fiscale.

Dove prendere i soldi per gli ammortizzatori sociali?

Perché non da una parte delle imposte sulla benzina? Lo Stato tasserebbe se stesso (cosa che non ha mai fatto) e non metterebbe nuove imposte a chi lavora ed a chi produce. Nelle imposte dei carburanti ci sono voci ed accise che sono dell'anteguerra. Si potrebbero convertire in ammortizzatori (dato che tanto il prezzo dei carburanti non lo abbasseranno mai mentre invece andrebbe abbassato per stimolare l’economia) e lo Stato rinuncerebbe così ad una entrata diretta convertendola automaticamente in una uscita sociale. Che ne pensate? 
Una parte ancora di risorse per gli ammortizzatori sociali potrebbe provenire dalla lotta alla evasione fiscale (bisogna ammettere che tale lotta è aumentata in questo periodo) . Tale recupero crediti andrebbe a coprire molti servizi sociali, oltre che gli stessi ammortizzatori sociali.


martedì 6 marzo 2012

SETTORE ENERGETICO

Il più grave errore che ha fatto l’Italia negli ultimi 40 anni come “strategia politica ed economica a lunga scadenza", è stato quello di non sviluppare realmente e come ricerca le energie alternative ecosotenibili, come l’energia solare, eolica, e di rimanere ancorati all’utilizzo del petrolio e del gas naturale. Non parlo dello sviluppo del nucleare, al quale sono (personalmente) contraria, e contro il quale si è espresso in passato il relativo referendum.
Non so se è in previsione ciò, ma ritengo estremamente necessaria nell’immediato futuro una nuova impostazione e strategia energetica. Bisogna infatti analizzare le cause per le quali alle aziende costa molto produrre in Italia, e che spinge le industrie straniere a non investire in Italia e quelle italiane ad andare via dal proprio Paese. I fattori sono diversi, ma tra questi c’è il costo energetico. Inoltre questo costo alto grava anche sulla popolazione, sia direttamente tramite le utenze ed i carburanti, sia indirettamente tramite il rincaro sui prodotti finiti. Abbassare i costi energetici e di trasporto porterebbe ad un beneficio diffuso e corrisponderebbe ad un vento benefico che ci aiuterebbe ad andare via dalla stagnazione, ed una volta usciti dalla bufera ci farebbe comunque navigare meglio.
L’Italia si è comodamente poggiata sulla compravendita del petrolio e del gas naturale, in una economia miope e strategicamente ed economicamente distruttiva, e socialmente dannosa a lunga scadenza. Una salute forte e più autosufficiente dal punto di vista energetico avrebbe permesso all’Italia di affrontare la crisi con una forza nettamente superiore. Quindi il Governo Monti ora ed il futuro Governo politico successivo dovrebbero sfruttare i venti di riforma e portare l’Italia nella direzione della vera ricerca energetica, e pretendere che le energie alternative ecosostenibili vengano seriamente impiantate sul territorio ed in modo trasparente, anche se ciò modifica degli accordi economici e politici di interesse già stabiliti e collaudati, ed anche se ciò potrebbe non piacere a chi ha il monopolio dell’energia e non ha avuto né la voglia né la capacità né l’energia e né la convenienza (immediata) a svilupparle seriamente le energie alternative.
06/03/2012     Copyright © AngelaPensword


ECONOMIA E CRESCITA

In questo periodo si è perseguita e rincorsa l’economia virtuale attraverso l’uso e l’abuso dell’acquisto a rate e simili, sia a livello casalingo che a grandi livelli finanziari e borsistici. Ciò ha gonfiato l’economia e l’ha fatta implodere in un momento di particolari problemi a causa di un troppo divario tra economia reale ed economia virtuale. Ora il Governo, dopo avere pensato al risanamento, si può concentrare sulla crescita. Ma qualunque crescita viene dal basso e va fatta sulle masse per essere effettiva e producente. È la generalità delle persone che fa girare il denaro e l’economia, unitamente ad un più ristretto numero di imprenditori. Di conseguenza se si vuole ottenere una crescita economica bisogna dare ricchezza (reale e non virtuale) alle persone. Ossia: la possibilità di acquistare per le persone non deve essere la conseguenza della crescita e della ripresa economica ma la premessa. Viene da sé capire come l’austerity rimane inutile se non si trovano formule che creino ricchezza. L’austerity dovrebbe rimanere perenne per gli sprechi della politica e dei soldi pubblici, con tanto di controllo che molti scempi  non capitino più. Una migliore gestione del sociale e dei soldi pubblici non può che fare bene. Per quanto riguarda la ripresa economica bisogna ricreare le basi per una maggiore ricchezza reale (e non virtuale), delle persone, e quindi inevitabilmente incrementare la possibilità di lavoro. Ma quando lo stipendio è nella norma ed i costi dei prodotti ed i costi della vita sono alti l’economia è insostenibile, e lo è non solo per le aziende che chiudono e se ne vanno, ma lo è anche per le famiglie.
Per agevolare gli acquisti l’unico modo non sono le rate, ossia la diluizione nel tempo del costo finale, ma l’abbassamento del costo finale di vendita. Per abbassare il costo finale della merce bisogna abbassare il costo energetico di produzione, le utenze, e gli altri costi di produzione (che non sono sempre e solo il costo del personale impiegatizio e saltuario). Anche se si volesse lasciare invariato il prezzo finale della merce diminuire il costo iniziale creerebbe più margine tra i due costi con la possibilità di aumentare lo stipendio ai lavoratori (necessario ed imperativo), che avrebbero più facoltà di spendere e l’economia si rimetterebbe in movimento.
È un’altra visione dell’economia e della politica. Lo Stato dovrebbe attuare quella serie di supporti che corrispondono a strategie politiche economiche ed energetiche volte ad una migliore gestione delle risorse. È evidente quanto è necessario quindi impostare diversamente la produzione energetica del Paese.
06/03/2012 Angela Pensword
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ECONOMIA ESAGERATA 2

Creare un po’ di movimento all’economia attraverso la possibilità di acquisto a rate, o differito, o altre formule simili, è un fatto positivo, corrisponde a mettere un giusto pizzico di sale ad una pietanza. Ma da prima della crisi, da anni, il trend di invogliare agli acquisti senza soldi è cresciuto in maniera esponenziale. Si è aggiunta una quantità esagerata di sale, e la pietanza è diventata immangiabile. Il troppo divario tra economia reale ed economia virtuale crea troppa differenza tra realtà e sogno, e ci fa vivere in un mondo di castelli di carte che inevitabilmente crolla. La ricchezza di un Paese dovrebbe essere reale e non immaginaria.

ECONOMIA ESAGERATA 1

E se l’economia fino al 2012 fosse stata esagerata? Mi sono sempre domandata se era un bene per l’economia e per le persone avere l’abitudine di comprare tutto e sempre a rate. La risposta che mi sono sempre data, da anni, è “no”.
“No” perché  la possibilità esagerata di comprare tutto a rate, e senza soldi, crea una “economia virtuale esagerata”.

L’ODISSEA DEI DUE MARO’ IN INDIA

L’Odissea dei due fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone continua La diplomazia sta facendo il suo corso, ma senza entusiasmo. La situazione continua ad essere complicata. In riferimento all’argomento in questione riporto l’articolo scritto il 21/02/2012 per Net1news Assalto pirata alla Enrica Lexie: tensione Italia - India  purtroppo ancora attuale.

venerdì 2 marzo 2012

ARGOMENTO NO TAV

È di attuale discussione. Se ne sente maggiormente parlare in questi giorni a causa dell’acutizzarsi delle manifestazioni e delle proteste. È un argomento che, anche se sempre presente sul territorio locale e nazionale come problematica, periodicamente torna ad essere da prima pagina e che non ha ancora trovato una soluzione. È una situazione che vede contrapposti due blocchi, chi vuole la realizzazione della TAV, e chi non la vuole, in questo caso in Valsusa. La protesta coinvolge migliaia di persone pacifiche, ed anche qualcuno che, forse perché non ascoltato, perde la pazienza e si mette a lanciare sassi. La riflessione è che per coinvolgere così tante persone, esse, delle motivazioni ce le avranno. Per approfondire qualunque problematica bisogna sempre sentire le motivazioni di tutte le parti in questione. Ma quali sono le motivazioni di chi è contrario? Un approfondimento obiettivo che permetta ad entrambe le parti di esporre con calma le proprie motivazioni potrebbe chiarire la situazione e diplomaticamente forse, con una trattativa, parzialmente risolverla. Ma vi è ancora margine di trattativa? Certamente il progresso è importante, ed anche i collegamenti veloci europei. Non si può trattare in modo riduttivo un argomento così vasto e complesso che racchiude in se diversi settori, dall’ambiente, alla salute, all’economico, ai rapporti europei, al territorio locale. Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi della realizzazione di tale opera? Sarebbe possibile cambiare il percorso della Tav e realizzarlo in un territorio italiano che geograficamente presenta meno difficoltà? Cosa c’è veramente sotto la realizzazione di tale progetto?. È un argomento che necessita di approfondimento per chiarire dove sta la ragione, probabilmente da parte di entrambe, e sul quale è auspicabile una soluzione. Sull’argomento, oltre alle trasmissioni televisive di questi giorni, voglio segnalare l’intervista a Luca Mercalli su Reset Radio di settembre 2011 che mi è stata girata oggi tramite e-mail. intervista a Luca Mercalli su Reset radio settembre 2011  
02/03/2012

giovedì 1 marzo 2012

STRATEGIA POLITICA

Una buona strategia politica nazionale si basa su due priorità fondamentali:
1)       autonomia ed indipendenza alimentare
2)       autonomia ed indipendenza energetica.
L’autonomia alimentare garantisce il sostentamento della popolazione e la possibilità di non dipendere al riguardo da altri. Tiene sempre attivo il rapporto tra produzione e prodotto, tra produzione e posti di lavoro, tra produzione e qualità del prodotto stesso. Inoltre un Paese dove si produce è un Paese dove si lavora, con beneficio dei posti di lavoro e del benessere collettivo.
L’indipendenza energetica rende una Nazione automaticamente più forte sia politicamente che economicamente perché non dipende da nessuno, non è soggetta a ricatti od a condizionamenti né politici e né economici da altre Nazioni o Continenti. Inoltre, e di principale importanza economica, uno Stato energeticamente indipendente gestisce direttamente i propri costi energetici ed anche i costi di produzione dei beni e dei servizi. Se i costi di produzione energetica sono bassi sono basse anche le utenze e la parte di competenza dei costi di produzione industriale, con relativo beneficio dell’economia nazionale e dell’utente finale.
Ecco perché una Nazione, anche in una comunità europea come la nostra, deve cercare di essere sempre forte energeticamente, di produrre energia a basso costo, in modo pulito sostenibile ed ecologico (sono contraria al nucleare), e sopratutto autonomo. Cercare di sviluppare le potenzialità nelle singole Nazioni non va contro un interesse collettivo europeo, al contrario. L’insieme di più Paesi forti rende più forte la forza complessiva dell’unione stessa. È lo stesso concetto in base al quale i Paesi europei devono garantire determinati rating.

È inevitabile che in un sistema di libero mercato come quello al quale apparteniamo vinca la legge di mercato in base alla quale si diffonde di più il prodotto di uguale qualità che costa meno. È una legge giusta.
Viene da se che per proteggerci dall’invasione di prodotti stranieri le strade sono due. O si daziano i prodotti nel momento in cui entrano nella Nazione in modo da equiparare il loro prezzo al nostro, o si abbassano i nostri costi in modo da equiparare il nostro prezzo al loro.
La prima soluzione è impensabile e giustamente improponibile, almeno per quanto riguarda il circuito europeo. Sarebbe infatti da pazzi rimettere i confini e le tasse di importazione. La seconda soluzione segue di più la legge di mercato, ed in un regime giusto di libera concorrenza è anche la più corretta. Ma l’abbassamento dei costi di produzione non deve riguardare sempre e solo i costi del personale, della manovalanza impiegatizia. I costi di produzione sono anche i costi energetici, le tasse, i mega stipendi dei mega dirigenti, le loro buone uscite ed i loro premi che incidono fortemente nei conti di bilancio societario. Si potrebbe e si dovrebbe invece fare per diversi prodotti extraeuropei, tra i quali i prodotti alimentari cinesi, una forma seria di protezionismo. Non è possibile competere con economie talmente diverse dalle nostre che per costi di produzione bassi per mercato di manodopera e per la non garanzia di rispettare determinate norme e processi di produzione ci spiazzano il mercato. Continuare l’importazione di essi corrisponderebbe alla nostra morte. Infatti la Cina ci sta già mangiando

Il regime di libera concorrenza e di libero scambio nel mercato europeo è un principio giusto e di fondamentale importanza per l’esistenza dell’Europa stessa. Come è importante anche la concorrenza con il resto del mondo. Ciò che è mancato finora e che forse stiamo avendo ora a seguito dei problemi e della crisi generale è l’analisi del perché un prezzo estero è più basso, o meglio del perché il nostro prezzo è più alto. Questa è l’essenza positiva della concorrenza che spinge a migliorare quando si agisce poi sui giusti fattori (giuste strategie) e non su quelli di comodo. Allora ci accorgeremo dell’errore che è stato il non avere sviluppato da tempo le energie alternative ecologiche, per interessi o miopia di strategia economica e politica, e il non avere protetto e valorizzato maggiormente la nostra produzione agricola, sempre per miopia politica. C’è da sperare che capendo questi due errori di strategia essi in futuro non verranno ripetuti.
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01/03/2012