mercoledì 29 agosto 2012

Riforma elettorale: Premio di maggioranza al partito od alla coalizione? Riflessione personale

Premesso che sono personalmente contraria al premio di maggioranza, in ogni forma, sia esso destinato ad un partito o ad una coalizione, se devo proprio scegliere, tra le due soluzioni ritengo sia più giusto destinare il premio alla coalizione. È la coalizione che vince, e quindi è la coalizione che si merita il premio, suddiviso tra le rispettive forze che la formano. Insomma, nel momento in cui nascono le coalizioni nasce automaticamente anche il loro diritto a ricevere il premio di maggioranza.
Questo in base ad un ragionamento logico. Ma non sempre ciò che è più logico o giusto è anche più conveniente. È troppo comodo infatti formare insieme qualcosa senza poi dividerne i vantaggi.  
Il premio di maggioranza falsa la reale espressione popolare democratica della percentuale del risultato. Le alleanze falsano la reale espressione del pensiero degli alleati e creando dei vincoli troppo stretti snaturano la diversità partitica. Del resto non avrebbe senso formare un insieme anche se disomogeneo ed andare dopo ognuno per conto proprio. La diversità nel rispetto reciproco non presuppone alleanze forzose, ma opinioni diverse confrontate con obiettività e rispetto reciproco nella libertà di espressione. Concetto applicabile all’intero Parlamento.
Ma sia le coalizioni e sia il premio di maggioranza sono escamotage per dare maggiore governabilità alla legislatura. In pratica sono delle toppe a dei difetti di relazione umana. È brutto constatare che per avere una governabilità, tra l’altro effimera e basata sullo scontro, l’uomo si deve appoggiare a degli escamotage.
Il proporzionale puro è la vera espressione democratica del voto!
(A Pensword)
29/08/2012

martedì 28 agosto 2012

LA TASSA EFFERVESCENTE

L’ultima trovata del governo tecnico Monti (ma ne seguiranno certamente anche altre di idee dopo di questa) per raggiungere il pareggio di bilancio è tassare le bollicine delle bibite gassate. Se ormai non mi fossi assuefatta alla certezza che la realtà che stiamo vivendo è realtà e non un sogno, anzi incubo, non avrei potuto credere alle mie orecchie. Quando un Governo arriva a tassare le bollicine, quelle cosette piene d’aria, vuole dire che sta raschiando il fondo e l’irreale. Ma questo è già stato detto quando è stata fatta la proposta di abolire le festività incorporandole vicino al fine settimana in modo da diminuire i ponti ed aumentare il PIL. Tale precedente proposta per fortuna non è stata accettata. Rosicchiare qualche ora lavorativa per aumentare il PIL è espressione, oltre del fatto che il PIL non è in coma ma è semplicemente morto, anche di una mentalità economica e sociale contemporanea sbagliata, nella quale tutto viene fatto in funzione del soldo e poco in funzione dell’equilibrio. Questa mentalità è la base di molti problemi economici, sociali, ed ambientali, con effetto boomerang, che abbiamo avuto, che abbiamo, e che avremo.
Per reperire denaro a favore del pareggio di bilancio il Governo sta mettendo mano un po’ dovunque, anche sulle bollicine, cercandole di acchiappare una per una. La spiegazione data a tale idea (così mi pare di aver capito) è che esse vengono considerate un lusso, e quindi sono tassabili. A parte il fatto che una mentalità che tende a punire il lusso è di per sé una mentalità repressiva e limitata, in questa proposta c’è qualche cosa che non và. Sono gli sprechi che vanno puniti ed evitati. Il governo tecnico si sta muovendo anche in tale direzione.  
Reperire soldi per il pareggio del debito non può derivare da sterili escamotage come l’aumento della benzina, l’aumento delle tasse o dal metterne di nuove. Questi espedienti sono solo un battere di cassa che produce un benefit nel presente Questi espedienti costituiscono  maggiori costi che gravano sulla popolazione e sull’economia, contribuendo ad aumentare la recessione. Reperire soldi per il pareggio di bilancio deve derivare da modifiche strutturali con beneficio per il futuro.
Forse è il caso di iniziare a pensare di raggiungere il pareggio di bilancio in più tempo, facendo respirare l’economia riducendo i costi e le tasse, attuando maggiormente quelle modifiche strutturali volte ad eliminare gli sprechi e ad ottimizzare il servizio, soprattutto nel settore della politica, ed attuando impostazioni di strategie  a medio e lungo termine a favore della economia e della società. Ma non tutte queste pietanze sono state portate sul tavolo.
È proprio il caso di dire che non siamo alla frutta, ma che siamo alle bollicine!
Angela Pensword 28/08/2012
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Politica e critica

Ora i partiti criticano il Governo Monti per la eccessiva tassazione e su altri eventuali argomenti, prendendosi l’arroganza di segnalare soluzioni scontate e valide. Tali critiche sono anche giustificate. Ma si sono scordati che prima gestivano loro il potere politico? Si sono scordati che se abbiamo un governo tecnico è perché la politica (tutta) ha fallito nella propria gestione? Si rendono conto di ciò che è stato fatto (purtroppo) e di ciò che non è stato fatto (sempre purtroppo) negli anni dei governi precedenti? Hanno risolto le loro problematiche, comportamenti, mentalità? Sanno quale può essere una buona strategia per impostare la gestione di un Paese (statisti cercasi)? Ed i loro attriti distruttivi e le loro lotte di potere? Sono ora (prossimamente) in grado di governare? Tanta competenza suona male in chi poteva fare e non ha fatto.
28/08/2012

La soluzione alla crisi europea vista da un bambino semplice

Per sorridere un po’ … Ma se uno Stato può non pagare il debito solo in caso di default, allora la soluzione della crisi in Europa e negli Stati è semplice ! Si dichiara tutti fallimento, si esce tutti dall’Europa, e poi ci si rimette tutti insieme formando una nuova Europa con il debito azzerato !
27/08/2012

Il caos e la birra

Quando il caos supera il livello di guardia non è più gestibile, come la schiuma della birra quando esce dal bicchiere. Ed il caos non gestito ma aumentato, ossia la mala gestione delle cose, come mettere la birra senza tenere conto di dove finisce il bicchiere, supera sempre il livello di guardia.
27/08/2012

Società: un giardino incolto

Oramai la nostra società, la nostra politica, le nostre strutture, i nostri servizi, sono spesso un campo incolto, dove sono nate erbacce e rovi, senza ordine, senza acqua, nel caos. Una squadra di giardinieri ci metterà un po’ a risistemare le cose. Ma ci sono poi i giardinieri? Nella prossima legislatura dobbiamo sceglierli bene !
27/08/2012

lunedì 27 agosto 2012

Elsa Fornero al Meeting di Rimini: detassazione ed apprendistato

Nel Meeting annuale di Comunione e Liberazione di Rimini il Ministro Elsa Fornero si è sbilanciata a favore di una detassazione sulle imprese che investono nel fattore umano, volta ad incentivare la crescita economica ed a contrastare il precariato. Espressa l’importanza dell’apprendistato e la necessità di controllo del corretto comportamento delle aziende. Buone intuizioni successivamente smorzate dal Ministro Grilli: mancano le risorse.
Nel Meeting annuale di Comunione e Liberazione svoltosi a Rimini in agosto l’intervento del Ministro Elsa Fornero è stato all’insegna della speranza e dell’ottimismo. Con la naturalezza e la positività tipica del dopo vacanze il Ministro ha voluto sottolineare quanto per lei sia importante il fattore “apprendistato” nel rapporto di lavoro. L’apprendistato forma la professionalità e la competenza del lavoratore e corrisponde ad un investimento sulla produttività. Il Ministro Fornero si è sbilanciata in considerazioni propositive per il futuro e nella volontà di abbassare le tasse alle imprese che investono nel fattore umano, ribadendo l’obiettivo di contrastare il precariato. Ha sottolineato quanto è importante che ci sia un controllo sulle aziende per evitare che si ripeta il passaggio di testimone tra un precario ed un altro, consuetudine attuata dalle società finora nel perenne ricambio degli interinali. È ovvio, ha puntualizzato sempre la Fornero, che se si dà un benefit alle aziende come sgravio fiscale si chiede ad esse una contropartita, che corrisponderebbe alla assunzione di almeno una parte dei precari che fanno apprendistato. Anche il Ministro Corrado Passera nel proprio intervento ha evidenziato come il carico fiscale sia esagerato e di come ritenga importante per incentivare la produzione ed il lavoro attuare una defiscalizzazione, ed ha esposto dei progetti al riguardo.
Purtroppo tale energia solare positiva ed estiva della Fornero è stata smorzata dal vento tiepido ed autunnale del Ministro dell’economia e delle finanze Vittorio Grilli. Egli ha fatto intendere che non vi sono le risorse per presupporre ad un intervento di taglio alle tasse per il momento, neanche ristretto a dei soli settori, e che il pareggio di bilancio nel 2013 è prioritario. La brezza marina è stata spazzata via velocemente. Del resto il Ministro Fornero vedeva la propria proposta nell’ambito della discussione per la crescita voluta da Monti nel Cdm post ferie svoltosi venerdì 24 agosto 2012.
Le idee pensate dal Ministro Fornero sono delle proposte concrete che avrebbero, se applicate, una valenza positiva per la crescita. È quindi sperabile che si faccia qualche cosa in questa direzione, anche se dovesse significare un rallentamento sul pareggio di bilancio. È vero che gli interessi passivi sul debito mangiano i benefici di politiche di sviluppo. Ma è anche vero che senza uno stimolo vero alla crescita ci invilupperemo sempre più nella spirale della recessione.
Angela Pensword 25/08/2012

domenica 26 agosto 2012

Italia e lavoro

(Riporto la parte finale del mio post PERICOLO TERRORISMO   del 18/05/2012).
 … “Bisogna incentivare maggiormente il lavoro delle persone e la salute delle imprese. Maggiori sgravi fiscali per le aziende che assumono, e saldare i debiti che lo Stato ha verso molte aziende che hanno lavorato per il sistema pubblico statale ed impostare il sistema dei pagamenti dei debiti statali in futuro in modo immediato come per i crediti che lo Stato esige. Ridurre la pressione fiscale sul costo del singolo lavoratore in generale, anche dei vecchi lavoratori. In questo modo la busta paga avrà una suddivisione diversa, dove lo Stato prende di meno, ma la azienda ha un minore costo che può diventare in parte maggiore guadagno per l’azienda stessa ed in parte maggiore guadagno per il dipendente stesso in busta paga. Ciò stimolerebbe la crescita e l’economia. Certo i soldi che lo Stato non incassa dalla pressione fiscale sui lavoratori, che in parte sono rivolti alla futura pensione del lavoratore stesso, dovranno essere recuperati da altre parti, quindi da minori costi e sprechi dello Stato e da una migliore gestione dei soldi pubblici.” …
Angela Pensword  25/08/2012

martedì 21 agosto 2012

Ma uscire dall’euro risolverebbe tutti i problemi?

È vero che si annullerebbe il debito, ma poi? Se non si cambia prima di tutto la mentalità di gestione politica, tolto un debito se ne farà un altro. Il debito pubblico, quanto rimane entro certi margini, ha anche una valenza economica positiva perché sono risorse che dovrebbero essere convogliate in sani investimenti ed in ricerca, in attività volte nella produzione di futura ricchezza e di una qualità di vita migliore. Ma se la gestione del debito, e quindi se la gestione politica nazionale non ha una mentalità sana, tale debito verrà solo aumentato senza produrre niente, come capitato in passato.
Angela Pensword

Italia: statisti cercasi

La delusione verso la politica e verso la classe politica degli ultimi 40 anni è tangibile. I partiti cercano di recuperare terreno. Ora si ritorna a pensare a De Gasperi, alla moralità, all’etica. Ma non ci si poteva pensare prima? Evidentemente non era possibile. Anche se qualcuno avesse voluto scardinare una casta ed il suo immobilismo di pensiero non lo avrebbe potuto fare Forse il sistema era troppo mastodontico ed immobilizzato in consuetudini di connivenza e di convenienza, di compravendita di voti e di favori, di interessi personali, di assunzioni per raccomandazione, di legami e vincoli con alleati politici, di una mentalità politica dell’ostruzionismo per affossare l’avversario politico e non della costruzione nella obiettività e nel rispetto reciproco delle diversità altrui, in una macchina burocratica arrugginita e non veloce, di una mentalità politica miope come strategie ed impostazioni nazionali.
Forse tale miopia è derivata dalla troppa connivenza tra politica, economia, e settore bancario, causato da scambi di favori e promesse di voto e di altri interessi, dal fatto che moltissime cariche dirigenziali nelle società sono in realtà incarichi politici, poltrone scaldate e scrivanie e teste inutilizzate. Se ne è parlato tanto anche di questo aspetto ultimamente, e questi sono i costi del personale sui quali bisogna agire invece che sempre sulle ultime rotelline del carro che sopportano sempre il peso maggiore. Senza contare lo sperpero dei soldi pubblici e privati per le mega buone uscite dei mega dirigenti ed amministratori delegati che vengono liquidati, dopo avere realizzato in quella azienda l’economia contemporanea miope vorace ed immediata, per andare a fare danno in qualche altra grande azienda. Se la connivenza ci deve stare dovrebbe essere una connivenza che preveda l’impostazione di strategie politiche economiche e sociali a media e lunga scadenza, ma dovrebbero essere impostazioni, investimenti e ricerche reali, e non solo di facciata e per prendere sovvenzioni. Quante buone scoperte energetiche sono tuttora chiuse nei cassetti? Ma perché non sono state realizzate per anni in passato?
Probabilmente ci vuole una preparazione migliore, una scuola di politica che in base a dei programmi di corso analizzi obiettivamente il passato, che apra le menti attraverso l’analisi storica, che parli di etica, che dia degli obiettivi universali di buona gestione, e di buon comportamento. Ma ci sono persone che non sono in grado di recepire, ed altre che hanno già dentro di se lo spessore adatto. In definitiva in politica … statisti cercasi!
Angela Pensword 21/08/2012

Articolo di Sonia Savioli del 20 08 2012 sul clima

Vi segnalo un articolo molto bello ed interessante scritto da Sonia Savioli del 20/08/2012 sulla rivista web Il Cambiamento dal titolo GLI ALBERI STANNO MORENDO. COSA POSSIAMO FARE? 

Buona lettura. Angela


Politica: Riflessione 20 08 2012

Il concetto è questo: Se ci sono delle regole etiche da rispettare e degli obiettivi comuni super parte da raggiungere, e si opera tutti in base ad un comportamento corretto nel rispetto reciproco, allora potrebbe essere indifferente quale personaggio politico si propone per fare politica in quanto, entro il proprio schieramento e seguendo le proprie idee politiche e di soluzione, tutti si comporterebbero in base ad una operatività positiva. Questo in teoria ed in un mondo perfetto ed uniformemente positivo, in un mondo astratto. In pratica non sarà mai così. Forse non ci sono regole, forse non c’è etica, e forse non ci sono obiettivi da raggiungere.

lunedì 20 agosto 2012

Italia: scenario di una possibile fine

Finché lo pseudo ordine di unità statale, unitamente allo Stato stesso, continuerà ad esistere saremo, anche se disordinati, un’unità con dei riferimenti ed una struttura, e quindi anche con una identità. Ma se l’unità d’Italia dovesse essere divisa si amplificherebbero le differenze tra le varie regioni, o meglio, non tra le regioni politiche, ma tra quelle zone geografiche che per caratteristiche, per economia, per mentalità e per cultura hanno già differenze sostanziali. Ci potremmo trovare di fronte uno stivale geografico formato da diverse realtà e da diverse forze che non è detto che stiano in equilibrio tra loro
Ciò che noi italiani potremmo vedere da qui a breve non è solo la fine della Europa ma anche la fine dell’Italia. L’Italia si trova in un periodo storico particolare. È un momento di cambiamento globale, e l’Italia è per motivi suoi interni estremamente vulnerabile. Si trova in un contesto di crisi economica internazionale ed europeo, ha nel suo interno malumori e forze secessioniste quali la Lega Nord, ed ha la popolazione che sta vivendo sia una grande crisi economica interna, con perdita di benessere, di prospettive, di servizi, di lavoro, e con un forte aumento della pressione fiscale, e sia una crisi politica dovuta alla delusione per la gestione politica nazionale degli ultimi 50 anni, alla incapacità nel presente sempre da parte della casta di attuare le proprie riforme politiche, ed alla conseguente sfiducia per ciò che concerne la gestione politica futura.
Ciò che potrebbe portare alla fine dell’Italia, e si tratta di una analisi ipotetica, è la coesistenza di tre fattori principali:
1)      L’uscita dall’Europa o dall’euro.
2)      La presenza di spinte e forze secessioniste quali la Lega Nord.
3)      La popolazione che perde sempre di più il proprio benessere ed il sorgere di una guerra civile. .
Se non si riesce a risolvere a breve la crisi europea attuando quelle impostazioni e modifiche necessarie allora la fine dell’euro potrebbe essere inevitabile. Oppure potrebbe essere l’Italia a volere uscire dall’euro. O potrebbe scoppiare una guerra civile in Italia prima che l’Italia decida di uscire dall’Europa. Quale migliore occasione dell’uscita dall’Europa, di un cambio di moneta, o di una guerra civile, per slegarsi dal resto d’Italia? Ecco che il nord si staccherebbe seguito a ruota da altre realtà nel resto d’Italia. Ma allora perché non formare ulteriormente altre piccole realtà indipendenti come la Repubblica di San Marino? È un’ipotesi e per questo è anche una possibilità che a molti comuni potrebbe venire in mente. Ecco che da una divisione si potrebbe arrivare ad una frammentazione. Penso che questo ultimo passaggio sia poco probabile, almeno non probabile prossimamente. Ma penso che una volta che l’Italia, dato i problemi di gestione, di differenze, e di incapacità di impostare strategie positive comuni, una volta  tornata solo Italia senza un’identità politica anche europea, è molto probabile che scivoli in guerra civile ed in secessione.
Potremmo avere una scissione pacifica del nord, ossia di quella parte che ora si fa chiamare Padania, ed avere nel centro e nel sud altre realtà , con le isole Sicilia e Sardegna separate ovviamente. Ciò sarebbe subito successivo ad una eventuale scissione del nord. Ma prima che si possano formare queste nuove realtà politiche e statali con una loro specifica identità ci vorrà un po’ di tempo. Ed anche ammesso e sperato che ciò avvenga con equilibrio e rispetto reciproco come sperabile, una volta costituite queste nuove realtà slegate ed indipendenti, saranno esse capaci di andare d’accordo all’interno dello stivale geografico? Conoscendo l’uomo penso proprio di no. Come ex Italia ci potremmo trovare a fare la fine della ex Jugoslavia, la quale, una volta terminata la centralità, è ora scomparsa come Stato ed al suo posto esistono 6 nuovi Stati. Tali Stati della ex Jugoslavia si sono formati con cruente lotte. Noi ne potremmo avere due, una guerra civile iniziale e breve che porta alla costituzione di 4 oppure di 5 Stati nell’ex territorio italiano e, dopo un periodo di relativa pace, una guerra nella parte bassa dello stivale che vuole espandersi verso l’alto. Senza una regolamentazione europea che impone il rispetto di diverse regole tra le quali anche quella di non invadere un Paese amico l’essere umano italiano è lasciato alla mercé del più forte, nella più completa anarchia. O peggio ancora, potremmo diventare preda, punto di appoggio e di espansione, di culture molto diverse da quella nostra. Anche per questo motivo l’Unione Europea ha tutto l’interesse a non lasciare uscire dall’Europa quegli Stati posti al confine con tutto il resto che non si chiama Europa. Potrebbe anche andare tutto bene, con la costituzione di Stati diversi sul territorio italiano in modo pacifico, Stati che vengono poi governati bene dalle rispettive centralità, e senza guerre successive.
Personalmente penso che sarebbe meglio avere una Italia unica ed una Europa unita, dato che l’unione fa la forza, e migliorare l’interno dei Paesi e l’Europa dove c’è da migliorare. Ma non so se è possibile. Forse c’è troppo da migliorare, almeno a livello nazionale (e non siamo gli unici).
Angela Pensword 20/08/2012

giovedì 9 agosto 2012

Politica: le acque si agitano

Incredibile! I partiti prima hanno fatto posto al Governo tecnico Monti che li ha sollevati da una responsabilità grande e da una bagarre di lancio di gessetti nell’anarchia più assoluta che contribuiva a crescere l’impossibilità della politica di gestire il Paese ed ora, che il mare sembra, solo apparentemente, più calmo, si aggirano come squali pronti a colpire la preda nel momento giusto. Quando? Possibilmente prima di fare altre riforme che ledano altri loro interessi, privilegi e poteri. Fiutano l’acqua come segugi, pronti ad affondare la zattera del governo Monti quando egli avrà una debolezza o quando ad essi converrà attaccare. Perché? Per riprendersi il potere. Nessuno vuole togliere loro, agli esponenti politici, il potere: è giusto che siano i rappresentanti del popolo, e scelti dal popolo, a governare. Si vuole solo essere sicuri che, escluse le colpe internazionali non loro, essi abbiano imparato dai propri errori di gestione del bene collettivo, e rimosso la prassi della staticità politica e della “panza fatti capanna in modo esagerato” (è corretto ribadire che ci sono anche politici seri e preparati). Ma avranno imparato dagli errori? Ne saranno ora capaci? … Qualunque potere usato male è dannoso, soprattutto quello che gestisce persone, strutture, futuro e Nazione. A parte la gaffe di Monti (come descritta dalle fonti mediatiche) sulla considerazione dello spread a 1200 punti nel caso fosse avvenuta la prosecuzione del governo precedente, considerazione che si può più o meno condividere mettendoci dentro tutta la situazione politica italiana e la crisi internazionale, i mal di pancia estivi dei partiti si fanno sentire contribuendo ad agitare le acque e causando un leggero mal di mare anche a noi (alla nausea oramai ci siamo abituati). L’ideale sarebbe arrivare alla scadenza naturale del mandato del governo tecnico, come prestabilito, anche per una questione di stabilità politica italiana a livello internazionale, sperare che Monti ed il suo governo facciano quelle scelte giuste ed impostazioni di strategie nazionali valide, aiutati anche dai suggerimenti di una valida classe politica che così farebbe anche il lavoro per il quale è pagata. Ma questo è un sogno ovviamente. La realtà è sempre diversa dalla fantasia, ed è anche più complicata. Quindi non vorrei che questa estate sia: la calma prima della tempesta.
Angela Pensword    09/08/2012

Il mercato della politica

Mi scuso in anticipo dei paragoni. Forse data l’ora tarda ho lasciato andare la penna senza tanti problemi … divertendomi un po’ ... nel descrivere personaggi e situazioni
Il motto del politico è “scansati e fammi posto!”. Questo è riferito sia agli avversari politici di altri partiti, e sia a quelli del proprio partito. Il politico è un animale molto territoriale, ed il territorio che difende non è costituito da femmine ma da votanti. I colleghi di partito inoltre vanno a bere anche alla stessa fonte. Del resto il fatto di doversi rendere gradevole agli elettori è di per sé un fatto positivo in quanto lo spinge (dovrebbe) a tirare fuori i suoi lati migliori, in base al principio della domanda e della offerta nel libero mercato. Ma purtroppo non è sempre così, ed il mercato è spesso falsato da accordi sotto banco del tipo “se tu mi compri cinque mele io ti regalo anche tre pere”. È ovvio che il cliente va dove l’offerta è migliore. Questo è il principio economico della libera concorrenza. Il principio sarebbe giusto, ma spesso non si basa sul prodotto migliore di qualità ma dal numero di gadget che si possono ottenere. Quindi in realtà una grande fetta di responsabilità sulla qualità della spesa finale ce l’ha il compratore, ossia il votante. Molte persone hanno sempre votato in buona fede, per convinzione e programmi. Ma ora si sono stancate dei risultati di gestione, ed il merito dell’apertura degli occhi e della presa di coscienza della realtà è proprio della crisi internazionale. Quindi c’è la speranza che ci sia un bel cambio e molta frutta nuova sui banchi.
Ma il politico che conosciamo noi non è uno stupido, ed è già pronto a riciclarsi, trasformandosi da peperone a zucchina. Sono in filiera già molte liste civiche che, apparentemente slegate da un partito, sono subdolamente legate ad un partito principale nel quale faranno confluire la loro potenza di mercato. Niente in contrario in questo, può essere anche un fatto positivo, basta sapere prima chi in realtà si sta appoggiando per potere decidere lucidamente. Sarebbe irreale avere comprato delle melanzane e ritrovarsi nella busta della spesa dei cetrioli. Ma tutto capita a questo mondo.
Angela Pensword 09/08/2012

La politica e le alleanze

Gran parte della fatica del periodo preelettorale è destinata dai partiti alla messa a punto delle alleanze. Le alleanze si fanno non tanto per similitudine di obiettivi ma per convenienza politica di partito. Si stringono per prendere più voti, per diventare un blocco politico più forte delle forze politiche avversarie. Ma serviranno poi queste alleanze? Esse possono anche avere una valenza di governabilità, ma poi sono vincolanti per i sottoscrittori, e spesso risultano troppo strette. Del resto a che serve essere due cose diverse se poi la si deve pensare ugualmente sulla stessa cosa? Come quale è il valore di essere alleati se poi la si può pensare diversamente sulla stessa cosa e votare di conseguenza? Ecco che la governabilità non la dà quindi l’alleanza od il sistema politico, ma la maturità del fare politica e del rapportarsi tra forze avverse in un discorso unitario di bene comune nel rispetto delle differenze. Insomma utopia pura! Ma questa sarebbe la vera democrazia. E la vera democrazia si esprime nel proporzionale puro e secco, senza premio di maggioranza e senza alleanze, dove il risultato elettorale è la vera espressione popolare. In questa democrazia Deputati e Senatori si rapportano nelle loro camere istituzionali nel rispetto reciproco e democraticamente, approvando di volta in volta per maggioranza le varie legiferazioni. Questo sarebbe impostato anche se vi fosse una unica Camera istituzionale. E per cinque anni il governo non può cadere. Perché mai dovrebbe cadere infatti? Vorrebbe dire essere una squadra, anche se non la si pensa sempre nello stesso modo. Come già scritto in un mio articolo del 1995 nel Parlamento si sarebbe una squadra, ognuno con le proprie idee e con il proprio ruolo, ma con un obiettivo in comune, il bene del Paese. Si sarebbe come undici giocatori che insieme interagiscono, con un unico obiettivo, fare goal. Si sarebbe una unica entità diversificata nella sua espressione. Si sarebbe una unica alleanza nel rispetto delle differenze. In pratica non avrebbero motivo di esistere le alleanze, non esisterebbero alleanze precostituite ma si formerebbero di volta in volta in base a coscienza. Ma tutto questo presuppone una maturità politica ed un equilibrio mentale politico che ancora  è inimmaginabile, e che forse non esisterà mai. In effetti il proporzionale puro è già stato alla base di un sistema di governo, ed è stato ingestibile, con governi che duravano pochi mesi e che poi sistematicamente abortivano. Per questo si è cambiato sistema passando al maggioritario, che a sua volta ha portato al bipolarismo. Ma il bipolarismo è spesso espressione di pura ed ottusa contrapposizione, dove in campo ci sono due squadre avverse, con ostruzionismo da una parte e prepotenza da un’altra, zero dialogo e veleno per contorno. Quindi anche il bipolarismo così vissuto è in realtà male gestito, con molte palle fuori porta, sgambetti e falli tra giocatori con la stessa maglietta. Anche se più governabile. Insomma, in definitiva si torna alla stessa cruda analisi della realtà, che per migliorare le forme di espressione umana, siano esse istituzionali, di sistema, commerciali, economiche, energetiche, o altro, bisogna prima migliorare l’uomo. E qui l’impresa è veramente ardua in generale.
Angela Pensword  09/08/2012

mercoledì 8 agosto 2012

Riflessioni (da Diario) 08/08/2012

Sono stanca. Ci sono cose che non condivido e che reputo assurde. Leggo oggi 08/08/2012 l’articolo su Libero di Marco Capizzi “il lato oscuro dei giochi. Così la Cina fabbrica le sue medaglie”  e rimango colpita dalle immagini e dalle procedure descritte.
Ciò lede i diritti umani. Come affermato da Capizzi ci sono degli “allenamenti che diventano torture”. Non vi è scusante per sottoporre ad uno stress fisico e mentale delle piccole creature. Non vi sarebbe nemmeno per un adulto. L’esagerazione fa sempre male e spesso è la causa di molti problemi e squilibri che l’uomo esprime nella propria società globale.
Ma la mentalità cinese è anche questa. Forse noi siamo peggiori in altre cose, anzi certamente, ma questo tipo di allenamenti non lo esprimiamo fortunatamente. Ricorda, ma non ne so molto al riguardo, gli allenamenti della vecchia URSS dove in alcuni casi atleti sono stati sottoposti a trattamenti ormonali da parte dei loro medici ed allenatori tanto da cambiare sesso, dove il fine giustificava i mezzi, o meglio dove sono stati usati dei mezzi in modo incurante delle conseguenze che tali pratiche avrebbero avuto nel tempo sugli atleti, e tutto per affermare una supremazia sportiva che in realtà voleva esprimere più che altro una supremazia politica. Ma l’uso di ormoni, l’uso di doping, l’uso di allenamenti esagerati che sono torture fisiche e mentali, sono tutti trucchi ed abusi ed espressioni di un non equilibrio umano e sportivo, e per questo, anche se i risultati ci sono, moralmente i risultati sportivi andrebbero considerati nulli.
Nell’antica Grecia le Olimpiadi erano considerate sacre tanto che si fermavano anche le guerre per partecipare ai giochi. Lo spirito sportivo si esprime in una giusta e sana competizione. Anche ammesso ed ipotizzato che nell’antichità vi fossero delle sostanze dopanti che non potevano certo essere la marmellata od una sana bistecca, una cosa sono le sostanze dopanti prese coscientemente, ed una cosa sono gli allenamenti visti su questi bambini che snaturano il corpo stesso e l’età del gioco.
Anche in occidente abbiamo casi, non solamente sportivi, di genitori che pretendono dai figli risultati oltre il limite riversando su di essi una propria personale rivalsa sulla vita calpestando il rispetto della vita dei figli. Per opposto abbiamo anche genitori che pretendono troppo poco dai propri figli, permettendogli tutto anche insegnandogli il non rispetto verso le altre persone, verso le cose e verso gli altri animali. Purtroppo, in entrambi i casi, chi ha la capacità di capire i propri sbagli ha la capacità di correggersi e di migliorare, e chi non ha la capacità di capire i propri sbagli non ha la capacità di migliorare.
Possibile che l’uomo non riesce a migliorare in modo onesto e con equilibrio senza pretendere troppo da se stesso? L’evoluzione dell’uomo non corrisponde anche ad esprimere il meglio di se con equilibrio e nel rispetto dell’uomo stesso, oltre che dell’ambiente?
08/08/2012