martedì 30 ottobre 2012

PDL Renzi Grillo Panoramica politica

Il problema del PDL è il programma. Dicono che abbasseranno le tasse ma non viene detto da dove si prenderanno i soldi per garantire quel fantasma dei servizi che oramai sono rimasti ai cittadini. È in programma il dimezzamento dei Parlamentari? Quali sono le strategie di gestione del Paese che il Pdl vorrà approntare e con che tempi di prospettiva? Queste domande andrebbero poste ad ogni partito. Ed ogni partito dovrebbe avere la decenza di darci la risposte. Ma non vi è una mentalità dinamica nella politica nostrana, abituata a rimanere immobile nelle proprie consuetudini, nella propria inerzia e sicurezza, nei propri interessi e connivenze, nella concordata mentalità di non cantare fuori dal coro andando tutti d’accordo esprimendo quindi una mentalità priva di iniziativa strategica (a meno che questa non fosse stimolata da interessi). Da poco dopo la fine della seconda guerra mondiale (perché inizialmente invece la politica aveva dato delle buone impostazioni)  si è rimasti bloccati sotto una cappa politica, e da allora la classe politica ha iniziato a mettere le distanze dalla popolazione, perdendo una delle sue principali funzioni (ossia la gestione e lo sviluppo del Paese) e cominciando a pensare solo ai propri interessi ed a gonfiarsi i privilegi. Attualmente Renzi (PD) esprime una ventata di novità, e non solo per la giovane età, ma perché rappresenta una mentalità libera e con spirito di iniziativa, fuori dai diktat piramidali del partito, e quindi fuori dalla cappa. Probabilmente è anche per questo che non è ben visto all’interno del suo partito, ma molto ben visto dagli elettori sia di centrodestra e sia della sinistra e del centrosinistra. Renzi è un esponente di quel dinamismo politico e di una mentalità ampia e costruttiva di cui abbiamo bisogno. Certamente (e fortunatamente) vi sono nel sottobosco anche altri esponenti di tale mentalità. Un’altra forza innovativa è espressa dal Movimento 5 Stelle di Grillo. In pochi anni è diventato una forza politica dirompente, e continua a crescere nel consenso. Un voto ed un movimento di protesta (ben giustificata).. Il consenso di Grillo affonda le sue radici nella cattiva gestione e nel cattivo comportamento della classe politica. Infatti se non ci fosse motivo (causa) di protestare e di evidenziare situazioni non ci sarebbe (l’effetto) della protesta. I maggiori alleati di Grillo sono stati i partiti stessi. Ma oltre al motivo di protesta politica il Movimento 5 Stelle propone dei cambiamenti e delle tematiche importanti di impostazione e di gestione politica. Il fatto che persone nuove, i cittadini stessi, che non parlano e che non pensano politichese, si mettano a fare politica, è un fatto importante ed interessante che azzera la distanza tra la politica e la popolazione. Per certi versi con il Movimento 5 Stelle di Grillo la popolazione si è riappropriata delle istituzioni. La volontà dei cittadini di una migliore gestione del Paese da parte della classe politica è evidente, e lo si evince dagli ultimi risultati elettorali, dalle elezioni amministrative di maggio 2012 alle recenti regionali in Sicilia di fine ottobre 2012, e dall’alta percentuale di astensionismo. È sperabile che questa volontà popolare che si esprime con un voto penalizzante per i partiti classici faccia cambiare mentalità al mondo della politica. Quindi Grillo può rappresentare una spinta positiva per la politica italiana, sia per alcune delle tematiche che propone e sia perché spinge inevitabilmente i partiti classici ad evolversi positivamente per recuperare terreno.

Angela Pensword 30/10/2012

Elezioni regionali siciliane 2012

In questo ultimo fine settimana di ottobre 2012 si sono svolte le elezioni regionali in Sicilia. Il risultato che ne esce fuori è un'altra rivoluzione politica rispetto ai classici risultati elettorali degli scorsi anni. Le caratteristiche di queste elezioni sono quattro:
1)      Il centrodestra perde la Sicilia dopo anni di predominio indiscusso, penalizzato anche dalla divisione tra due candidati.
2)      Vince Rosario Crocetta, candidato sostenuto dal PD in unione con l’UDC, e si tratta di una vittoria storica per il PD in quella regione.
3)      Si è avuta una percentuale di astensionismo del 52,57%, a dimostrazione della disaffezione della popolazione verso la politica e verso la gestione dei partiti classici.
4)      Il Movimento 5 Stelle riscuote un notevole consenso e come incremento risulta lui il vero vincitore politico in queste elezioni siciliane.
Ma i partiti classici si sono chiesti il perché di questo risultato? Il voto ai grillini, ed in questo caso a Giovanni Cancelleri, è un voto di protesta ma anche di proposte Una protesta contro una gestione politica che non piace più. L’Italia è ridotta in condizioni critiche, e la Sicilia  è ridotta anche essa in condizioni critiche, e non solo per colpa di una gestione nazionale ma soprattutto per la gestione locale. La politica ha la funzione di gestire le risorse nazionali (nel caso del Parlamento) e regionali nel caso della Regione. Quando Grillo è approdato in Sicilia nei suoi discorsi ha sottolineato le caratteristiche e le risorse della Sicilia, e di quanto esse non siano state valorizzate dalle gestioni politiche precedenti. Che le perone si siano scociate di una realtà siciliana così organizzata? La Sicilia è dei siciliani. Sono loro che hanno votato in precedenza, e sono loro che hanno deciso di non votare in questa occasione o di votare facendo emergere il risultato che ne è conseguito.
In base alla suddivisione dei voti al neo Presidente di regione Rosario Crocetta mancano 7 seggi per avere la maggioranza, e quindi per disporre di una governabilità tranquilla.
Non sarà la volta che imparano a dialogare? Perché ci deve essere per forza una maggioranza e per forza una opposizione? Se ogni parte politica si confrontasse con rispetto e nel dialogo, pensando al bene del Paese (o della Regione) e soprattutto senza limitarsi agli interessi personali e di parte (ma qua si ritorna all’utopia, sia regionale che nazionale), non ci sarebbe bisogno né di una maggioranza che sfocia poi nella prepotenza e né di una opposizione che sfocia poi nell’ostruzionismo (la cui somma porta al fallimento del bipolarismo).
Rosario Crocetta ha già asserito di non essere disponibile ad inciuci, ponendo le basi per un modo operandi limpido. Questa mancanza di disponibilità  non vuole dire che non possa essere disponibile al dialogo. Dell’’intervista post elettorale a Giovanni Cancelleri del M5S mi hanno colpito positivamente due suoi propositi. Il primo riguarda la volontà di non stipulare alcuna alleanza. La seconda di essere disponibile ad un dialogo costruttivo sperando di ricevere la stessa disponibilità per le proposte che il M5S farà.
La gestione politica regionale siciliana è una situazione che sarà interessante seguire prossimamente nel suo evolversi.
Angela Pensword 30/10/2012

sabato 27 ottobre 2012

Renzi Bersani e Vendola: dialoghi e monologhi

 Ma se Renzi costituisse una nave politica tutta propria, Bersani, Vendola, e altri esponenti del PD, continuerebbero con l’andare contro Renzi, come contro altri personaggi politici, solo per interesse di parte e continuando in un discorso distruttivo di come si è fatta politica fino ad ora? E che fine ha fatto quella maturità politica appena dimostrata nel periodo del governo tecnico sotto il quale i vari partiti e le varie frange hanno iniziato a dialogare e non solamente a rapportarsi in uno scontro distruttivo? Ci siamo scordati il clima di astio politico precedente al Governo tecnico? Maturità solo apparente probabilmente, dato che sotto al governo tecnico i partiti politici non avevano bisogno di demonizzarsi a vicenda per fagocitare il proprio elettorato ma anzi, al contrario, data la sfiducia dall’elettorato, il fallimento della politica, e la problematicità della crisi (ingestibile da un governo politico) dovevano dimostrare un senso di responsabilità nel sostenere il governo tecnico.
Renzi rappresenta una novità nel modo di pensare e di fare politica, ed è una novità non solo per i politici consolidati ma anche per gli elettori. I politici classici sono cresciuti, e ci hanno fatto crescere (forse è più corretto dire regredire) in un contesto di scontro distruttivo nel quale però gli accordi per aumentare i vantaggi alla casta politica si trovavano senza problemi. Uno scontro ottuso e distruttivo che ci ha portato, unitamente ad altri fattori negativi, nella situazione nella quale stiamo.
Renzi ha un visuale più ampia ed una maturità del fare politica che presuppone un buon lavorare comune per il bene del Paese.
19/10/2012  Angela Pensword

L’OBBIETTIVO DI UNA PARTE DELLA SINISTRA

19/10)2012. La recente affermazione fatta da D’Alema “… se vince Renzi sarà battaglia” mi ha lasciata un po’ perplessa. È una affermazione che generalmente si fa ad un nemico e non ad un membro dello stesso partito. Ciò fa pensare che Renzi non viene visto come un membro del partito ma come un qualcosa di diverso. Questa visione sembra non appartenere solo a D’Alema ma anche ad altri esponenti della sinistra e del centrosinistra. Eppure è sempre stata presente una parte moderata nella sinistra, e Renzi, fino a quando non è diventato un riferimento importante nello scenario politico, non ha destato preoccupazione.
Quindi Renzi, a parte per una mentalità nuova e libera che lo contraddistingue, dà molto fastidio agli esponenti del suo schieramento, ossia a coloro i quali hanno da tempo il potere ed a coloro i quali adesso potrebbero averlo. È lui il vero nemico perché ha più consenso e va a bere dalla stessa fonte. Ecco anche perché ultimamente è stato dipinto da qualcuno nel suo stesso schieramento come un esponente più di destra che di sinistra, per screditarlo e fare venire dei dubbi a chi lo appoggia nell’elettorato di centrosinistra. Ma per fortuna se c’è qualcosa di positivo che questa crisi  ha lasciato finora a noi cittadini a seguito della sfiducia sulla pluridecennale classe politica (tutta insieme) è una maggiore autonomia di scelta su chi votare.
Ma allora, se Renzi viene visto come un nemico o se non viene riconosciuto come espressione di quella particolare ideologia o programma, non sarebbe il caso di cacciarlo dal partito invece di sfruttarne in modo parassitario il consenso? Troppo scomoda questa eventualità, ovviamente. Anche se sembra questo l’obiettivo di una parte della sinistra.
Angela Pensword 19/10/2012


venerdì 26 ottobre 2012

L’uomo la società e la classe dirigente politica. Riflessioni.

Il pesce puzza dalla testa! Se si migliora la società si migliora l’insieme della espressione collettiva umana. Ma migliorare la società non vuole dire solo garantire servizi e infrastrutture (entrambe fondamentali) ma anche migliorare il modo di pensare all’interno di una società. E questo si attua con la cultura, con l’istruzione, con una didattica che stimoli la mente a pensare ponendosi domande e dandosi delle risposte, ragionando sulle cose. Una forma di educazione sociale anche scolastica. Quindi l’istruzione (e le riforme che vanno fatte nel suo ambito) riveste un ruolo importantissimo  nell’ambito di una società, questo perché non solo forma da un punto di vista nozionistico ma anche comportamentale (dovrebbe). Un altro fattore importante nell’ambito di una società sono le regole ed i comportamenti. Ecco quindi l’importanza delle norme e delle leggi. Noi siamo stati maestri della Legge (basta pensare al Diritto Romano). Ora ne abbiamo anche troppe che si perdono in cavilli burocratici ed in contraddizioni. L’importante è che le leggi e le norme ci siano (codice civile e penale) ed ancora di più che esse vengano rispettate, e soprattutto è importante che esse vadano fatte rispettare. Quindi la certezza della pena, la sicurezza, e le forze dell’ordine nell’ambito della lotta contro la criminalità, rivestono un ruolo importante per regolamentare la società. Ma per migliorare la società nel pensiero umano, nella istruzione e nella cultura, e nel vivere comportamentale sociale, bisogna volerlo fare. E bisogna poterlo fare. Quindi chi ha il potere di attuare queste modifiche ed una svolta in tale direzione è chi governa il Paese. È l’intera classe dirigenziale politica, Parlamento ed istituzioni, che dovrebbero avere nelle loro intenzioni e nelle loro funzioni tra i vari scopi principali anche quello di migliorare la società.  Ma la classe politica nel suo insieme è espressione della società, e la società è espressione della classe politica. Vi sono stati in passato esponenti politici ed istituzionali che avrebbero voluto fare di più al riguardo ma non gli è stato possibile. Ecco perché è importante che la maggioranza di chi ci governa, in ogni partito per ogni coalizione, abbia tra le sue doti la capacità e la sensibilità nei confronti della società.
P.S:: Trattare la società come un essere amorfo e senza anima è considerarla una cosa, ed è lo stesso errore che farebbe un padre nei confronti di un figlio se non si occupasse della sua educazione e se non lo trattasse con amore (facendosi comunque rispettare), e se non gli insegnasse a vivere.. Egli verrebbe meno ad uno dei suoi obblighi e delle sue funzioni, oltre che al suo naturale istinto. E così fa uno Stato che non si preoccupa di curare l’aspetto della società, considerandone i sintomi e cercando di trovarne le soluzioni.
Angela Pensword 26/10/2012

La classe politica italiana che desidero:

L’Italia deve essere governata da una classe dirigente politica valida, dinamica, costruttiva, seria, professionale, corretta, giovane di mentalità e saggia nell’esperienza positiva, che pensi fare qualche cosa di buono per migliorare la società, i servizi, l’agricoltura, l’energia, l’ambiente, l’istruzione, la sicurezza, più matura nella espressione del dialogo e nella mentalità del fare politica, e svincolata da interessi ed interferenze interne italiane ed esterne, proseguendo un discorso equilibrato in ambito europeo, e con un comportamento e con una speranza in ambito mondiale di l’equilibrio e di pace nel mondo.
Angela Pensword 26/10/2012

I sistemi politici di governo: riflessioni personali.

Stabilito che la cosa migliore in politica sarebbe una diversificazione che si esprime in un dialogo costruttivo, e stabilito che questo in politica non è possibile perché l’occupazione principale dei partiti è quello di litigare tra le parti,  bisogna pensare ad un sistema che dia una certa governabilità, aspettando che nel frattempo la mentalità politica, sociale, ed umana in genere, si evolva. Ma quale potrebbe essere un sistema valido? Li abbiamo provati un po’ tutti, ed ognuno ha dimostrato i suoi pro ed i suoi contro. Il bipolarismo si esprime in uno scontro distruttivo (distruttivo soprattutto  per noi cittadini), nel quale una parte, maggioranza, si impone per portare avanti il suo programma, e un’altra parte, opposizione, si limita a fare ostruzionismo, ed entrambe aborrono in realtà ogni forma di dialogo.
Ecco perché un proporzionale puro, dove le varie parti politiche elette si devono raffrontare in un dialogo costruttivo e nel rispetto reciproco dato che ognuno ha importanza e diritto di esprimersi come capita in una numerosa serena e valida famiglia, sarebbe la scelta più giusta. Un proporzionale puro, senza premio di maggioranza né al partito e né alla coalizione e nel quale le alleanze per elettorali sono vietate. Le alleanze si formeranno di volta in volta nelle varie votazioni in base ai punti in comune dei programmi ed al giudizio del momento. Un proporzionale puro non abbia come finalità il bipolarismo, quindi dove non vi è né una maggioranza e né una opposizione. E dove chi ha proporzionalmente più consenso conta ovviamente di più. Ma già quando si è in due galli (coalizioni) a confrontarsi è difficile il dialogo, chissà poi se si è in tanti galli quante piume volerebbero. E così si torna al discorso iniziale, che un sistema politico teoricamente così perfetto non è praticamente realizzabile.
Il bipolarismo comunque non è una formula vincente, perché porta alla esasperazione lo scontro politico. È molto più facile infatti focalizzare le proprie energie contro un’unica altra parte che contro diverse parti.
Quindi forse un'altra forma ancora di sistema che non sia il bipolarismo potrebbe essere praticamente migliore e concettualmente più corretta. Ma ripetendo ciò che ho già detto in passato: qualunque sistema è funzionale se gestito bene, ed un buon sistema funziona male se gestito male. Quindi in definitiva il vero indice di buona gestione politica è l’azione umana ed il pensiero umano nella collettività della classe politica.
26/10/2012 Angela Pensword

Perché non creare un forte grande centro e tenere i due estremi ai lati?

Perché non creare un forte grande centro e tenere i due estremi ai lati? Sarebbe forse la soluzione per garantire una governabilità.
Un centro non immobile ma costruttivo. Per anni abbiamo avuto governi di centro. Si sono susseguiti governi moderati, né di una parte estreme e né dell’altra. Anche nel bipolarismo il governo di centrodestra era pur sempre un governo di centro, come lo sarebbe stato un governo di centrosinistra. Ed anche nei governi che abbiamo avuto con la vecchia Democrazia Cristiana. Ma ci sono stati sia pro e sia contro. Cose buone sono state fatte, altre sono state rovinate, altre ancora non sono state impostate. Nel dopoguerra tutto era da ricostruire e vi era sia la voglia e sia la capacità a livello di popolazione ed a livello politico per fare le cose bene. Ma col tempo l’ingranaggio, forse perché toppo grande complicato e conflittuale, si è bloccato. Per anni i governi sono rimasti bloccati nel proprio immobilismo, nella loro sicurezza blindata di rimanere al posto di comando come forza politica predominante, man mano si sono gonfiati i loro interessi, senza fare niente di costruttivo per il Paese come economia, agricoltura, energia, istruzione, ed altro, strategicamente a lunga scadenza, nel tempo si sono intensificate le connivenze di interessi trasversali all’interno della società  tra la politica ed i vari settori (in qualche caso), nella compravendita di voti e favori, nelle consuetudini autorigeneratrici di se stesse e di se stessi che continuano a garantire interessi e connivenze, e quindi vincoli e legami. Ciò ha distolto lo sguardo dei politici da quello che dovrebbe essere l’obiettivo principale di chi fa politica gestire la collettività per il bene e per lo sviluppo del Paese.
Il prossimo centro (o comunque la prossima classe dirigente o la prossima maggioranza) dovrà essere diverso dalle precedenti legislature negli esempi negativi che abbiamo avuto internamente ad esse, non fermo in un immobilismo di vincoli ma dinamico e costruttivo.
Un centro fatto di alleanze che si rispettano e che dialogano. Il dialogo è fondamentale in politica per avere una visione obiettiva e d’insieme. Questo vale sia tra alleati e sia tra forze politiche avversarie. Senza il dialogo, senza rispetto della altrui diversità anche nell’ambito centrale moderato, senza la libertà di votare diversamente anche se si è legati nel centro, e senza la possibilità di questo , si corre i rischio di ricreare l’ingovernabilità del proporzionale all’interno di un ventaglio centrale.
Un centro formato da persone valide. Volti nuovi che vogliono fare politica con una mentalità migliore e più matura e che non siano i cloni della espressione politica precedente negli esempi negativi, e volti vecchi di politici che hanno sempre fatto ed inteso la politica nel senso più nobile del termine. E soprattutto persone che siano capaci di dialogare, innovative e propositive nella mentalità di fare politica, svincolate dalle consuetudini e dall’immobilismo, serie e corrette.
Si continua a parla re di centrodestra e di centrosinistra, ognuna opposta all’altra. Ognuna che si esprime nel bipolarismo nello scontro politico distruttivo. Perché non parlare di un grande centro formato da un ventaglio che vada dalle forze moderate di sinistra, quindi da Bersani e Renzi, alle forze moderate di destra? Sarebbe forse la soluzione migliore.
Angela Pensword 26/10/2012

martedì 16 ottobre 2012

EUROPA: intenti per un miglioramento

L’Europa ha impostazioni, regole, accordi tra le varie Nazioni che la compongono, legami, vincoli interni, prospettive ed aspettative sia nazionali e sia come Europa, molte potenzialità, rapporti interni ed internazionali. L’Europa si rapporta come Europa con il resto del mondo.
Ma gli Stati che la compongono sembrano più sopportare come un sacrificio la propria appartenenza all’Europa invece che come un effetto positivo. Questo dipende da più di un motivo.
La crisi economica ci sovrasta, acutizzata dalle economie emergenti e da scelte economiche e politiche sbagliate fatte in passato in alcuni Paesi dell’Unione. Gli sforzi per superarla portano i governi a chiedere alla popolazione grandi sacrifici. Ciò crea malcontento sociale e varie problematiche, acutizzate anche dal fatto che tali richieste spesso non si basano su esempi di equità internamente alla Nazione. Quindi ad essere messa in crisi in questo momento non è solo l’economia europea, ma l’esistenza dell’Europa stessa. Ma la crisi che sta colpendo l’Europa può essere anche un bene se diventa una spinta al miglioramento nazionale ed europeo. La crisi infatti ha messo in discussione non solo l’economia, ma anche alcune mentalità e interferenze, impostazioni europee e gestioni nazionali che vanno cambiate.
Stabilito il fatto che le cattive impostazioni e le cattive gestioni interne ad una Nazione sono comunque da migliorare indipendentemente dallo stare in Europa, bisogna guardare l’Europa da una visuale più alta cercando di capire che cosa a livello europeo dovrebbe essere migliorato.
1)      L’Europa è molto assoggettata ai mercati. Questo non è un bene perché presuppone lo sconfinamento di settori che possono condizionare negativamente le scelte per una ripresa economica europea.
2)      Vi sono delle priorità nelle mentalità di gestione finanziaria e bancaria europea che andrebbero modificate, e i vari settori andrebbero circoscritti nei loro ambiti di appartenenza. Ma questo è un cambiamento di mentalità che dovrebbe avvenire a livello globale.
3)      Tra i Paesi che formano l’Europa vi sono dei vincoli economici di produzione che vanno eliminati. Limitare la produzione di agrumi, di vino, di formaggio, di latte, stabilendo già a priori delle quote, è una repressione della espressione della potenzialità di un Paese. Se il mercato deve essere libero nella libera concorrenza, in una concorrenza leale e corretta che tiene conto di determinate caratteristiche di qualità di produzione e tutela per i lavoratori del settore, i limiti di produzione non possono essere messi. Deve al contrario essere incentivata la produzione e la qualità, e la esportazione dei prodotti del made in Italy e del made in Europa verso l’estero, o comunque puntare all’autosufficienza alimentare sia nazionale e sia europea.
4)      In Europa vi sono degli squilibri di potenza tra le varie Nazioni che la compongono. Questo dipende dalla diversa forza economica e politica a livello europeo ed internazionale dei vari Paesi. I Paesi più forti hanno saputo gestire meglio nel passato le loro risorse e sviluppare le loro potenzialità. In altri, come nel nostro Paese Italia, non sono state fatte le giuste strategie politiche agricole ed energetiche, ma si è rimasti per oltre quaranta anni seduti davanti ad un tavolo sicuri di avere la pappa pronta, in una forma di limbo politico. Questi squilibri non si possono eliminare penalizzando chi ha una buona gestione. Le Nazioni che sono indietro devono attivarsi per recuperare questo margine di svantaggio attuando sin da ora una corretta gestione politica nazionale, e delle risorse provenienti dall’Europa. Il margine non si recupera solo con il raggiungimento del pareggio di bilancio se esso presuppone lo sconforto nazionale ed europeo e l’immobilismo sociale ed economico, ma anche con i giusti investimenti a medio termine.
5)      Investimenti sono stati fatti, ed il nostro Paese ha avuto diversi sovvenzionamenti europei, ma essi si sono persi in rivoli di corruzione ed in opere mai compiute. La corruzione è un male per il Paese che la ospita e per l’Europa stessa, ed è per questo che ogni Nazione europea deve fare il massimo per arginare la corruzione.
6)      In Europa vorrebbe più unità politica.
7)      Bisognerebbe migliorare la funzionalità di alcuni organismi istituzionali.
8)      Dovrebbe essere introdotto il titolo unico europeo, l’EUROBOND, in modo da eliminare la speculazione finanziaria che è stata fino ad ora fin troppo usufruita da diversi Paesi, alcuni dei quali anche europei.
Un buon andamento del bilancio ed una buona gestione del debito pubblico indicano certamente una buona gestione nazionale, ma in un momento come questo di stasi economica e di cambiamento l’Europa dovrebbe dare più tempo ai propri Paesi in difficoltà, tra cui la Grecia e l’Italia, per il raggiungimento di un risanamento di bilancio, e cercare un miglioramento complessivo.
Angela Pensword
16/10/2012
angelapensword.blogspot.com

sabato 13 ottobre 2012

RENZI: il brutto anatroccolo che diventerà il cigno

Matteo Renzi è in viaggio per l’Italia per il suo tour di candidatura alle primarie del PD. Ha scelto un approccio diretto con la popolazione. La sua candidatura desta preoccupazione ad una parte del PD e non mancano gli attacchi diretti e subdoli nei suoi confronti.
È un qualcosa che fa veramente rabbia. E stupisce che a farlo siano fondamentalmente parti dello stesso settore di appartenenza. Alcune di queste parti sono addirittura arrivate ad accostare Matteo Renzi alla vecchia Forza Italia od al centrodestra. A parte che in un ambito di moderati non vi è molta differenza tra un centrodestra ed un centro sinistra, o comunque ci sono dei punti di contatto. D’Alema ha addirittura affermato che se vince Renzi finisce la sinistra, affermazione un po’ esagerata. Per non parlare delle vignette che vanno in giro e della volontà di metterlo in difficoltà, cosa che tra l’altro ha ottenuto l’effetto opposto. Già, perché Renzi è dinamico e pragmatico, è supportato da un buono staff, e per di più mangia panini e non ostriche.
Insomma è iniziata un’opera intimidatoria e stressante di attacco nei confronti di Renzi. Egli, forse perché giustamente stanco, corre il rischio di cadere nella trappola, oppure di fare da solo gaffe proprio perché stanco.
Renzi è una persona dotata di buon senso, capace, giovane ed intelligente, una persona semplice nel senso più positivo del termine, dotato di iniziativa, determinato pratico e costruttivo. Certo anche lui non è perfetto. Ed anche se è da tanto in politica è ancora molto giovane, e per questo ancora più simpatico. Delle volte sembra un tonno tra le fauci degli squali, ma poi sguscia via come una sardina, lasciando i suoi predatori spiazzati. È troppo veloce per loro, ed ha una mentalità troppo differente che lo rende imprevedibile anche se prevedibile Ha una mentalità migliore rispetto al classico modo di fare politica, fuori dal tipico cliché di scontro. Ultimamente ha affermato un altro concetto importantissimo che esprime una maturità politica che suona estranea come un ufo ai vecchi marpioni della politica, ed a chi pensa che fare politica sia un qualche cosa di distruttivo.
Anche in questo caso si è trattata di una lezione di signorilità a chi sa fare politica solo denigrando l’avversario. Una ulteriore prova di originalità, di buon senso, e di superiorità rispetto agli avversari (perché così loro si sentono) interni al proprio partito.
Renzi ha la possibilità di chiamare a sé anche una parte degli elettori del centrodestra che sono scontenti e delusi. Quindi, appartenendo al PD, è una spina nel fianco per le forze del centrodestra. Ma è una spina anche per il suo stesso schieramento, od almeno lo è per quelle cariatidi del centrosinistra e dintorni che perseverano nell’immobilismo della politica (e non mi riferisco a Bersani).  
Bersani e Renzi (almeno in apparenza) vanno d’accordo. Certamente Bersani è un politico che si sa muovere, e che sa prevedere. Ma mettere dei freni a Renzi vuole dire sacrificare una parte di quell’elettorato più centrale che potrebbe convergere su Renzi. Questo non solo a vantaggio di SEL ma anche a vantaggio del centrodestra. In qualche modo comunque sono riusciti a tenere buono Renzi. Bisogna sperare che il PD non voglia solo tenere buono Renzi per utilizzarne la ricchezza elettorale, per poi triturarlo. Alcuni esponenti del Pd, in fase di primarie, si sono fatti venire i mal di pancia (ma forse era un travaso di bile) a causa della partecipazione anche di Renzi alla corsa. Del resto Renzi è un purosangue (e speriamo rimanga così puro) della politica, ed in genere i purosangue arrivano primi. Comunque, per rendere più difficile la cosa, si sono cambiate delle regole , come mettere qualche kilo sulla sella.
Ma bisogna chiedersi: perché Renzi fa così paura?. Ciò che fa paura di Renzi non è solo la sua potenzialità elettorale, ma soprattutto il fatto che egli ha una testa che usa in maniera autonoma, fuori dai diktat del partito e in base alle proprie convinzioni ed iniziative. In genere chi comanda è abituato ad avere sotto di sé persone che per incapacità o per paura, come in un sistema militare, dicono sempre “sissignore”. Ed in genere tutte le persone che non sono gestibili mettono paura, soprattutto se competenti.
Fortunatamente Renzi è vero. Fortunatamente Renzi esiste. Forse Renzi è un vero esponente di un centro moderato dotato di buon senso, che mette i valori positivi sociali della sinistra insieme ad una apertura mentale di un centro destra. Ma forse Renzi non lo sa ancora. Allora sì che lascerebbe con il sedere per terra diversi esponenti  ottusi del centrosinistra. Ma ho l’impressione che Renzi sia una persona leale che sia affezionata al proprio partito, cosa di per sé positiva e che gli fa onore. E comunque del resto ha ragione, nel caso sono gli altri che se ne devono andare (lui usa il verbo rottamare). Ma nel caso un giorno voglia salpare con una nave tutta propria, ci sono molti bravi marinai che salirebbero volentieri a bordo. Ma oltre a loro, in questi mari agitati bisognerà fare attenzione a quei pirati che, quando una barca affonda si buttano per salire su una più sicura (in quel caso la sua) e mandare inevitabilmente alla deriva poi anche essa.
Angela Pensword
12/10/2012
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venerdì 12 ottobre 2012

ADRIANO CELENTANO: ROCK ECONOMY ALL’ARENA DI VERONA

08/10/2012. Si è svolta a Verona la prima serata di Rock Economy di Celentano. Uno spettacolo molto bello, incastonato all’interno della splendida bomboniera della Arena di Verona, resa per l’occasione ancora più bella. La coreografia, la scenografia, e le luci sono curate nei minimi particolari. I ballerini, giovani ragazzi e ragazze, si muovono con i loro passi che si intonano perfettamente alla musica ad al tono dello spettacolo. Si alternano a cantanti di coro, e rientrano periodicamente sul palco. L’atmosfera è emozionante, ma il primo ad essere emozionato è proprio Celentano, dopo 18 anni di assenza dal palco. La sua impercettibile emozione rende il concerto ancora più vero. Due grandi monitor posizionati in modalità stereo ai lati del palco ripropongono le immagini del concerto. L’orchestra, posizionata sulla destra del palco, svolge la musica. Il resto del palco è arredato in modo informale come un grande bar, nel quale si aggira la figura matura di un amico di Adriano che fa le veci del barman, dando ancora più calore alla rappresentazione. Al centro, sul fondo, vi è una grande porta dalla quale entreranno successivamente gli ospiti. Davanti al bar, sulla sinistra del palco, vi è un tavolo attorno al quale Celentano si metterà a dialogare insieme ai suoi amici ospiti, che in questa prima serata sono l’economista Jean Paul Fitoussi, gli autori del libro La Casta G. A. Stella e Sergio Rizzo, e poi Gianni Morandi con il quale, finita la conversazione conviviale, canterà diverse canzoni proseguendo il concerto. Tra il tavolo e l’orchestra c’è la parte centrale del palco talvolta percorsa da Celentano nello svolgersi del concerto. In tutto questo Celentano è una vera tigre che cavalca il palco, nonostante l’età. La rappresentazione dello spettacolo è a metà tra un concerto ed una manifestazione teatrale. Certamente la musica è prevalente, ma solo Adriano è capace di immaginare e di realizzare un concerto nel quale sono presenti spazi materiali e temporali per dialoghi e piccoli monologhi, in questa occasione più simili ad incipit. La rappresentazione è particolare anche per gli argomenti di economia, politica, e società, che vengono trattati all’interno dei dialoghi, e che sono più usuali in una trasmissione di approfondimento politico. Sembra quasi che Adriano abbia voluto darci un messaggio.
Il primo ospite a parlare è Fitoussi (economista francese), e dice delle cose molto interessanti che ci dovrebbero fare riflettere. Inizia con un concetto molto forte, che in Europa la disuguaglianza sociale ha raggiunto un livello tale da essere incompatibile con il concetto di democrazia. Amplia questo concetto anche  alla disoccupazione. Vede i governi nazionali europei troppo ubbidienti ai mercati, allo spread, ed alla legge di stabilità, togliendo al cittadino la centralità della loro attenzione. Indica la soluzione di questo in un cambiamento della politica europea che rimetta al centro i cittadini. Indica il varo di un titolo unico europeo come la soluzione alla speculazione sui mercati europei. Parla dello squilibrio di importanza dei vari Paesi all’interno dell’Europa e di come questo crei difficoltà di gestione. Inoltre parla della decrescita. Il termine decrescita è un termine che si sente spesso in questo momento nella società, e che si sentirà ancora maggiormente, quindi necessita di un approfondimento. Intanto per decrescita non si intende recessione. In realtà sono due cose opposte. Fitoussi lo spiega bene (e condivido la sua interpretazione). Per Fitoussi la decrescita non esula dalla ricerca del benessere, è una crescita di qualità che non vuole superare i limiti dell’equilibrio e del rispetto dei valori umani ed ambientali in una visione economica politica e sociale migliore. Ma questo rientra in un salto evolutivo più ampio dell’uomo. Personalmente preferisco parlare di crescita sostenibile, o di futura economia moderna, ma è solo una questione di terminologia.
In apertura di spettacolo, in entrambe le serate, vengono recitate riflessioni di carattere politico sociale ed economico. Nel corso del concerto Celentano parla di ecologia, dell’importanza della natura, esorta il mondo alla bellezza. Insomma è un bel messaggio di speranza e di possibilità di creare un mondo migliore. Un cenno merita la pubblicità di presentazione allo spettacolo che ci ha solleticato la curiosità nei giorni precedenti. È una pubblicità anche essa particolare ed in tema con lo spettacolo, carica di messaggi subliminali, ed accompagnata dalla splendida musica di W. A. Mozart. È una pubblicità (personalmente la ritengo molto bella) ben realizzata. Poi ancora musica, in compagnia di Morandi. La musica conquista sempre, soprattutto quando è buona. La serata ha un effetto magico per l’atmosfera. In realtà tutta Verona ha un’aria magica, per via di quelle luci nelle immagini che ci vengono trasmesse dall’alto dell’elicottero che la disegnano come una dama vestita a festa.
09/10/2012. Si è svolta la seconda serata di Rock Economy. Lo Share è superiore alla prima serata, e i telespettatori raggiungono la soglia dei 9.000.000. Celentano, anche se sempre emozionato, ha superato le preoccupazioni che normalmente si hanno nella prima serata, e, forse gasato dal risultato ottenuto, sembra ringiovanito di 10 anni. Ancora musica, ed ancora qualche incipit concettuale, questa volta però senza ospiti. Alla fine della serata Celentano esce salutando il pubblico, tra l’incalzare ed il ritmo della musica, insieme alla troupe dei suoi ballerini,  dalla porta centrale sul fondo del palco, nascosto da una nuvola di vapore di effetto, con la speranza di rivederlo presto in un altro concerto.
Angela Pensword 09/10/2012

POLITICA ITALIANA E GESTIONE DEL PAESE

Bisogna pensare che il periodo di scontro distruttivo tra destra e sinistra è finito. Bisogna sperare che lo scontro sterile tra le diverse parti politiche possa cessare. Ci vuole un confronto costruttivo tra le varie parti politiche basato sul rispetto delle proprie e delle altrui diversità di vedute, e sulla capacità di dialogare e confrontarsi pacificamente per trovare insieme le soluzioni ai vari problemi del Paese. Un po’ come se il Parlamento fosse una unica coalizione con la possibilità per le varie parti politiche di proporre soluzioni, di trovarne insieme altre, e di volta in volta di votare secondo coscienza senza vincoli di coalizione. Ma ciò che non rende possibile questa realizzazione non è solo la mancanza di una maturità politica nei politici, ma sono i vincoli elettorali e, forse, qualche organizzazione che ha tutto l’interesse che l’Italia sia suddivisa e inconcludente nelle propria gestione, forse proprio perché nella sua non gestibilità risulta essere  più gestibile.
Se i vincoli elettorali si basassero solo su di una sana e normale espressione di ideologia e di indirizzo sarebbe una cosa naturale. Ma se i vincoli elettorali riguardano il saldare un favore a seguito di una compravendita di voti allora la politica ne risulta falsata, perché non è il voto ad essere stato comprato ma la politica. Un esponente che deve restituire un favore non può essere libero di esprimersi secondo una leale convinzione. La compravendita di voti non è ovviamente ammessa nel nostro sistema (anche se talvolta capita in modo più o meno diretto). In ogni caso la contaminazione (e spesso si tratta di inquinamento) tra politica ed economia andrebbe limitata. Dovrebbe rimanere solo il contatto positivo tra le due. Difatti tale contatto esiste e si esprime nel fatto che la politica si deve occupare anche della tutela e dello sviluppo dell’economia del Paese. Il legame che unisce la classe politica ai suoi elettori è un legame importante. Ed è anche (dovrebbe essere) un legame sano. Per l’elettore è il riconoscersi in determinate idee. Ed è l’esprimere determinate idee in cui si crede per chi fa politica. Quando una parte politica, od un esponente politico, fa gli interessi solo di una parte del proprio elettorato, diventa una politica di lobby. Ed in quanto tale non può essere predisposta al dialogo.
Bisogna porsi una importante domanda: Chi ha il vantaggio nell’avere una Italia divisa nelle sue contrattazioni e nello scontro inconcludente delle varie parti politiche?. Non può essere l’Italia, non avrebbe senso, perché vorrebbe dire farsi del male da soli. Oppure è qualcuno che anche se italiano, per interesse personale per lobby o per potere, non pensa italiano. Oppure è semplicemente immaturità della classe politica che si esprime in un comportamento inconcludente. Se fosse così basterebbe fare un salto di qualità mentale e di maturità politica ed i problemi si risolverebbero. Questo momento di cambiamento, attraverso un ricambio generazionale e ad un ricambio di mentalità, ci può portare ad una migliore gestione del Paese. Ma se vi fosse una reale volontà di tenere l’Italia divisa nella sua gestione politica proprio per renderla più gestibile da parte di qualche ombra che ci manovra, allora una politica costruttiva e migliore per l’Italia, una gestione migliore del Paese, e quest’aria di cambiamento che si respira e si richiede, dovrebbe fare preoccupare questi ipotetici burattinai. Od ancora tutto questo marasma che sta accadendo in Italia, tra crisi economica e terremoto politico, è in realtà voluto e pilotato. In questo caso dovrebbe essere rivolto a migliorare la situazione, si spera. Tutto sommato non è importante conoscere queste risposte. La cosa più probabile, ed anche la più veritiera, è che si tratta di cicli dell’uomo e della storia. L’importante è … migliorare.
Angela Pensword 12/10/2012

La crisi

La crisi, sia europea e sia americana, affonda le sue radici nel recente passato. Inoltre la inevitabile e giusta espansione delle economie emergenti ha portato altre criticità in mercati che già ne avevano di proprie. Ma come ogni crisi sta avendo il suo risvolto positivo, obbligando i Paesi a mettere in discussione mentalità economiche, finanziarie, speculative bancarie, e di gestione nazionale, con il conseguente (solo perché necessario) miglioramento che iniziamo a vedere ora in Italia nelle impostazioni e nelle mentalità. (08/10/2012)  

Malcostume e interferenze nella politica

Più si sale e più il pesce puzza. Del resto è normale, perché è più grande, come sono più grandi le correnti che mettono in contatto i vari mari ed oceani. Delle volte mi chiedo se sia meglio non avere le notizie che ci arrivano, ma poi penso che abbiamo il diritto di sapere. E Poi? E sapere cosa?. Esattamente non lo so e sicuramente mai lo saprò, ma penso che in certi casi basta pensare al peggio. E cosa si può fare per cambiare qualche cosa? Forse niente. Ma forse è l’umanità e la collettività nel suo insieme che può, riappropriandosi della politica e della gestione, e modificando la propria mentalità in generale in senso positivo, pretendere ed attuare un miglioramento. (12/10/2012)

Il lato positivo di avere messo a nudo il malcostume nella gestione dei soldi pubblici in alcune Regioni

Il fatto che siano venute fuori tante vicende di malcostume nella gestione politica è un fatto positivo perché dovranno essere attuate delle modifiche nella gestione dei soldi pubblici, a cominciare dalle regioni, e verranno prese delle iniziative, inserite delle regole e delle procedure di controllo per evitare in futuro gli sprechi della politica. Il fatto che in successione siano scoperchiate prassi comportamentali di malcostume nelle varie Regioni è importante per non far passare in sordina e nel dimenticatoio il problema, con il pericolo che non vengano attuate le modifiche necessarie. Ma attualmente, quali modifiche sono state prese e quali si stanno prendendo?  

Molto bello il discorso di Monti di presentazione della Expo 2015 a Milano

Molto bello il discorso di Monti di presentazione della Expo 2015 a Milano  In esso i punti ai quali è stata data maggiore importanza riguardano la tutela del territorio agricolo italiano, (con un accenno al Disegno di Legge appena presentato dal Ministra Catania), l’importanza del cibo, di una sana alimentazione, della necessità di evitare gli sprechi di cibo nel mondo, e della importanza dei cibi e prodotti alimentari nelle tradizioni e negli scambi tra i vari Paesi come possibilità di sviluppo e di una educazione alimentare. L’invito alla partecipazione alla Expo 2015 viene rivolto quindi anche in prospettiva di questa ottica. 12/10/2012

lunedì 8 ottobre 2012

I fattori del caos

I fattori del caos ci sono tutti. In questo particolare momento di passaggio storico per l’uomo e di globalizzazione, i fattori di destabilizzazione e di criticità sono tutti presenti, ed in diverse parti del globo. Lo sviluppo del settore tecnologico (di per sé un fattore positivo quando gestito bene), non è andato di pari passo con lo sviluppo civile dell’essere umano, e questo ha portato ad un cattivo utilizzo dei mezzi a disposizione (qualunque mezzo usato male è dannoso). Gli scambi commerciali, con la loro velocità, legano tutto il mondo. E gli interessi economici, come  la  necessità sfruttare o di utilizzare le risorse e le ricchezze che si trovano nel territorio di un altro Paese, portano e porteranno, come hanno portato in passato, a guerre locali od a contese internazionali. Gli scopi ed i principi dell’Organismo delle Nazioni Unite (ONU) sono obiettivi splendidi di civiltà. Tale organismo internazionale è riuscito in molte occasioni, anche con la sola presenza, ad evitare il sorgere o l’ampliarsi di guerre. Ma quando non si riuscirà a mantenere la pace, ed una eventuale guerra coinvolgerà Paesi facenti parte di una alleanza, è ovvio che verranno trascinati in guerra anche gli altri Paesi dell’alleanza. Ecco che le alleanze hanno i loro pro ed i loro contro, anche in un sistema globale. Nel mondo oggi è difficile trovare un luogo che non abbia dei problemi.  
L’Europa sta affrontando una forte crisi economica. I vari Paesi della UE stanno cercando nel loro interno e nel loro insieme di affrontarla con misure di austerity e cambiamenti di mentalità. Per l’Europa è quindi un grande momento di cambiamento. Questa crisi offre all’Europa (come all’Italia) la possibilità di rigenerarsi e di attuare un cambiamento positivo. Il miglioramento è possibile ma di difficile attuazione, soprattutto data l’importanza delle modifiche da fare, l’entità della crisi, e i tempi stretti per la sua risoluzione. Oltre alle difficoltà economiche l’Europa deve fare i conti con un  malcontento della popolazione, soprattutto all’interno di quei Paesi ai quali vengono richiesti grandi sacrifici. Inoltre ci sono spinte che mettono in discussione l’euro (euroscettici), e spinte secessioniste all’interno di alcuni Stati Europei (come la Catalogna in Spagna ed il territorio della Padania in Italia).
Anche gli Stati Uniti d'America stanno affrontando un periodo di crisi economica. Inoltre in questo momento vi è anche l’incognita di chi sarà il prossimo Presidente, e quindi di quale sarà la prossima gestione americana. Tale incognita ci interessa per come sarà la prossima gestione di politica estera americana.
Vi sono le economie emergenti che hanno ridisegnato gli equilibri economici mondiali
L’Africa è flagellata da guerre fratricide e tribali, la cui risoluzione non è a breve termine. Il continente africano è un territorio ricchissimo di risorse naturali e di materie prime  Da anni l’Africa non riesce a trovare una unità ed una pace che le consenta di utilizzare le proprie risorse all’interno di un equilibrio.
La Cina ed il Giappone, da sempre in antitesi ma da anni in pace, ultimamente registrano tensioni a causa della contesa proprietà sulle Isole Diaoyu-Senkaku.
Il Medio oriente continua ad essere una polveriera  pronta ad esplodere. Nel suo interno ha diverse spinte tra loro opposte. La primavera araba ha emozionato tutto il mondo, occidente compreso, ma non ha trovato ancora un equilibrio sereno. In più vi sono l’Iran, Israele e la Palestina. Attriti che proseguono da tempo. Conflitti amplificati dagli interessi economici e strategici di altre potenze. Inoltre vi è la Siria, l’Iraq, l’Egitto, la Libia, il Libano, e gli altri importanti Stati del Medio Oriente. Attualmente la situazione sta diventando esplosiva tra la Siria e la Turchia, che da qualche giorno si scambiano accenni di conflitto lungo la linea di confine. La preoccupazione è che tale scintilla possa accendere l’intera polveriera, riaccendendo attriti interni ed internazionali che finora, anche se presenti, serpeggiavano sotto la cenere.
La globalizzazione e la velocità di comunicazione tra le parti del mondo porta anche allo scontro di culture. Inoltre, il fatto che il mondo sia tutto collegato per via della globalizzazione, e velocemente in contatto, rende anche probabile che si infiammi tutto insieme, come posti diversi uniti tra loro da un filo di polvere da sparo che una volta acceso in qualunque ipotetico posto possa in realtà accendere tutto il globo.
Poi ci sono i problemi climatici. Il surriscaldamento terrestre, lo sciogliersi dei ghiacciai, ed il paradosso di una probabile e vicina piccola e conseguente era glaciale (fonte Focus). Il cambiamento climatico non è un fattore da sottovalutare. Negli ultimi anni assistiamo sempre più a fenomeni estremi di squilibrio climatico, come siccità, freddi intensi, inondazioni e bombe d’acqua. Fenomeni che gli scienziati reputano destinati ad aumentare. La causa del cambiamento climatico viene identificata nell surriscaldamento terreste, a sua volta imputato, per ciò che concerne l’uomo, all’immissione nell’aria di elementi inquinanti e di gas serra attraverso processi produttivi ed economici che non tengono conto di tale problematica. Il Trattato di Kyoto nasce proprio per regolare il problema del riscaldamento globale. Viene sottoscritto l’11 dicembre 1997 ed è entrato in vigore nel 2005 (ma molta strada deve essere ancora fatta). Quindi anche l’inquinamento (causa umana) è un fattore di squilibrio nel mondo.
La modifica del clima con il manifestarsi di eventi estremi ha ripercussioni economiche.  Può portare ad una minore produzione agricola con l’inevitabile aumento del prezzo dei prodotti alimentari. Basta guardare alla siccità che questa estate 2012 ha colpito il Middle West Americano e la conseguente crescita del prezzo del mais, e dei cereali. Aumento che ha colpito anche l’allevamento di bestiame. Un evento climatico estremo se protratto nel tempo può portare a situazioni estreme di sopravvivenza per l’uomo (e per gli altri animali e specie viventi in generale). Lo squilibrio climatico porta ad uno squilibrio umano sia all’interno delle aree geografiche colpite e sia a livello di relazioni internazionali. Se avviene in modo repentino e globalizzato è un grande fattore destabilizzante. Bisogna ricordare che la ricerca di cibo è una delle motivazioni ataviche di guerre tra i popoli.
Poi vi è l’aumento demografico mondiale non sostenibile, i prodotti alimentari che scarseggeranno maggiormente, soprattutto se a causa del clima ci saranno maggiori siccità e freddi intensi, e l’acqua, che in futuro potrebbe diventare un bene più prezioso del cibo.
Quindi in definitiva i fattori del caos, presenti e futuri, derivano da due fonti diverse. Possono avere una origine umana (religione, cultura, economia, inquinamento, politica, società), e una origine naturale (clima, terremoti, inondazioni, eruzioni di vulcani). I fattori umani quando non sono ben gestiti generalmente portano alle guerre, o a malesseri nazionali ed internazionali. I fattori naturali, quando sono di scala mondiale, portano ad un grande numero di morti, ed a malesseri sociali ed economici, a ferite che ci mettono un po’a rimarginarsi. Purtroppo pare che il mondo sia sull’orlo di una crisi di nervi anche da un punto di vista naturale ed ambientale. Secondo quanto asserito dagli scienziati la Terra potrebbe avere raggiunto la scadenza per il verificarsi di determinati fenomeni naturali che esulano da volontà o da colpa umana, quindi fisiologici del Pianeta. Contro tali fenomeni l’uomo non può niente, può solo cercare di prevenirli e di averne il minore danno possibile.
Tutti questi ingredienti sono presenti contemporaneamente sul Pianeta Terra. Alcuni in modo conclamato, altri in incubazione, ed altri ancora che si spera non esplodano mai. E soprattutto che gli ingredienti non debbano essere mangiati tutti assieme. È questa la pietanza altamente esplosiva. Ma anche mangiarne pochi bocconi ci manda il cibo di traverso.
Angela Pensword 08/10/2012
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CLIMA E CIBO

Per approfondimento segnalo:

http://notizie.virgilio.it/video/ecco-come-si-e-riscaldata-la-terra-dal-1884-ad-oggi__1838622506001.html


http://www.repubblica.it/esteri/2012/08/14/news/la_siccit_brucia_frumento_mais_e_soia_nel_mondo_torna_l_allarme_prezzi-40915358/


Il mondo è in subbuglio

Il mondo è in subbuglio. Per avere questa percezione e questa consapevolezza basta guardare i giornali ed ascoltare la tv, oltre che viaggiare in internet. Forse noi in Italia, data la situazione economica, le tensioni politiche, lo spread che risale ed i mercati che scendono, le notizie interne di cronaca, per non parlare del terremoto, e della crisi generale europea, abbiamo una percezione amplificata e più elettrica di questo. Ma guardando il resto del mondo si vedono  posti, come la Siria,  dove vi è la guerra, altri nei quali i diritti umani e civili non sono ancora tutelati, e. situazioni che stanno peggio di noi. È difficile in questo periodo trovare parti del mondo che non abbiano dei problemi. (18/06/2012)

giovedì 4 ottobre 2012

L’importanza della giustizia e della sicurezza nella società

Che la giustizia sia un fattore importante in una società non ci sono dubbi. Uno Stato dove non ci sono leggi (e fortunatamente non è il nostro caso), e dove pur essendoci esse non vengono rispettate, è uno Stato caotico. Tale caos si ripercuote su tutto. Dalla semplice uscita da casa con relativo scippo, ai brutti incontri che possono fare i nostri figli nella società, alla dilagante piovra che mette i suoi tentacoli nei vari settori, alle truffe, ai criminali che non finiscono in carcere o che escono subito o agli innocenti che rimangono dentro, alla corruzione, al non vedere tutelati velocemente i propri diritti e la propria sicurezza.
Sicurezza e giustizia sono strettamente legate. Non a caso le Forze dell’ordine e le istituzioni della giustizia lavorano con dei punti di contatto. Uno Stato più sicuro è anche uno Stato più giusto, perché vengono commesse meno infrazioni e la criminalità ha più difficoltà ad esprimersi.
Ma le Forze dell’ordine, a causa anche dei recenti tagli, hanno poche risorse rispetto alla effettiva necessità della società. I mezzi e le risorse delle Forze dell’ordine andrebbero invece aumentate, soprattutto in una società che ha una crescita della criminalità.  Tra le funzioni di uno Stato vi è anche quella di garantire la sicurezza ai propri cittadini. Tale servizio nella nostra società è certamente garantito, ma potrebbe certamente essere potenziato.
La lentezza dei processi ed il vedere tutelati i propri diritti dopo tempo sono delle caratteristiche della giustizia italiana, anche se in parte migliorata. In pratica la giustizia non riesce a stare dietro al crimine. Quindi o il crimine è troppo veloce, o la giustizia è troppo lenta. La situazione complicata delle carceri deriva in parte anche dalla lentezza della giustizia nel fare i processi.
Anche il fatto che lo Stato saldi dopo mesi i propri debiti nei confronti delle imprese che lavorano per le strutture statali, e dopo mesi ed anni i debiti con i cittadini e altre imprese, rientra in uno squilibrio (in questo caso statale) della giustizia all’interno della società. Viene a mancare quindi la reciprocità di trattamento tra le parti. Questo pagamento differito crea inoltre difficoltà economica per molte imprese e disincentiva il lavoro.
Uno Stato dove c’è la sicurezza per le strade e giustizia è uno Stato più sereno, e quindi è una società più serena. Se a questo ci aggiungiamo la certezza della pena e la velocità della giustizia abbiamo anche uno Stato che garantisce determinati servizi. Ma bisogna essere ottimisti perché tutto è migliorabile!
Angela Pensword

Economia Aziende e Crisi

Oramai le aziende italiane sono in via di estinzione. L’habitat italiano per le imprese piccole e grandi risulta compromesso, inquinato, ed i rari esemplari di aziende superstiti devono lottare contro diverse avversità per sopravvivere.
Ciò che frena l’economia e che spinge le aziende piccole e grandi a chiudere o a migrare non sono sole le tasse, ma un insieme di altri fattori ancora più pressanti. Essi sono:
1)      Il costo di trasporto. I nostri carburanti hanno un costo proibitivo e di molto superiore a quello degli altri Paesi europei. Questo perché negli anni tale costo è sempre aumentato senza mai diminuire. In esso sono contemplate ancora voci che non avrebbero più motivo di esistere in quanto riguardano situazioni finite da decenni  E se ne aggiungono sempre di nuove senza togliere le precedenti. Le tasse sul costo dei carburanti si aggirano intorno al 60% del prezzo finale.
2)      I costi energetici. Essi sono stratosferici per i cittadini che si vedono aggiungere aumenti su bollette ed utenze già care, e lo sono per le imprese. Vanno ad incidere nei costi di produzione. I costi energetici così elaborati sono il frutto di una cattiva politica e gestione degli investimenti, della mancanza di una reale ricerca energetica. Sono il risultato di una cattiva politica economica ed energetica che ha avvantaggiato solo poche lobby in un ottica di guadagno immediato a sfavore di un benessere collettivo su proiezione futura. Quel futuro è diventato presente lasciandoci nel passato.
3)      Una burocrazia lenta e disorganizzata. Basta pensare ai tempi di risoluzione di una pratica, di autorizzazione ad un permesso, ed agli uffici spesso non collegati tra di loro. Come i cittadini incontrano difficoltà a raggiungere un obiettivo di soluzione di una pratica, così anche i piccoli imprenditori, i medi ed i grandi.
4)      Una giustizia lenta e disorganizzata. Passano anni prima di vedere tutelati i propri diritti. Per le aziende questo comporta di non potere fare una programmazione su quei soldi oggetto della contesa, e per i cittadini la stessa cosa. Inoltre la sicurezza generale contro la criminalità è un altro fattore importante di incentivo (o disincentivo quando manca) alla installazione di imprese sul territorio. Le forze dell’ordine hanno pochi soldi a disposizione, e la crisi ha peggiorato la loro situazione a causa della austerity. Anche le aziende ed i piccoli imprenditori hanno bisogno di essere protetti dalla criminalità, esattamente come i cittadini.
5)      Il pagamento posticipato dei debiti dello Stato a favore dei cittadini e delle imprese. Molti imprenditori sono falliti proprio perché non avevano a disposizione i pagamenti delle commesse statali a causa del pagamento posticipato di mesi di questi soldi. Altri soldi sui quali un imprenditore od un cittadino non può fare affidamento, ed il non poter fare affidamento nell’immediato di quei soldi vuole dire non potere fare affidamento sullo Stato. Alcune imprese straniere non partecipano nemmeno ai bandi pubblici delle commesse statali perché sanno bene quali sono i tempi di pagamento del lavoro svolto e quali sono anche talvolta le pressioni della criminalità sul territorio.
La pressione fiscale aumenta il gap tra possibilità di spendere e costo della vita. L’austerity  improntata causa attriti sociali e maggiore difficoltà. Riguardo alla popolazione dovrebbero invece essere migliorati i servizi, dato che uno Stato serve anche a questo, dalla istruzione alla sanità, alla sicurezza. Impostate anche quelle strategie nazionali con obiettivi a medio e lungo termine, come ad esempio gli investimenti e la ricerca sulla energie alternative nazionali eco-sostenibili che prevede un costo iniziale ma finalizzato ad un risparmio futuro sul costo di produzione energetica nazionale e di conseguenza sui costi di produzione delle aziende e sul caro vita degli abitanti, sarebbe di buon senso. Uno Stato dovrebbe salvaguardare gli equilibri tra Stato, politica, economia, società, e futuro. Ma purtroppo c’è sempre qualcuno che vuole guadagnare di più e velocemente, senza pensare anche al bene sociale, e la connivenza tra una politica che guarda i propri interessi immediati ed una economia vorace non prevede una mentalità equilibrata e programmata.
Angela Pensword

Basta scontro tra destra e sinistra!

Basta scontro tra destra e sinistra! Non dico che non ci debba essere diversità nelle idee e nelle priorità, ma semplicemente che ci deve essere un confronto obbiettivo e non uno scontro. In effetti il buon senso dovrebbe essere un denominatore comune!
Angela Pensword

Bipolarismo Politica Proporzionale e gestione dei sistem

Il bipolarismo ha fallito. Dopo questa pausa di governo tecnico i partiti dovrebbero avere imparato a dialogare maggiormente e civilmente. O forse torneremo allo scontro duro e finalizzato alla lotta di potere, che tiene conto solo delle visioni di parte e non ha una mente ampia in una visuale complessiva. Uno scontro distruttivo portato a non considerare la possibilità di dialogo obiettivo e maturo nel rispetto delle altrui diversità di opinioni tra maggioranza ed opposizione. Ma come al solito non è il sistema ad essere difettoso ma l’uomo. In realtà è il proporzionale la vera espressione democratica del voto, senza premio di maggioranza e senza alleanze. Ma questo presuppone sul serio una mentalità ed una maturità politica impostata al dialogo, superiore a quella della precedente legislatura. Qualunque sistema se gestito bene risulta funzionante, come qualunque sistema se gestito male risulta ingestibile. Quindi, indipendentemente dalla riforma elettorale e dal sistema politico che si avrà, speriamo che i prossimi politici anche se più giovani siano più maturi.
Angela Pensword

lunedì 1 ottobre 2012

Società e malesseri sociali: criminalità e sbando

Bisogna pensare a modi e metodi e strategie per migliorare la società. Le notizie che si susseguono ai telegiornali, quelle di cronaca, evidenziano un malessere comportamentale sempre più diffuso, più frequente, e quindi più preoccupante. È come se fosse una malattia della pelle, che man mano che si estende nelle sue chiazze rosse, diventa più evidente. Omicidi di anziani nelle proprie case, veri e propri massacri senza un minimo di umanità, violenza sulle donne, omicidi sulle donne. Quindi la parte più efferata della criminalità, talvolta disorganizzata. Ma ci sono anche malesseri e violenze che si esprimono più lentamente, come lo spaccio della droga, la riduzione in schiavitù di altri esseri umani, la gestione della prostituzione, ed anche, perché non inserire anche questo crimine, la violenza verso gli animali. E cosa dire poi di quei ragazzi che si raggruppano nelle mega feste ricercando, almeno in apparenza, lo sballo. Rincorrono certamente qualche cosa che non hanno. Peccato che lo cercano nel posto sbagliato e rincorrendo false bandiere. Anche essi esprimono un malessere nella società da parte di giovani. La ricerca della libertà e del divertimento nei ragazzi è più che giusta, ma per raggiungerla non c’è bisogno di auto danneggiarsi. Altre espressioni di malessere sociale sono presenti nei vari ambiti della società, e difatti vi sono diversi tipi di crimini.
Bisogna che nella prossima società ci sia più istruzione alla sensibilità ed al comportamento sociale, e che ci siano più regole, e più controllo. Uno Stato che non si preoccupa di educare ad un comportamento sociale corretto i propri cittadini, e quindi la propria società e quindi se stesso, è come un genitore che non si preoccupa di educare i propri figli, ossia manca in uno dei suoi obblighi principali. Le ripercussioni di tale carenza diventano visibili nella società con il passare del tempo.
La chiave di volta non è solo punire chi sgarra, ma fare crescere la popolazione con la mentalità propria di non diventare criminali. Quello che ci vuole nella società è una evoluzione spirituale nell’uomo, una evoluzione  nella sensibilità, nel rispetto, nella civiltà, nel comportamento sociale. E l’istruzione, anche nelle scuole, anche come pubblicità nei mezzi televisivi, anche come didattica dei mezzi televisivi, è importante.
Tale miglioramento dovrebbe avvenire a livello globale. Ma questo è ancora troppo presto. Pensiamo nel frattempo a realizzarlo nella nostra società e nella nostra Nazione.