lunedì 30 aprile 2012

Roberto Maroni e la protesta fiscale

Roberto Maroni sprona i sindaci ad effettuare la disdetta da Equitalia, diventando loro stessi esattori dei tributi, e sprona i cittadini a non pagare l’imu. Si tratta di una vera e propria protesta fiscale. La situazione italiana di scontento tra i cittadini è molto alta, per le tasse notevolmente aumentate in questo governo tecnico, per la gestione di esazione dei tributi, per i lunghi tempi di rimborso dei crediti che i cittadini hanno nei confronti delle istituzioni, per tutte le problematiche che la crisi ha evidenziato, per la cattiva gestione politica precedente, per le iniquità ed ingiustizie passate e presenti, e per le disposizioni prese dal Governo talvolta discutibili. Effettivamente Maroni ha ragione! Lo Stato non può pretendere immediatezza nei pagamenti se non è esso per primo immediato nel pagare. Prima dovranno essere pagati i i crediti dei cittadini e delle imprese e poi lo Stato avrà la il diritto morale di pretendere i propri crediti. Si va contro lo Stato così? Non penso in quanto non si viene meno al principio di uguaglianza nel rapporto debito-credito ma lo si ristabilisce. Forse ci sono degli accorgimenti locali che possono permettere ai sindaci tale discrezionalità. La cosa importante è che tale protesta può porre veramente il Governo tecnico a prendere delle decisioni che altrimenti non prenderebbe, e la classe politica ad effettuare quelle riforme su se stessa che rimanda da anni. Pone il problema a chi ci sta governando di impostare veramente soluzioni rivolte al contributo da parte delle lobby finanziarie e bancarie, dei poteri forti, della casta politica, dei tesori frutto delle grandi evasioni depositate all’estero, e sulle transazioni finanziarie. Il Governo tecnico ha fatto qualcosa al riguardo, ma veramente molto poco ed in modo marginale rispetto a ciò che andrebbe fatto. Anche se bisogna ammettere che ciò che ha proposto tale governo tecnico contro alcuni dei privilegi della casta politica non era stato minimamente pensato dalla politica precedente. Forse nel non fare di più e meglio il governo tecnico è bloccato dal non volere e dal non dovere contrariare i poteri forti economici, ma così facendo si sta contrariando una grande parte della popolazione, e se si guarda bene la realtà si dovrebbe capire che a causa di non equità e di disuguaglianza e del futuro taglio su determinati servizi quali la sicurezza e la sanità alla popolazione, la situazione rischia di diventare pericolosa. Se il Governo tecnico, e la politica che lo sostiene e che gli si oppone, non predispongono velocemente le impostazioni volte ad ottimizzare gli sprechi, quelli veri della politica e della finanza e non quelli sulla sanità e sulla istruzione, la tensione potrebbe salire velocemente e la situazione diventare esplosiva.
Angela Pensword 30/04/2012

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domenica 29 aprile 2012

DOMANDE SULLA VIVISEZIONE

Vale la pena andare avanti con la pratica della vivisezione? Perché continua ad esistere il mercato degli animali allevati a tale scopo? Perché dopo anni di denuncia dell’inutilità di tali esperimenti si continua ad effettuarli e ad allevare gli animali per tale finalità? Quali interessi ci sono sotto? Incompetenza? Inerzia? Interessi? Costa di più coltivare delle cellule in vitro o comprare degli animali per poi nutrirli, allevarli, trasportarli e distribuirli per il mondo? Ed anche costasse meno comprare l’animale dove è la sensibilità umana, quella caratteristica di cui si parla tanto e della quale l’uomo si vanta, quella caratteristica che si dice renda l’essere umano migliore delle altre specie animali? O è sempre il solito discorso, dell’interesse e del denaro, di un ingranaggio oramai oleato ed ingrassato dove ad ingrassare è in realtà sempre il solito bipede?
Angela Pensword

VIVISEZIONE: A MONTICHIARI LA GIORNATA DELLA RISCOSSA

A Montichiari, in provincia di Brescia, nella giornata del 28/04/2012 si è svolta una manifestazione da parte degli animalisti contro l’azienda Green Hill che si occupa dell’allevamento di cani beagle finalizzati ad esperimenti ed alla vivisezione. La Green Hill ha come clienti le grandi case farmaceutiche e coloro che utilizzano la procedura della vivisezione per scopi commerciali e scientifici. Nel corso della manifestazione una parte degli animalisti è riuscita a liberare una parte dei beagle detenuti nella Green Hill. Le immagini che si sono viste in televisione sono state bellissime. Cani beagle cuccioli ed adulti erano presi in braccio con amore dagli animalisti, passati di mano in mano con attenzione, e liberati. Per questo fatto ora gli animalisti fermati rischiano una condanna per invasione di proprietà privata, furto, danneggiamenti, e resistenza a pubblico ufficiale. Non è la prima manifestazione che si svolge a Montichiari a causa della presenza di tale azienda, e non è la prima manifestazione che si svolge in Italia contro tale procedura. Molte persone sono contrarie a questa barbara crudele ed oramai inutile pratica. Ma evidentemente gli interessi che girano intorno a questo commercio sono troppo forti. La Green Hill è di proprietà della multinazionale americana Marshall Farm che fornisce animali da vivisezione in tutto il mondo. La vivisezione è una pratica crudele ed inutile. È stato dimostrato infatti che basta utilizzare le “cellule coltivate in vitro” per effettuare i test di laboratorio, e che tali test sono anche più attendibili dei test effettuati sugli animali. Per appurare la tossicità di una sostanza basta infatti studiarne l’effetto sulle cellule senza bisogno di utilizzare gli “animali come laboratorio vivente” sottoponendoli a torture ed ingiustificate umiliazioni. Ma se è stata dimostrata l’inutilità e la crudeltà di tale pratica perché essa è ancora in uso in diverse parti del mondo? Cosa c’è dietro? Costa di più lavorare su delle cellule in laboratorio o comprare, allevare, rivendere  e trasportare animali? E dove sono i diritti degli animali? L’articolo 14 della Legge Comunitaria 2011 offre la possibilità agli Stati di vietare nel proprio territorio l’allevamento di cani, di gatti e di primati finalizzato alla vivisezione. Ma pare che per chiudere la Green Hill è necessaria una legge del Parlamento italiano, e che tale legge per ciò che ci riguarda deve poi avere l’avallo dell’Unione Europea (fonte AGI del 28/04/2012). Viene da pensare che il percorso burocratico europeo per un Paese che voglia approfittare di tale possibilità sia troppo vincolante. Stabilita la possibilità per una Nazione europea di vietare l’allevamento sul proprio territorio finalizzato alla vivisezione tale Nazione dovrebbe potere attuare questa disposizione immediatamente. Forse si dovrebbe fare qualcosa a livello europeo per rendere immediata tale disposizione. Non in tutti i Paesi del mondo le normative anti-vivisezione e contrarie all’allevamento degli animali finalizzati a tale scopo sono uguali. Per questo in futuro “l’uomo evoluto” dovrà puntare ad una normativa internazionale contro la vivisezione e contro l’allevamento di animali finalizzato a tale scopo. Nell’intestazione del blog del Comitato “Montichiari contro Green Hill” viene riportata una frase di A. Einstein “Vivisezione. Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni.” E se lo dice Einstein ci possiamo credere! 
Angela Pensword 29/04/2012   

giovedì 26 aprile 2012

LA POLITICA

La politica è importante perché gestisce il sociale, la collettività, e una intera Nazione. La politica ha lo scopo di pensare alla società attraverso l’impostazione di strategie finalizzate al presente ed al futuro, ed attraverso una buona gestione delle risorse del presente. Uno dei difetti della politica contemporanea è lo stesso della economia contemporanea, ossia quello di avere una mentalità che si basa solo sull’immediato e con indole vorace. Nell’immediato forse perché il politico è vincolato dal voto, come è giusto che sia, e quindi per cercare consenso cerca di non andare contro interessi della parte dell’elettorato che lo sostiene a scapito di un dialogo costruttivo con le altre parti ed a scapito di una visione d’insieme. Vorace perché, a causa della grande imperfezione umana spesso la politica diventa solo un mezzo per raggiungere  scopi ed interessi personali, per vivere in connivenza con consuetudini di mala politica, di mala società, di mala vita. Voglio anche dire però che ci sono molte brave persone, politici, che anche se con qualche difficoltà riescono e fanno buona politica. Non si può fare di tante erbe diverse un unico fascio di erba. Ma purtroppo vi sono comportamenti scorretti che oramai sono la normalità, e questo rientra in una forma di mentalità che si esprime anche nel vivere comune, anche in altri settori della società che non sono la politica solamente. Del resto la società è una espressione umana, l’uomo si esprime nella vita comune, ed il politico è un uomo comune che ha potere politico.

 La politica ha più importanza proprio perché attua una gestione collettiva, ed ogni comportamento scorretto o miope o sbagliato ha ripercussioni maggiori a livello sociale. Strategie sbagliate, cattiva gestione del presente, decisioni errate hanno conseguenze nel presente e nel futuro. Sbagliare è anche umano, normale, e più che scusabile, ma basta che non sia la norma. La crisi che stiamo vivendo a livello internazionale e nazionale sta portando il popolo italiano a rendersi conto di molte cose, a chiedere conto di molte cose, a porsi delle domande, a chiedere risposte da chi ci governa e da chi fa politica, da chi l’ha fatta in passato e da chi ha intenzione di continuare a farla. E soprattutto a chiedere ai politici di prendersi la propria responsabilità ed a cambiare mentalità comportamentale e politica. Ci sono consuetudini che prima il semplice cittadino non vedeva o non voleva vedere, ma che ora sulle quali egli non è più disposto a passarci sopra (e non era giusto passarci sopra nemmeno prima). Ma in una serie di interessi comuni di politica, economia, mazzette, prassi e connivenze, la politica e la società hanno interagito in malo modo, con la colpa non solo dei politici. Certo loro avendo una funzione pubblica dovrebbero avere anche un altro spessore morale ma, in questo caso non vi è stata differenza. Non sono mancati casi di esponenti politici fatti crescere apposta per ricoprire posti di potere a garanzie di interessi trasversali in passato. E questo capita non solo in politica. In futuro dovrebbe essere importante garantire una formazione di etica politica. I partiti dovrebbero avere tutti una loro carta etica, che in realtà corrisponde a ciò che dovrebbe essere il normale e corretto comportamento di una persona, e i politici si dovrebbero attenere a tale comportamento. È ovvio che non potranno mancare i controlli al riguardo dato che la pecora fa diventare il lupo affamato. A parte le varie problematiche della politica, la politica rimane un lavoro nobile ed importante. In una democrazia non si può prescindere dalla politica e dalla diversità dei partiti. Ma la democrazia, come altra forma di espressione umana e come qualunque altro mezzo di espressione umana, va saputa gestire bene, attraverso il dialogo e la maturità, attraverso l’espressione di valori, attraverso il voto (ora meglio se non anticipato), attraverso il rispetto, e attraverso un comportamento corretto. Attualmente la politica in Italia è ai minimi storici come soglia di gradimento, e con ragione. Ma una società non può prescindere dalla politica proprio perche politica è gestione ed organizzazione della società, è varo di leggi, indicazioni comuni, è soluzione di problemi comuni, è prevenzione di problemi futuri. È per questo che l’uomo politico dovrebbe essere un individuo capace di pensare. E di pensare bene soprattutto, forse più da statista. Un buon politico non vede dentro i suoi interessi e dentro la visuale del proprio naso. Se molti nasi sono più lunghi del normale è perché sono come quelli di pinocchio. Anche ammettendo che alcuni comportamenti erano in buona fede a causa di consuetudini normali, ora non sono e non devono essere più possibili. La politica ha bisogno di un forte cambiamento e di una forte ristrutturazione nel nostro Paese. Riforme sui costi della politica, sulla legge elettorale, sugli stipendi e sui privilegi di chi ci governa, sulla struttura dei partiti, sul sistema di governo, sulla trasparenza e tracciabilità dei bilanci e sul controllo di essi. Ora sono in studio possibilità di riforma del settore, e ci sono anche proposte interessanti. I partiti hanno l’occasione di dimostrare a chi li dovrà eleggere di avere la volontà di riformare il loro interno, di migliorarsi e di migliorare la politica. Tali riforme andrebbero fatte prima di arrivare nuovamente al voto. I politici lo hanno capito, anche perché non hanno più possibilità di non capirlo. Bisogna vedere se andranno avanti tutti insieme per portare avanti tali inevitabili riforme. Noi italiani abbiamo passato anni di inerzia politica nella soluzione e nella prevenzione dei problemi, ed ora non siamo più disposti in questo periodo di difficoltà e di sacrifici a perdonare niente. Ma intanto le riforme aspettano.
Angela Pensword  26/04/2012


VOTO ANTICIPATO ?

Si inizia a sentire nell’aria il soffio dell’ipotesi di elezioni anticipate. Berlusconi ha detto che se si andasse a votare ad ottobre probabilmente vincerebbe la sinistra, e Bersani è forse tentato da tale possibilità. Inoltre Berlusconi, quasi a volersi riesumare, tende una mano a Casini pensando ad un grande centro di moderati, mentre questa è proprio l’idea recente di Casini e di tutto il terzo polo che ha aperto la porta a chiunque volesse entrare senza necessariamente pensare ad alleanze. Insomma l’intestino dei partiti inizia a muoversi, e questo è sia un bene che un male. Saranno i partiti oramai capaci di pensare al bene del Paese nella sua collettività? Avranno imparato ad anteporre il bene del Paese ai  loro interessi personali? Avranno cambiato mentalità in generale?  Che fiducia e che garanzie ci danno a noi elettori di tale maturità raggiunta? E gli scandali recenti? E le questioni nazionali e politiche della loro casta ancora in sospeso? Il fatto è che senza prima avere riformato gli stipendi ai parlamentari, dimezzato i sovvenzionamenti ai partiti, messo regole molto rigide di trasparenza di bilancio, ridotto il numero dei parlamentari, ed infine varata una nuova legge elettorale, i partiti ed i politici non possono e non dovrebbero andare al voto. Ma forse andare ad elezioni anticipatamente è anche un modo per evitare di fare queste riforme. Fare queste riforme darebbe loro nuovamente credibilità, ma forse gli interessi personali e di parte sono troppo forti. Inoltre i politici non sono ancora pronti per affrontare con un proprio governo eventuali nuove criticità internazionali, oltre che nazionali, e quindi non sono ancora pronti nel loro insieme per governare nuovamente, anche se penso che abbiano fatto notevoli passi avanti al riguardo. Se vogliono governare hanno la possibilità di farlo anche oggi. Facessero prima le riforme di competenza del loro settore e proponessero proposte valide per la crescita di supporto al governo tecnico!

lunedì 23 aprile 2012

Partiti politici e Restyling

In questi giorni assistiamo ad un restyling in alcuni partiti. Venerdì scorso 21/04/2012 l’UDC ha sciolto i vertici del partito intraprendendo una riorganizzazione interna finalizzata alla formazione di un “grande centro”. Pier Ferdinando Casini, insieme al resto del Terzo Polo con Fini e Rutelli, ha intrapreso una ambiziosa iniziativa. Poi, quasi contemporaneamente, c’è la notizia tramite Alfano che il PDL pensa di cambiare nome in “Nuova Italia”. È iniziato un processo di riorganizzazione con diverse finalità. Ma mentre il restyling del Terzo polo ha la finalità di ampliare il bacino dei sostenitori aprendo le finestre ai moderati di tutte le forze, aumentandone la potenza, il restyling del PDL sembra più un volere rompere con il passato, o meglio con il recente passato fatto di inerzia degli scorsi anni e di delusione dei sostenitori iniziali, ed ha quindi di più il sapore del lifting di facciata con il semplice cambio di nome. La ristrutturazione dei partiti dovrebbe avere valore ben più importante della semplice facciata. Le riforme costituzionali e strutturali della politica, come la diminuzione del numero dei parlamentari, il rapportare lo stipendio dei parlamentari italiani a quello dei colleghi europei, la riforma elettorale, ed il varo di nuove norme che attualmente mancano sulla trasparenza e sul controllo dei bilanci dei partiti, tutte riforme che ancora non vedono luce, sono le vere forme di restyling politico che il popolo italiano vorrebbe vedere prima di ogni altra lavata di viso. Il varo di tali riforme farebbe riacquistare ai politici una grande parte del gradimento che hanno perso. Inoltre, il fatto che il PDL sia spaventato dall’iniziativa di Casini dimostra che i restyling hanno due valori e due portate diverse. Oltre a tutto questo ci sono le scope e le ramazze del Carroccio, apprezzabili ed uniche nel settore. E nel frattempo le riforme strutturali politiche aspettano.
23/04/2012 Angela Pensword

sabato 21 aprile 2012

Il movimento 5 stelle

Il movimento 5 Stelle (di Beppe Grillo) è un movimento di protesta. In effetti in questo periodo c’è molto da protestare, e la crescita del consenso verso questo movimento nell’ultimo periodo deriva certamente anche dalla delusione che molti di noi hanno dei politici tradizionali. È un po’ (in modo minore) quello che è avvenuto quando Berlusconi è sceso in politica. Molte persone erano stufe e deluse del modo di fare politica e dei politici, e Berlusconi ha calamitato parecchio di quel malcontento presentandosi come novità, con la strada spianata da “mani pulite”. Ora le mani sono di nuovo sporche, gli scandali si susseguono in diversi partiti, la crisi galoppa, la delusione verso i politici è tanta (per ciò che hanno fatto, per ciò che non hanno saputo fare, e per ciò che non stanno ancora facendo riguardo la propria casta e la riforma della politica). Anche la delusione verso il governo Monti inizia a farsi sentire a causa delle troppe tasse sui deboli e delle poche tasse sui poteri forti. La recessione aumenta e la disoccupazione pure. In questo momento chiunque scendesse in politica e dimostrasse di volere e sapere fare della buona politica avrebbe facilità ad emergere. E questo può essere un importante momento di rinnovamento in politica e della politica. Ma Grillo si occupa più di demolizioni di immagini politiche (con ragione) che di costruzioni di proposte strutturate
21/04/2012 Angela Pensword

Partiti politici e loro futuro interagire: dialogo o monologo? Canto gregoriano o voci soliste?

Non deve essere messa in discussione la diversità dei partiti e l’identità dei partiti stessi, ma dovrà cambiare il loro modo di relazionarsi. Attualmente l’astio e l’incomunicabilità tra le parti è calmierata dalla presenza di un governo tecnico, e c’è da sperare che questa presenza serva per far prendere confidenza ai partiti, grandi o piccoli che siano, con un nuovo modus operandi e con una nuova mentalità e maturità politica, in tutti i sensi. L’inconsueta comunicazione tra gli esponenti ABC è un primo passo ed un esperimento riuscito verso un nuovo modo di relazionarsi dei partiti. Deriva dal momentaneo stato di crisi del Paese e dalla necessità di supportare in modo propositivo il governo tecnico, e finita la crisi si tornerà ad una maggiore possibilità di espressione politica, ma l’esperienza di potere comunicare in modo costruttivo e nel rispetto delle altrui diversità rimarrà nell’animo politico di chi ha la capacità di trarne insegnamento. C’è chi non vede di buon occhio un dialogo pacifico e costruttivo in futuro tra i partiti o tra i blocchi, ma perseverare in un atteggiamento di contrapposizione ostruzionista tipico del passato è un modus operandi distruttivo, limitato nella visuale di parte, che danneggia il sociale e la Nazione, e che appartiene ad una mentalità politica obsoleta che ha fallito insieme a tutti quegli altri atteggiamenti distruttivi e malsani della politica e della classe politica stessa. C’è chi pensa che il dialogo costruttivo tra le parti serva a favorire solo gli interessi dei politici a danno dei cittadini rappresentati, ma bisogna ricordare che i favori personali e di casta politica sono purtroppo sempre esistiti.

Quando si è trattato di salvaguardare i propri privilegi di casta ed interessi le parti politiche l’accordo lo hanno sempre trovato, anche in passato, e quasi all’unanimità. Forse chi non vede di buon occhio in futuro la capacità di un confronto costruttivo tra le parti politiche tramite il dialogo teme in realtà l’appiattimento delle diversità. Ma questo è un pericolo che non si corre. È come temere che con il dialogo non c’è rispetto reciproco, mentre è proprio con il dialogo che c’è il rispetto reciproco. Lo scontro ci vuole, ma quando è necessario. Puntare solo allo scontro nella dialettica politica per affermare la propria supremazia ed identità politica indica una mentalità politica ottusa. Basta pensare al coro gregoriano. In esso le quattro voci hanno ognuna il proprio settore, ma cantano insieme formando una armonia assonante. È diverso il caso di quattro voci soliste che cantano insieme ognuna che vuole imporre la propria supremazia sull’altra e cantano ognuna in modo scoordinato e scollegata dall’altra, il risultato è il caos ed una armonia dissonante.
Una componente fondamentale del dialogo è l’ascolto. Dialogare non è solo “parlare”, come non è solo “ascoltare”, ma è un reciproco equilibrio nell’espressione e nell’ascolto. Il dialogo è espressione di democrazia e di rispetto, perché vengono ascoltate le varie opinioni. Dialogare non vuole dire essere necessariamente d’accordo, ma avere la mente elastica e la visione d’insieme. Dopo il dialogo si può benissimo rimanere della propria idea. Inoltre se si fosse sempre d’accordo a priori non ci sarebbe motivo di dialogo e di confronto, come anche se si fosse sempre contrari a priori. Questa ultima soluzione porta al classico “muro contro muro”, che a sua volta non porta da nessuna parte. Una cosa sono le idee diverse, che meritano sempre di essere espresse, ascoltate, rispettate e portate avanti dai sostenitori, ed una cosa è l’ostruzionismo, puro comportamento sterile.
La convinzione in base alla quale fare politica vuole dire scontrarsi contro le altre parti politiche è una convinzione obsoleta e sbagliata, che porta ad una mancanza di comunicazione tra le parti, ad una espressione settoriale a compartimenti stagni, ed allo scontro ed all’astio politico. Fare politica può volere dire anche dialogare nel rispetto delle differenti idee e cercare insieme una soluzione ai problemi. Questo porta ad una unione che fa la forza, ad un discorso costruttivo, ad una visione d’insieme, ad una espressione settoriale non a compartimenti stagni, e ad una minore prepotenza politica di una parte su di un’altra. Il dialogo nel rispetto reciproco e la non ricerca dello scontro continuo portano anche ad un clima politico più sereno, e non perché i politici andrebbero in giro prendendosi sottobraccio, ma perché si eviterebbe di litigare quando non è necessario.
Ovviamente la correttezza, il rispetto, la trasparenza, ed una mentalità politica matura, dovrebbero essere sempre presenti all’interno di un partito, sia a livello individuale che collettivo. Il problema del relazionarsi talvolta dipende infatti dagli interlocutori, dalla loro correttezza, dal rispetto, dalla finalità che perseguono. Se la finalità politica è solo quella di affossare l’avversario politico per prendergli l’osso ed il potere è una inevitabile conseguenza che le parti siano tra di loro nemiche nel governare, e questo è un modus operandi distruttivo. Le proprie idee vanno sempre difese, ma obiettivamente e senza fare ostruzionismo (indipendentemente da chi sia maggioranza e chi sia opposizione).
Ripensare a ciò che è capitato in Italia fino a poco tempo fa nell’espressione politica del bipolarismo fa ricordare le botte che si davano Pulcinella e Pantalone nel teatrino napoletano delle marionette. I bambini al parco ci possono anche ridere, ma il paragone è allucinante! Il caos e la crisi nella quale ci troviamo derivano in parte anche da questo comportamento politico immaturo (oltre che strategicamente miope). Quindi, oltre alle altre innumerevoli cose che la classe politica deve cambiare nel suo essere (riforma costituzionale del numero dei parlamentari, riforma elettorale, sovvenzionamento ai partiti, mentalità, più correttezza in generale, più lungimiranza, ed altro ancora), vi è anche il modo di relazionarsi tra i partiti. E per avere una visione di insieme e per pensare maggiormente agli interessi sociali e nazionali e di meno agli interessi personali e di parte il dialogo è una giusta via. Ed Il dialogo non è mai monologo.
Angela Pensword 21/04/2012

lunedì 16 aprile 2012

IL LATO POSITIVO DELLA CRISI EUROPEA

È certo che alcuni comportamenti nostri interni malati, nella nostra nazione e in altri Paesi europei, dovranno cambiare. Questo è il lato positivo della crisi: che alcune consuetudini, alcuni comportamenti, ed alcune mentalità dovranno essere rivisitate e corrette in senso positivo. Vale per l’economia, la finanza, la politica, la società. Solo in questo modo l’Europa ne uscirà fortificata e vaccinata. Dovranno essere anche cambiate delle regole europee di interazione tra gli Stati che ne fanno parte, sia economiche che bancarie antispeculative. Si dovrà rafforzare la consapevolezza dell’importanza dell’unità dell’Europa, e della sua forza. Questo è ciò che ci aspetta se ne usciamo sani e fortificati. 

(Angela Pensword)

L’UOMO E LE SUE MACCHIE: LA VIVISEZIONE

L’uomo si macchia di macchie indelebili e scure, talmente scure che sono anche pesanti. La violenza contro gli animali ad esempio. Quella gratuita, come prendere a calci un cagnolino senza motivo, racchiudere dei gattini appena nati dentro un sacco e buttarli nel fiume o nel cassonetto, o dare fuoco alle lucertole, quest’ultima  divertimento di qualche bambino scusato solo in quanto tale e per stupidità infantile ed educazione non ricevuta. O la vivisezione, che è stata oramai giudicata inutile nella maggior parte dei casi da parecchie informazioni scientifiche. Torturare degli altri esseri viventi. Ma di cosa ci meravigliamo del resto?! L’uomo è capace di andare anche contro il proprio simile, di fare violenza, di stuprare, di uccidere per due spiccioli, di fare del male per il puro gusto di farlo, di prendersela in gruppo contro un singolo individuo più debole come fa il peggior branco di scimmie, di fare esperimenti su altri esseri umani, di rinchiudere il proprio simile dentro campi di concentramento, e di buttare il proprio simile ancora vivo dentro foibe. E saremmo noi l’animale evoluto?!

sabato 14 aprile 2012

LA FEBBRE DELLO SPREAD STA RISALENDO

La febbre è un indice di una malattia. Quando la temperatura del nostro corpo sale a 38° - 40° è il sintomo di una infezione. Così quando lo spread di un Paese sale è il sintomo di un problema. Anche lo spread è un indice. Ci sono anche malattie senza febbre. Difatti, nel nostro caso, abbiamo avuto per anni uno spread sotto controllo, ed abbiamo covato per anni i microbi della crisi. Lo stesso è capitato in altri Paesi europei, e quindi all’Europa, fino a quando la crisi è esplosa portandoci in fase terminale. E nel nostro caso operati d’urgenza da un Governo tecnico. Quando il Presidente Mario Monti ha detto recentemente che siamo fuori dalla crisi probabilmente si riferiva al fatto che non siamo più in sala di rianimazione. Ma il fatto che la temperatura dello spread torni a salire è il sintomo che non siamo ancora fuori pericolo, che non siamo ancora guariti. E la febbre, anche maggiore della nostra, ce l’hanno anche altri Paesi europei. Questo fatto dovrebbe far pensare a Monti e agli altri esponenti europei che le cure da prendere contro la crisi europea dovrebbero essere “anche altre”. Non basta limitarsi ad aiutare il singolo Paese e ad agire nel singolo Stato, Stato che ha il dovere per primo di pensare a risolvere i problemi al suo interno ed a guarire nel suo interno, ma oltre a ciò bisognerebbe attuare “anche cure veramente europee”, quindi collettive e simultanee. Potrebbero essere nuove impostazioni per il futuro, oppure misure eccezionali, non ripetibili, somministrate in una unica dose. Andrebbero rivisti in fase europea rapporti, equilibri, regole bancarie e finanziarie, e debiti reciproci fra gli Stati. Del resto il malato è unico nel suo insieme: l’Europa.
14/04/2012   Angela Pensword        

L’AUMENTO DELLO SPREAD, LA CRISI, LA GLOBALIZZAZIONE

Quando fu scoperta l’America molti indigeni morirono di poliomelite, vaiolo, semplice raffreddore, ed altro. Non erano abituati ai nostri virus. Con questo voglio dire che quando due mondi molto distanti vengono repentinamente in contatto e si fondono è inevitabile il caos. Lo scontro di culture, i vari disequilibri che devono trovare la loro comune linea di equilibrio, interessi in contrasto, prevalenza di uno sull’altro. Questo è ciò che sta capitando anche con la globalizzazione. La globalizzazione è un fatto fisiologico ed inevitabile della nostra epoca. La comunicazione immediata di ciò che avviene dall’altra parte del mondo, la possibilità di spostare aziende ed industrie da uno Stato ad un altro, la possibilità di spostare noi stessi, ad una velocità fino a cento anni fa impensabile. Tutto questo mescola idee ed economie. E questo non è detto che sia un male. La globalizzazione ha sia dei lati positivi e sia dei lati negativi, ma tanto non ci si può fare niente, e forse non sarebbe nemmeno giusto impedirla. Bisognerebbe usare la testa anche in questa situazione. La globalizzazione è un altro dei famosi STEP che l’uomo deve affrontare nel corso della sua storia. E’ un’altra di quelle cose che non si possono evitare ma che si possono e si devono solo gestire bene. Ora, il fatto che lo spread stia risalendo e che sia salito in precedenza, deriva non solo, e preciso non solo, da ciò che stiamo facendo o non facendo o da ciò che abbiamo fatto o non fatto negli anni passati attraverso una politica ed una economia miope e vorace, ma deriva anche dalla globalizzazione, quindi dal contagio dei mercati esteri, dal nostro andare via dal nostro territorio, dalla concorrenza contro la quale non possiamo competere e non perché siamo sbagliati noi come tutele del lavoro ma perché le condizioni di lavoro e di costo sono diverse in altri Paesi. Al riguardo noi dovremmo solo ottimizzare di più senza danneggiare il grado di civiltà raggiunto. Le origini della crisi europea e dell’aumento dello spread sono complesse e varie, e dipendono sia da cause interne e sia da cause esterne.  
14/04/2012 Angela Pensword  

venerdì 13 aprile 2012

Il problema ...

Il problema non è la politica o le altre forme di espressione umana, ma è l'uomo ! (A Pensword)

giovedì 12 aprile 2012

ORA E’ IL PDL CHE DEVE FARE UN PASSO INDIETRO

La richiesta del Pdl di rivedere le condizioni della flessibilità in entrata derivano dalla spinta del proprio elettorato, formato principalmente da imprese, sia piccole che grandi. Si inizia a respirare una leggera aria elettorale, anche se blanda, ed i pavoni politici mostrano la loro ruota. Del resto la schiavitù, ed anche la democrazia, della politica è il voto. Ma la problematica del voto non riguarda il Governo tecnico, che può fare un discorso di interessi d’insieme, cercando in questo modo di fare l’interesse collettivo. È ciò che ha spiegato il ministro Fornero all’interno della conferenza stampa del 04/04/2012, parlando del “trade-off”, ossia di quanto sia possibile, in un discorso così ampio e vasto come la riforma del mercato del lavoro che coinvolge veramente tutti, che ciò che è un vantaggio per qualcuno corrisponde ad uno svantaggio per un altro, ma che in una visione d’insieme si ha un guadagno netto per la collettività. Ecco quindi che chi  punta solo agli interessi del proprio elettorato parandosi dietro un falso giudizio di riforma sbilanciata non fa un discorso politico collettivo ma un discorso di parte, anche ammessa la buona fede. Nell’accordo generale del Disegno di Legge la Camusso giudica positivamente il passo indietro di Monti su una delle modifiche che il Governo stava per apportare all’articolo 18, e si dice soddisfatta. La Marcegaglia al contrario non lo è per niente. Alcuni partiti vorrebbero apportare delle modifiche, ed è il momento della tensione del rush finale. Tutte le parti in causa sono d’accordo sulla possibilità di apportare correzioni al disegno di legge in fase parlamenta, ed infatti ciò è insito in un disegno di legge, ma sia Monti che il ministro Fornero precisano che è possibile migliorare ma non è ammesso peggiorare. Forse ora è il PDL che dovrebbe fare un passo indietro.
12/04/2012 Angela Pensword

È stato trovato un accordo tra PDL PD e TERZO POLO su una maggiore regolamentazione del bilancio di partito

È stato fatto un primo passo su una migliore regolamentazione dei bilanci dei partiti e sul loro controllo, oltre che sul controllo di come i partiti spendono i soldi pubblici del sovvenzionamento politico. Ed è una proposta dei tre maggiori partiti politici, quindi è una proposta di natura politica e non di suggerimento tecnico. Del resto gli scandali che si sono susseguiti e ciò che hanno scoperchiato i coperchi era troppo maleodorante per non affrontare l’argomento, ed era una materia che necessitava comunque di una migliore regolamentazione. Bisogna quindi fare un plauso alla politica per avere messo mano a questo scoglio, anche se con notevole ritardo e solo perché era ormai inevitabile. L’ulteriore passo verterà sulla quantità del sovvenzionamento, e sulla sua modalità, e ciò è in previsione a maggio. È ovvio che nessuno vuole rinunciare ad una entrata gratuita, ma forse è il momento di lavarsi la faccia, come hanno iniziato a fare già in qualche occasione (troppo rare ancora), per poterla rimostrare in pubblico. Quindi ci sono buone possibilità che il Parlamento decida una riduzione del sovvenzionamento, anche per il solo fatto che per logica e pudore è inevitabile, come è inevitabile una migliore gestione e controllo dei soldi pubblici dati ai partiti (ma ci crederò solo quando la legge al riguardo sarà varata). Sempre che non trovino escamotage per non fare entrare i soldi dalla porta facendoli entrare però dalla finestra. È molto buona la clausola che gli investimenti dei risparmi dei partiti potranno essere fatti solo in titoli italiani. Ma si è mai visto che un partito, espressione della politica e della socialità (oltre che della democrazia) debba speculare con i soldi come farebbe un finanziere od una figura giuridica economica? Investimenti all’estero compresi (individuali o di partito)? Eppure ciò accadeva. Per fortuna a questo si sta cercando di porre rimedio (così pare), all’interno della proposta e dell’accordo trovato tra le maggiori forze politiche PDL, PD,e TERZO POLO. Non tutti i restanti partiti condividono le proposte al riguardo, e le giudicano inefficaci e blande. Ma a parte che si possono proporre integrazioni più restrittive, è meglio approvare qualche cosa che rappresenta oggi comunque un miglioramento contro uno sperpero e proseguire poi successivamente con ulteriori miglioramenti al riguardo, che non fare niente. Quindi forza, è ora che anche i partiti conoscano che cosa è il rigore ed una corretta gestione dei soldi pubblici. Purtroppo, come al solito, l’uomo fa le impostazioni corrette solo quando è oramai necessario ed inevitabile, e non in modo preventivo. La mentalità miope e vorace ha contagiato finora ogni aspetto dell’essere umano. Ma forse sta cambiando qualche cosa: si spera la mentalità delle prossime generazioni.
12/04/2012 Angela Pensword

mercoledì 11 aprile 2012

I TRAGUARDI DELL’UOMO: STEP BY STEP

Se l’uomo raggiunge altri traguardi, deve poi anche risolvere le problematiche che tali traguardi, chiamiamoli step, gli pongono, fino a raggiungere il vero traguardo: il proprio miglioramento. Ecco perché bisogna essere positivisti sul cammino dell’uomo. Step dopo step, miglioramento dopo miglioramento, l’uomo migliora e prosegue nella giusta direzione. Ma il cammino non è per niente facile ed è molto lungo. È tutta l’umanità che deve migliorare, nel suo insieme e simultaneamente, oltre che progressivamente. Non manca di ripetere gli stessi errori, e difatti non mancano le guerre e l’uomo non ha ancora imparato sempre a parlare e dialogare diplomaticamente in modo più evoluto. Manca ancora una coscienza collettiva planetaria, od è molto esile e riferita solo a questioni ecologiche e ambientali, da poco tempo e tra l’altro non sempre rispettate (vedi il trattato di Kyoto). Ma gli STEP sono, per fortuna o per disgrazia, inevitabili, e l’uomo continua la sua evoluzione. 
Angela Pensword 11/05/2012
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Riforma del Mercato del Lavoro: DISEGNO DI LEGGE e CONFERENZA STAMPA del 04 04 2012

Nel tardo pomeriggio del 04/04/2012 si svolge la Conferenza Stampa a presentazione del Disegno di Legge sulla Riforma del Mercato del Lavoro. Il ministro Elsa Fornero tiene ad evidenziare che tale riforma è frutto di una “sintesi” dopo una considerevole concertazione tra Governo, parti sociali, partiti politici, e Confindustria. Parla di una riforma che ha l’obiettivo di andare “contro il dualismo”, tra lavoratori precari e lavoratori a tempo indeterminato, “a favore di rapporti più stabili”. Parla di “distribuzione in modo equo sulla flessibilità”. Parla di una riforma finalizzata nel settore produttivo ad una maggiore “efficienza” per contrastare la competizione mondiale. (Al riguardo vale la pena ricordare però al Governo che la competizione mondiale si contrasta non solo con una maggiore efficienza del lavoratore, ma di tutto il sistema produttivo, e qui rientra il discorso del costo dei carburanti, della lentezza della giustizia, della insolvenza dello Stato dei propri debiti, di normative che mancano, di criminalità e corruzione, ed altro). Parla di una riforma “a favore della crescita” in quanto “stimola gli investimenti esteri sul nostro territorio” (anche se bisogna capire meglio in che modo). Il discorso prosegue sugli “ammortizzatori sociali” e sulla “flessibilità aumentata in uscita ma sempre con garanzie per i lavoratori” (e questo è un punto importante). Riguardo gli ammortizzatori sociali essi riguarderanno tutti i lavoratori che perdono il lavoro, e ciò farà aumentare molto il bacino dei fruitori (buona iniziativa da un punto di vista sociale, ma rimane il problema di dove e come recuperare i soldi per pagare gli ammortizzatori). Riguardo la flessibilità in uscita parla di uno “spacchettamento dell’articolo 18” come procedura attuata per trovare le tipologie di licenziamento, e su di esse hanno lavorato per migliorare il mercato del lavoro e per mantenere le tutele per i lavoratori. Precisa al riguardo in tema la possibilità di reintegro disposto dal giudice in caso di “manifesta insussistenza del motivo economico”, a tutela, come è giusto che sia, del lavoratore. Accenna a degli sgravi fiscali per le imprese in favore di assunzioni di donne e di giovani, e di altre importanti iniziative nell’ambito del “contratto a tempo indeterminato”. Per le donne il Disegno di legge ripara ad una ingiustizia sociale in quanto contrasta la incivile consuetudine delle “dimissioni in bianco”.   
04/04/2012 Angela Pensword

Monti e la Riforma del Lavoro: commenti

Nei giorni successivi alla presentazione del Disegno di Legge non sono mancate le polemiche. La prima situazione che si evidenzia è che la Signora Camusso della Cgil giudica positivamente il passo indietro effettuato dal Presidente del Consiglio Mario Monti relativamente ad una delle modifiche previste all’articolo 18, ma aggiunge che “teme sorprese”, mente la Signora Marcegaglia della Confindustria giudica negativamente la riforma, arrivando ad affermare che “è meglio nessuna riforma ad una pessima riforma”. Insomma le parti si sono invertite. Il ministro Fornero esprime il suo disappunto alle varie polemiche parlando di “teatrino delle parti sociali”. Sia il ministro Elsa Fornero che il Presidente Mario Monti non fanno mancare le affermazioni di conferma sulla validità della riforma. Monti giudica la riforma “bilanciata”. Attualmente il Disegno di Legge sta seguendo l’iter parlamentare per la sua approvazione.

Il passo indietro compiuto da Monti su un punto di modifica all’articolo 18

Il passo indietro compiuto da Monti dopo gli incontri politici del 04/04/2012 sulla spinosa questione della Riforma del lavoro consiste nella possibilità di reintegro del lavoratore, dietro disposizione del giudice, in caso di accertata “insussistenza del motivo economico” addotto dall’impresa per il licenziamento. Tale possibilità è giustissima, e pare assurdo che il Governo non la avesse considerata in fase di progettazione di riforma. Dietro falsi motivi economici si possono infatti camuffare licenziamenti discriminatori, magari discriminatori del solo fatto che un dipendente non voglia lavorare come uno schiavo ma, come è giusto che sia, voglia lavorare con equilibrio e facendo rispettare i propri diritti, almeno quelli che sono rimasti, malattia compresa. È una tutela che andava fatta e mantenuta, come forma di civiltà e progresso, e per non cadere nel regresso. Ma la Signora Marcegaglia, e quindi la Confindustria, non vedono positivamente questa possibilità di reintegro. È come se le imprese volessero plasmare il lavoratore a semplice robot ed automa, possibilmente senza diritti e necessità. Fortunatamente in un contesto di riforma e di dialogo non viene e non deve essere considerata una sola parte. Il Presidente del Consiglio Mario Monti difende la validità del Disegno di Legge sulla Riforma del Lavoro, ne evidenzia i lati positivi in una visione di insieme, ed il Disegno di Legge prosegue il suo iter.

Riforma del mercato del lavoro: il passo indietro di Monti e la giornata del 04 04 2012

Il 04/04/2012 Monti fa un passo indietro dimostrando intelligenza nella difficile mediazione sulla Riforma del Mercato del Lavoro. In giornata si svolge un incontro tra Monti e gli esponenti di partito Alfano, Bersani, e Casini, ed in precedenza sempre nella stessa giornata Monti ha un incontro di diverse ore con il segretario del PD Bersani. Al termine di tali consultazioni il Presidente del Consiglio corregge uno dei punti di modifica pensati dal Governo relativamente all’articolo 18. Viene trovato un accordo con i partiti al riguardo e Bersani si dice soddisfatto Il Disegno di Legge viene portato al Colle dal Presidente Napolitano per la firma, e seguirà ora l’iter parlamentare. Erano in previsione diversi problemi in caso di una rigidità da parte del Governo nel mantenere la propria visione riguardo le modifiche all’articolo 18. Trovato l’accordo di massima l’iter parlamentare dovrebbe proseguire senza intoppi. Nel pomeriggio il Presidente Monti ed il ministro Fornero presentano il Disegno di Legge alla conferenza stampa spiegandone esaurientemente i punti. La giornata si chiude con un bilancio positivo sia per attività e sia per contenuti riguardo questa importante riforma. Il 04/04/2012 è una giornata densa di incontri importanti e di avvenimenti costruttivi per la riforma, e segna sia un punto di arrivo e sia un punto di partenza per la Riforma del Mercato del Lavoro Di arrivo perché dopo i diversi incontri di concertazione delle settimane precedenti tra Governo, parti sciali, Confindustria ed esponenti politici, il Disegno di Legge è stato definito e presentato al Colle. Di partenza perché ora il Disegno di Legge seguirà l’iter parlamentare per arrivare al traguardo finale: la sua approvazione. 
Angela Pensword 04/04/2012

martedì 10 aprile 2012

Breve riflessione sulle mega buone uscite dei manager

Se si fanno leggi retroattive per i comuni lavoratori, perché non si fa una legge retroattiva sulle mega buone uscite dei mega manager pubblici e privati e si recuperano da là parte dei soldi di cui necessita lo Stato? 

giovedì 5 aprile 2012

Il quesito referendario proposto da Di Pietro per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti

Nella giornata del 05/04/2012 il segretario dell’IDV Antonio Di Pietro ha presentato alla Corte di Cassazione un quesito referendario per l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti. Egli precisa che tale gesto deriva non dalla volontà di far fare politica solo ai ricchi e di negare la verità che la politica costa, ma dal fatto che la legge attuale al riguardo non funziona. Insomma, invece di fare una proposta di legge per la regolamentazione dei sovvenzionamenti pubblici ai partiti e per la certificazione ed il controllo del bilancio, migliorativa rispetto all’attuale inesistente normativa,  fa una proposta totalmente distruttiva che aggiungerebbe caos al caos e non risolverebbe il problema. Una normativa riguardo il sovvenzionamento ai partiti ed il controllo di bilancio dei partiti è necessaria ed urgente, ma la strada non è l’abolizione del sovvenzionamento pubblico, ma una sua rigida regolamentazione ed un ancora più rigido controllo. Non siete d’accordo?

Angela Pensword

DATI DI RECESSIONE

Nei primi giorni di aprile il ministro Passera ha comunicato che siamo in recessione e che lo saremo anche nei prossimi mesi. I dati della disoccupazione giovanile sono sconfortanti. Si sono già persi molti posti di lavoro, e molti altri se ne perderanno nei prossimi mesi. La situazione che ci aspetta è molto difficile, anche se abbiamo recuperato terreno sulla crisi e ci siamo allontanati dal baratro. Ma essersi allontanati dal baratro non vuole dire che non ci si possa tornare vicino e sprofondarci dentro. L’opera di risanamento dei conti pubblici attuata dal Governo Monti fino ad ora ha portato il Governo tecnico a varare leggi impopolari, come la riforma delle pensioni, e ad aumentare le tasse. Inoltre è in previsione un ulteriore aumento dell’iva nel mese di settembre. Tutta questa stretta per reperire denaro per lo Stato ha portato ad un aumento dei costi per le famiglie e per le imprese, che unito alle minori entrate, sempre per le famiglie e imprese a causa della crisi, aumenta il dato di recessione. Tutto questo porterà più povertà e più disagio sociale. Già, perché ora non sarà solo lo Stato a non avere i soldi per la sanità e per dare i servizi ai cittadini (situazione che non si dovrebbe mai verificare in un Stato ben organizzato), ma saranno i cittadini stessi a non avere la capacità di spendere e di pagarsi i servizi.

Siamo fuori dalla crisi?

Il giorno 02/04/2012 il Presidente del Consiglio Mario Monti durante la sua visita in Cina ha affermato che siamo fuori dalla crisi. Forse anche in questo caso è una questione di prospettive. Certamente ci siamo allontanati dal baratro ed in quattro mesi e poco più il Governo tecnico è riuscito a fare tantissimo. Ora abbiamo una stabilità politica e di immagine a livello europeo e mondiale, è stata attuata un’opera di risanamento dei conti pubblici anche attraverso importanti e discusse riforme, sono stati riorganizzati diversamente alcuni costi della politica, si attua una analisi delle problematiche e si cerca una concertazione tra le varie parti per le importanti riforme. Ora, come accennato da Monti stesso già dal decreto “cresci Italia”, è arrivato il momento per pensare alla crescita. Ma le proposte per la crescita sono effettivamente valide? Il fatto che l’aumento dei costi per le famiglie è in contrasto con la crescita e lo sviluppo economico dovrebbe far capire che i soldi per il risanamento e per lo sviluppo vanno presi da un’altra parte. Ad esempio dalle mega buone uscite dei mega manager pubblici e privati, da altri sprechi della politica. Il fatto che la febbre dello spread sia scesa nelle scorse settimane indica che siamo in via di guarigione ma non che siamo guariti. Non siamo più in sala di rianimazione ma siamo ancora gravemente malati. Questo non tanto a livello internazionale, dove abbiamo riguadagnato molta stima, ma a livello nazionale. Ci sono dei dati di macroeconomia che sono dei campanello d’allarme. La disoccupazione aumenta, piccole fabbriche continuano a chiudere, i costi aumentano, come le tasse e la benzina, le entrate e gli investimenti diminuiscono, aumenta il disagio sociale e la povertà. Quindi non siamo ancora fuori dalla crisi, siamo solo usciti dalla sala di rianimazione ed ora siamo in convalescenza. Non ci resta che proseguire con le riforme, fare le scelte giuste per impostare la crescita e per aggiustare delle problematiche che ci portiamo dietro da anni, cambiare mentalità politica ed economica, cambiare strategia politica ed economica, aspettando che la cura faccia effetto.

L’AFFERMAZIONE FUORI LUOGO DI DI PIETRO

L’affermazione che Di Pietro ha rivolto al Presidente del Consiglio Mario Monti nella giornata del 04/04/2012  accusandolo di essere responsabile delle morti degli imprenditori che si sono suicidati dall’inizio dell’anno è troppo forte ed ingiustificata. Forse Di Pietro dimentica che Monti sta al governo da soli quattro mesi, e che la prassi dello Stato di non pagare i debiti che ha verso gli imprenditori è in uso da anni. Se tale problematica non è stata affrontata prima e modificata non è colpa di Monti ma dei governi precedenti, come molte altre delle problematiche che ci affliggono. Tra l’altro questo governo tecnico si è reso conto di tale problematica ed ha in previsione un parziale pagamento. Ma i soldi non ci sono come non c’erano prima. E chi li ha spesi questi soldi? Chi ha gestito male i soldi pubblici? Chi ha fatto della cattiva politica senza programmare e risolvere per tempo i problemi? Monti od i partiti dei governi precedenti? Se Di Pietro ci tiene tanto ad aiutare i piccoli imprenditori potrà approvare in parlamento il decreto che proporrà il governo e che prevede il pagamento dei debiti dello Stato, per ora almeno in parte. Certo questa è una situazione che va risolta ed impostata diversamente da ora per tutto il futuro. Lo Stato non può permettersi di esigere immediatamente i suoi crediti e di pagare con mesi di posticipo i propri debiti. Tale insalubre procedura evidenzia una economia malata.

IL SOVVENZIONAMENTO AI PARTITI

Il sovvenzionamento ai partiti deve essere pubblico e trasparente. Ed il bilancio dei partiti deve essere soggetto ad un controllo costante da parte della Corte dei Conti. In fin dei conti si tratta di soldi pubblici che provengono dal popolo ed i cittadini hanno tutto il diritto di conoscere come vengono spesi. Se i finanziamenti ai partiti fossero privati si creerebbe la base per un ricatto economico, una forma di compravendita di favori dietro compenso pro elezioni e pro partito. Questo è da evitare, dato che già vi è la compravendita di voti dietro promessa politica di futuri favori. Inoltre se non vi fosse il finanziamento pubblico ai partiti solo le persone ricche di proprio si potrebbero permettere di entrare in politica, o coloro che accettano compromessi e futuri vincoli. Per concetto, per logica e per giustizia sociale, tutte le spese che sostiene un partito dovrebbero essere certificate e riscontrabili, ossia fatturate. Sembra che solo il PD ed i Radicali redigono il bilancio in modo certificato e comprensibile, mentre dovrebbe essere obbligatorio per tutti i partiti. Del resto se gli altri partiti non sono capaci per volontà o per ignoranza di tenere la contabilità e di  redigere un bilancio in modo che sia consultabile si possono sempre rivolgere ad un commercialista! O ad una delle società che fanno questo mestiere! In questo ultimo periodo lo scandalo di una appropriazione indebita dei soldi pubblici da parte di un partito o del suo tesoriere ha coinvolto più di un partito. A seguito di tali scandali è stata evidenziata la mancanza di una normativa specifica per la stesura e per la revisione dei bilanci di partito. Tale procedura si presta a scorrettezze nella gestione dei soldi pubblici espressi (o non più espressi) in bilancio. È per questo che è importante non solo una regolamentazione per ciò che concerne la compilazione del bilancio, ma anche una legge che ne disponga un controllo serio e continuo nel corso dell’anno. E per evitare amicizie trasversali ogni controllo andrebbe fatto da persone diverse da coloro che hanno fatto il controllo precedente. Si parla in questi giorni infatti, anche all’interno dei partiti stessi e da parte di esponenti politici, della necessità di una regolamentazione in tale senso. È sperabile che venga presto fatta una legge al riguardo. In questo caso, fatta una legge che corregge la possibilità di comportamenti scorretti, non sarebbe il caso di dire “fatta la legge trovato l’inganno” ma si potrebbe finalmente dire “trovato l’inganno fatta la legge”.
Angela Pensword

mercoledì 4 aprile 2012

Una presa di coscienza collettiva

Ultimamente sento sempre più spesso, sia come approfondimento in televisione e sia da parte dei politici, considerazioni costruttive. La crisi e la necessità di porre rimedio a problematiche nazionali che sono esplose in tutta la loro evidenza e negatività in questo periodo hanno costretto la società, le istituzioni, la politica, e noi cittadini, ad analizzare quali sono state le cause ed i comportamenti che ci hanno portato nella situazione disastrosa nella quale ci troviamo. La malattia è esplosa dopo anni di incubazione e di cattivo comportamento. È come dire che se per anni abbiamo uno stile di vita ed uno stile alimentare sconsiderato alla fine ne subiremo i danni, come diabete, cirrosi epatica, ed altro. Vengono giudicate le strategie politiche ed economiche degli ultimi quaranta anni, si pensa a ciò che bisogna fare per sviluppare le nostre potenzialità e le nostre qualità nei vari settori, vengono scoperchiati i comportamenti scorretti della politica e dei politici in una cattiva gestione dei soldi pubblici, si pensa a norme e leggi per evitare il reiterare di tali comportamenti, si evidenzia la necessità di un cambio di mentalità, le persone non sono più disposte a tollerare comportamenti che prima forse non si voleva vedere e che era possibile tenere nascosti, come in un periodo di crisi e sacrifici non sono più disposte ad accettare un ampio divario economico ingiustificato di caste. Inoltre si analizzano e si passato al capello tutte quelle ingiustizie e diversità alle quali occorre porre rimedio, come le mega liquidazioni dei manager pubblici e privati e la insolvibilità debitoria dello Stato verso le imprese. Questo ultimo punto porta ad una grave criticità economica nazionale oltre ad essere un disequilibrio ed una ingiustizia sociale. Al riguardo il Governo ha reso nota l’intenzione di pagare entro i prossimi dodici mesi la metà dei debiti che lo Stato ha verso le imprese. L’analisi serve a trovare delle soluzioni e soprattutto a modificare dei comportamenti scorretti, delle mentalità e delle impostazioni, e quindi porta ad un inevitabile miglioramento. Tutto ciò fa ben sperare, e costituisce il lato positivo della crisi. Il Governo tecnico è riuscito finora a fare tantissimo in poco tempo, ha dovuto pensare al risanamento del debito pubblico in modo da abbassarne gli interessi, ha dato indirettamente una nuova impostazione di dialogo tra i partiti dimostrando come la mancanza di una contrapposizione distruttiva porta ad un discorso costruttivo a vantaggio del bene comune e speriamo che i partiti e gli esponenti politici facciano tesoro di questa esperienza, ha impostato un discorso di concertazione tra parti sociali politiche e del settore in fase di riforme, ha iniziato a mettere mano ai costi della politica ed alla lotta alla evasione fiscale nonostante vi siano forti interessi politici ed economici sotterranei contrari ad una loro ottimizzazione. Si ha una crisi di coscienza politica che porta automaticamente ad una sua maturazione. I partiti stessi e gli esponenti di partito parlano per primi di proposte di riforme nel loro settore, ed ora è in studio una riforma elettorale di pari passo ad una costituzionale del settore, e questa è musica per le orecchie dei cittadini che hanno bisogno di riacquistare fiducia nella classe politica che ha fatto di tutto per fargliela perdere. Insomma in generale si sentono in giro discorsi che fino a poco tempo fa era impensabile sentire e proporre, e tutto questo grazie alla crisi. Vi è una maggiore presa di coscienza da parte dei cittadini dei problemi e di ciò che si deve pretendere. Molto c’è ancora da fare, ma la presa di coscienza collettiva è una conquista importante per pretendere un futuro migliore.
04/04/2012 Angela Pensword

martedì 3 aprile 2012

Riflessione: prevenzione e programmazione

Purtroppo l’uomo fa dei miglioramenti solo quando questi si rendono estremamente necessari, ossia quando non vi è alternativa e si è toccato il fondo. Ma la prevenzione e la programmazione sociale non sono espressioni lungimiranti di una mente evoluta? 02/04/2012

lunedì 2 aprile 2012

LA FUTURA RIFORMA DEL LAVORO

Per giudicare l’imminente riforma del lavoro bisogna aspettare di conoscere bene il suo contenuto, punto per punto, e dedicare loro la giusta analisi. Vi saranno certamente dei contenuti validi e migliorativi, ed altri meno. Nelle settimane precedenti vi sono state diverse giornate di concertazione con le parti politiche e sociali. Le controversie principali tra Governo e parti sociali si hanno intorno alle modifiche dell’articolo 18. Ma è giusto fissarsi sull’articolo 18? Possibile che per agevolare le assunzioni si debbono agevolare i licenziamenti? Non penso! Anzi, è proprio in un periodo dove il lavoro scarseggia che il lavoro va tutelato maggiormente. Le agevolazioni per il ritorno degli investimenti nel nostro Paese e per evitare che le nostre industrie se ne vadano all’estero e per proteggere i nostri prodotti nazionali ed europei da mercati sleali sono altre. Se vi è qualche cosa da aggiustare sulla normativa di questo articolo si può modificare, ma la tutela del lavoro e del lavoratore non deve mai essere messa in discussione né creare condizioni che possano creare appiattimento ed impossibilità di difendere i propri diritti. In fase parlamentare le parti politiche hanno la funzione e la possibilità di effettuare emendamenti al disegno di legge proposto sulla riforma del lavoro, anche di difendere la normativa attuale dell’articolo 18, estenderla, modificarla, e valutare altri temi e proporre miglioramenti.
02/04/2012 Angela Pensword