Non deve essere messa in discussione la diversità dei partiti e l’identità dei partiti stessi, ma dovrà cambiare il loro modo di relazionarsi. Attualmente l’astio e l’incomunicabilità tra le parti è calmierata dalla presenza di un governo tecnico, e c’è da sperare che questa presenza serva per far prendere confidenza ai partiti, grandi o piccoli che siano, con un nuovo modus operandi e con una nuova mentalità e maturità politica, in tutti i sensi. L’inconsueta comunicazione tra gli esponenti ABC è un primo passo ed un esperimento riuscito verso un nuovo modo di relazionarsi dei partiti. Deriva dal momentaneo stato di crisi del Paese e dalla necessità di supportare in modo propositivo il governo tecnico, e finita la crisi si tornerà ad una maggiore possibilità di espressione politica, ma l’esperienza di potere comunicare in modo costruttivo e nel rispetto delle altrui diversità rimarrà nell’animo politico di chi ha la capacità di trarne insegnamento. C’è chi non vede di buon occhio un dialogo pacifico e costruttivo in futuro tra i partiti o tra i blocchi, ma perseverare in un atteggiamento di contrapposizione ostruzionista tipico del passato è un modus operandi distruttivo, limitato nella visuale di parte, che danneggia il sociale e la Nazione, e che appartiene ad una mentalità politica obsoleta che ha fallito insieme a tutti quegli altri atteggiamenti distruttivi e malsani della politica e della classe politica stessa. C’è chi pensa che il dialogo costruttivo tra le parti serva a favorire solo gli interessi dei politici a danno dei cittadini rappresentati, ma bisogna ricordare che i favori personali e di casta politica sono purtroppo sempre esistiti.
Quando si è trattato di salvaguardare i propri privilegi di casta ed interessi le parti politiche l’accordo lo hanno sempre trovato, anche in passato, e quasi all’unanimità. Forse chi non vede di buon occhio in futuro la capacità di un confronto costruttivo tra le parti politiche tramite il dialogo teme in realtà l’appiattimento delle diversità. Ma questo è un pericolo che non si corre. È come temere che con il dialogo non c’è rispetto reciproco, mentre è proprio con il dialogo che c’è il rispetto reciproco. Lo scontro ci vuole, ma quando è necessario. Puntare solo allo scontro nella dialettica politica per affermare la propria supremazia ed identità politica indica una mentalità politica ottusa. Basta pensare al coro gregoriano. In esso le quattro voci hanno ognuna il proprio settore, ma cantano insieme formando una armonia assonante. È diverso il caso di quattro voci soliste che cantano insieme ognuna che vuole imporre la propria supremazia sull’altra e cantano ognuna in modo scoordinato e scollegata dall’altra, il risultato è il caos ed una armonia dissonante.
Una componente fondamentale del dialogo è l’ascolto. Dialogare non è solo “parlare”, come non è solo “ascoltare”, ma è un reciproco equilibrio nell’espressione e nell’ascolto. Il dialogo è espressione di democrazia e di rispetto, perché vengono ascoltate le varie opinioni. Dialogare non vuole dire essere necessariamente d’accordo, ma avere la mente elastica e la visione d’insieme. Dopo il dialogo si può benissimo rimanere della propria idea. Inoltre se si fosse sempre d’accordo a priori non ci sarebbe motivo di dialogo e di confronto, come anche se si fosse sempre contrari a priori. Questa ultima soluzione porta al classico “muro contro muro”, che a sua volta non porta da nessuna parte. Una cosa sono le idee diverse, che meritano sempre di essere espresse, ascoltate, rispettate e portate avanti dai sostenitori, ed una cosa è l’ostruzionismo, puro comportamento sterile.
La convinzione in base alla quale fare politica vuole dire scontrarsi contro le altre parti politiche è una convinzione obsoleta e sbagliata, che porta ad una mancanza di comunicazione tra le parti, ad una espressione settoriale a compartimenti stagni, ed allo scontro ed all’astio politico. Fare politica può volere dire anche dialogare nel rispetto delle differenti idee e cercare insieme una soluzione ai problemi. Questo porta ad una unione che fa la forza, ad un discorso costruttivo, ad una visione d’insieme, ad una espressione settoriale non a compartimenti stagni, e ad una minore prepotenza politica di una parte su di un’altra. Il dialogo nel rispetto reciproco e la non ricerca dello scontro continuo portano anche ad un clima politico più sereno, e non perché i politici andrebbero in giro prendendosi sottobraccio, ma perché si eviterebbe di litigare quando non è necessario.
Ovviamente la correttezza, il rispetto, la trasparenza, ed una mentalità politica matura, dovrebbero essere sempre presenti all’interno di un partito, sia a livello individuale che collettivo. Il problema del relazionarsi talvolta dipende infatti dagli interlocutori, dalla loro correttezza, dal rispetto, dalla finalità che perseguono. Se la finalità politica è solo quella di affossare l’avversario politico per prendergli l’osso ed il potere è una inevitabile conseguenza che le parti siano tra di loro nemiche nel governare, e questo è un modus operandi distruttivo. Le proprie idee vanno sempre difese, ma obiettivamente e senza fare ostruzionismo (indipendentemente da chi sia maggioranza e chi sia opposizione).
Ripensare a ciò che è capitato in Italia fino a poco tempo fa nell’espressione politica del bipolarismo fa ricordare le botte che si davano Pulcinella e Pantalone nel teatrino napoletano delle marionette. I bambini al parco ci possono anche ridere, ma il paragone è allucinante! Il caos e la crisi nella quale ci troviamo derivano in parte anche da questo comportamento politico immaturo (oltre che strategicamente miope). Quindi, oltre alle altre innumerevoli cose che la classe politica deve cambiare nel suo essere (riforma costituzionale del numero dei parlamentari, riforma elettorale, sovvenzionamento ai partiti, mentalità, più correttezza in generale, più lungimiranza, ed altro ancora), vi è anche il modo di relazionarsi tra i partiti. E per avere una visione di insieme e per pensare maggiormente agli interessi sociali e nazionali e di meno agli interessi personali e di parte il dialogo è una giusta via. Ed Il dialogo non è mai monologo.
Angela Pensword 21/04/2012