sabato 24 novembre 2012

Napolitano: Monti non è candidabile alle prossime elezioni politiche.

Così Napolitano chiarisce la questione e sgombra il campo da ogni dubbio su di una eventuale candidatura di Mario Monti nelle prossime elezioni politiche di primavera. Sgombra anche ogni possibilità ai partiti che volevano candidare l’attuale Presidente del Consiglio nelle proprie liste o perorare un Monti bis. Un Monti bis, se mai ci sarà, potrà derivare solo da una specifica richiesta post elezioni. Ma speriamo che ciò non accada, e non per l’attuale Presidente Mario Monti che con il suo Governo tecnico ha fatto del proprio meglio raggiungendo considerevoli risultati, ma perché vorrebbe dire che la politica non ha imparato dai propri errori e che il Governo politico non sarà nuovamente in grado di gestire la Nazione e le situazioni. Monti potrà però essere sempre consultato per eventuali consigli, in ambito anche delle proprie funzioni di Senatore a Vita. Senza smentire la valenza dell’operato del Governo tecnico e l’opinione che un Governo politico durante questo anno passato sarebbe naufragato diverse volte ed avrebbe fatto naufragare da tempo l’Italia, è ora che un Governo politico riprenda il proprio posto. Bisogna riconoscere che Mario Monti è un importante punto di riferimento italiano in ambito europeo, e perdere la sua presenza nello scenario politico italiano in ruoli importanti di potere non è consigliabile per l’Italia. L’incarico al posto dell’attuale Presiedente della Repubblica Giorgio Napolitano, massima carica a rappresentanza dell’Italia, potrebbe essere un ruolo adatto alla figura di Mario Monti.
Angela Pensword 24/11/2012

Europa in difficoltà: slitta accordo europeo sulla previsione di bilancio. Forse l’unica soluzione è quella che nessuno propone: abbattere il 40% del debito di ogni Stato europeo.

24/11/2012. Si svolge a Bruxelles la riunione europea per l’approvazione del budget comunitario settennale 2014 – 2020. Ma arrivare ad un accordo sull’entità dei tagli e sulla pianificazione delle spese è un’impresa difficile, e le mediazioni cercate risultano vane.
Ciò che rende difficile arrivare ad una decisione comune è la diversità di opinioni dovute alla diversità di situazioni economiche interne. Ci sono Paesi che necessitano maggiormente dei sovvenzionamenti europei, altri che ne utilizzano in modo minore in quanto godono di situazioni economiche interne migliori. In una fase di tagli europei per il budget comunitario 2014 - 2020 è ovvio che questi tagli sono visti diversamente dai diversi Stati, in quanto hanno una inevitabile ripercussione diversa. Così si arriva alla posizione del Primo Ministro Inglese Cameron che paventa il proprio diritto di veto in caso di non adeguata ristrettezza in ambito europeo. E si arriva alla situazione opposta di quei Paesi, Spagna, Portogallo, Italia, Francia, che non potrebbero sopportare un taglio negli aiuti europei.
In pratica l’austerity è arrivata a colpire anche i sovvenzionamenti europei. Nella previsione di spesa del bilancio settennale comunitario è prevista una riduzione. L’entità di tale riduzione è l’oggetto della contesa. La mediazione è difficile, e può portare talvolta a compromessi che non soddisfano nessuno e che potrebbero, se attuati, portare a nessun reale beneficio per gli Stati europei e per l’Europa stessa.
In Italia è probabile che tali tagli abbiano ripercussioni negative sulle politiche agricole, che già non godono di buona salute, e sugli investimenti. Monti è stato chiaro a Bruxelles, in sede della attuale riunione del Consiglio Europeo, sul fatto che l’Italia non può e non deve essere penalizzata dall’attuazione di tali tagli. Quindi l’Italia non subisce nel dialogo ma è parte attiva insieme agli altri Stati membri (e bisogna darne merito a Monti).
La riunione europea si conclude senza un accordo sulla previsione di tagli e spese nel bilancio comunitario 2014 – 2020. Se prendere decisioni oggi porta a prendere decisioni sbagliate è senza dubbio meglio posticipare le decisioni. Una data probabile per una nuova riunione del Consiglio Europeo nella quale discutere nuovamente i temi oggi irrisolti, ipotizzata dallo stesso Consiglio, è ad inizio anno 2013.
Vi sono altre informazioni riguardo questa giornata di vertice europeo che meritano considerazione:
Cameron affronta dei punti interessanti riguardo un’eventuale abbattimento dei costi stessi della struttura politica europea, che se venissero attuati porterebbero ad un risparmio considerevole sulla spesa politica europea. Sarebbe sperabile approfondire questo argomento in futuro.
Draghi esprime l’opinione positiva sull’operato della BCE e di come essa sia pronta ad intervenire con lo scudo anti-spread nel caso gli Stati europei ne facciano richiesta. Esorta anche l’Unione Europea a trovare quella unione politica necessaria a superare meglio la crisi.
Monti nella conferenza stampa tenuta la sera stessa giudica la discussione tra i 27 Paesi membri del vertice una “discussione costruttiva” ed è ottimista sulla possibilità di un accordo tra i Paesi membri per inizio anno 2013. In questi mesi si lavorerà in tale direzione. Spera in un utilizzo ragionevole delle risorse a favore della crescita, della solidarietà ed equità. Si esprime a favore di un controllo finanziario e contro gli sconti dei quali godono alcuni Paesi europei in quanto li giudica iniqui in ambito comune europeo.
Riflessioni personali. Ma se l’Europa è l’insieme degli Stati che la costituiscono, è ovvio che bisogna trovare un accordo comune che sia finalizzato al bene dell’Europa stessa. È anche vero che se stare in Europa corrisponde alla morte per implosione economica allora forse (e mi sorprende dirlo) è meglio abbandonare la barca che affonda, perché non avrebbe senso più l’esistenza della barca stessa. La finalità dell’Europa è anche quella di preservare il benessere di ogni Stato membro, ed ogni Stato deve fare del suo meglio per godere di buona salute. Il bene dell’Europa corrisponde al bene di ogni Paese europeo, ed il bene di ogni singolo Paese europeo corrisponde al bene dell’Europa. L’insieme di Stati forti forma un’Europa forte. Qui iniziano le difficoltà perché vi sono differenze tra i Paesi costituenti l’Europa e disfunzioni nella struttura europea. Differenze di solidità economica, squilibri nel peso che hanno gli Stati, e mancanza di una vera unità politica economica e strategica europea, nonché bancaria e finanziaria. Fortunatamente tutto è migliorabile, la speranza è l’ultima a morire, e ci sono anche cose che funzionano, quindi si può continuare ad essere ottimisti.
L’Europa, nel gestire questa crisi economica che l’ha investita, si è incartata in una ricerca di stabilità economica impostata sull’austerity, Del resto vi è la necessità di recuperare soldi, sia internamente nei singoli Stati e sia a livello europeo, per essere convogliati in investimenti. Vi è anche la necessità di impostare politiche migliori all’interno dei Paesi stessi. E vi è la necessità di migliorare in Europa quelle criticità e disfunzioni che sono presenti anche in ambito strutturale. Vi sarebbe anche la necessità di avere una BCE che possa stampare moneta unica. Tale stampa non dovrebbe essere certo un pozzo senza fondo dal quale attingere potendo così non preoccuparsi di creare problemi a seguito di cattive gestioni, ma potrebbe certamente essere un aiuto e la soluzione parziale a momenti di difficoltà. Del resto se l’Europa deve essere unica ed unita, lo dovrebbe essere anche sotto questo aspetto.
L’Europa, sempre nel gestire questa crisi economica, sta cercando di recuperare in pochissimo tempo ad errori fatti nel passato. Bisogna capire che ci sono errori che non si possono recuperare, e soprattutto non in poco tempo. Per questo penso ad un modo straordinario ed inusuale per resettare in parte il problema: annullare il 40% del debito di ogni Stato. In questo modo si abbatterebbero gli interessi negativi sul debito, che da soli mangiano ogni sforzo che i Paesi più cagionevoli stanno compiendo con le loro riforme interne. Tali interessi negativi corrispondono all’olio messo su di una parete di specchi (quella che deve risalire l’Italia ad esempio). Stabilito che in alcuni Paesi negli anni passati il debito è stato gestito male (tra cui in Italia), ora alla classe politica nazionale non resta che spargersi il capo di cenere ed evitare di fare in futuro gli stessi errori. Ma per rimettere le nazioni europee in carreggiata ed in un contesto europeo salutare penso che bisogna attuare sul serio un procedimento straordinario di abbattimento del debito, abbonandone una parte. Ipotizzo il 40% in modo esclusivamente teorico in quanto la percentuale di abbattimento del debito andrebbe studiata da esperti. Ma perché non si trova un modo per resettare (azzerare) una parte del debito di ogni Stato? Quali interessi si danneggerebbero nel fare questa eventuale e straordinaria procedura di reset sul debito? Quali interessi si danneggiano continuando a non attuarla?
Giro queste domande agli esperti.
Angela Pensword  24/11/2012

giovedì 15 novembre 2012

14 11 2012 Manifestazione intereuropea contro l’austerity: è iniziata la guerra civile

Il 14/11/2012 si è svolta la manifestazione europea contro la politica di austerity impostata dai vari governi nazionali. In Italia la manifestazione ha dato la propria voce in diverse città, arrivando in alcune di esse a sfociare in situazioni violente. (Tgcom24).
ROMA La manifestazione è iniziata in modo pacifico, come ogni manifestazione. Ma nel corso della giornata, nel primo pomeriggio, si sono acutizzati degli scontri tra manifestanti e le forze dell’ordine dalle parti del Lungotevere, nel tentativo di raggiungere pacificamente attraverso un percorso non autorizzato i Palazzi del potere per portare fino sotto ad essi la voce della manifestazione. Altri scontri si sono verificati in altre parti della città. Dopo i relativi momenti di tensione gli scontri si sono calmati. A fine giornata i manifestanti identificati dalla Polizia sono stati più di cento.
TORINO: nella città di Torino parti della manifestazione sono riuscite ad arrivare e ad entrare in un Palazzo Cisterna, sede della Provincia, procurando in esso danni vandalici e bruciando delle bandiere d’Italia, gesto simbolico molto eloquente. 
MILANO: Anche a Milano si sono avuti scontri tra le forze dell’ordine ed i manifestanti.
PADOVA: Due agenti sono rimasti feriti dalle bombe carta dalle parti della stazione
BRESCIA: Violenti scontri hanno caratterizzato alcune situazioni anche all’interno della manifestazione di Brescia.
GENOVA Assalite ed imbrattate vetrine delle banche. Manifestazioni in diverse parti della città.  
NAPOLI Viene occupata la stazione.
A Terni Cgil e cobas hanno portato avanti la manifestazione pacificamente contestando la politica attuata dal Governo Monti in questo suo anno di attività. Il bilancio fatto dalla Camusso sul lavoro del Governo tecnico in termini di risultato è negativo. Cgil e Cobas si uniscono alla protesta contro la politica di austerità.
È il primo sciopero transnazionale. È stato indetto a Bruxelles dalla Confederazione Europea dei Sindacati. In tale sede una delegazione sindacale ha consegnato presso la Commissione Europea un Premio Nobel per l’austerity ed un boomerang, entrambi oggetti con un obiettivo simbolico bel preciso. (fonte Tgcom24).
Lo sciopero è stato più sentito nei Paesi europei che sono più cagionevoli di salute da un punto di vista economico, che sentono maggiormente la crisi ed ai quali pesa maggiormente la austerity richiesta. Spagna, Portogallo, Italia, Grecia. Ma manifestazioni pacifiche si sono svolte anche in altri Paesi europei, come Francia e Belgio.
Anche in altre città europee si sono verificati violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Le scene delle manifestazioni nelle altre città europee sono uguali a quelle a cui abbiamo assistito nella piazze italiane.
In ogni manifestazione è presente una grande maggioranza, quasi la totalità dei manifestanti, che vuole portare avanti la protesta in modo pacifico. Poi capita che alcuni di essi si trovano, per loro sfortuna e non per loro colpa, in situazioni di scontro che ha degenerato. Poi ci sono anche coloro invece che prendono parte alle manifestazioni, soprattutto quando esse sono politiche, con il solo scopo e con la sola premeditazione di creare disordine e di attuare una violenza di attacco e non di difesa, forse pensando che è l’unico modo per essere ascoltati o per esprimersi, oppure per portare la manifestazione su di un altro piano o verso un altro scopo. Ma questi ultimi fortunatamente sono pochi. È scontato dire che la violenza gratuita è condannabile da qualunque parte essa provenga. Ed è scontato dire che manifestare ed esprimere il proprio disappunto su una determinata situazione è un diritto democratico.
Ma a parte gli scontri che si sono verificati, ed indipendentemente dal fatto che essi siano stati procurati da infiltrati o da legittime diversità di vedute tra manifestanti e forze dell’ordine, bisogna analizzare la protesta che sta attraversando l’Italia e l’Europa in questi giorni ed in questo periodo guardando più fattori, facendo considerazioni, e ponendosi delle domande.
1)     La motivazione della protesta è legittima? L’Europa sta affrontando una fortissima crisi economica. La sempre maggiore mancanza di lavoro, e la crescente richiesta di sacrifici alla popolazione a seguito della politica di austerity impostata dalla politica europea e di conseguenza impostata dai governi nazionali, sta sottoponendo la popolazione europea ad una perdita di benessere e ad uno stress sociale.
Non tutti i Paesi europei stanno subendo la crisi economica con lo stesso grado di difficoltà. I Paesi economicamente più forti, e socialmente più garantiti e supportati nei sevizi, assorbono l’urto della crisi in modo migliore. Qui è la politica dei più deboli, tra i quali l’Italia, che si deve interrogare sulle motivazioni di tale debolezza.
2)     La politica di austerity impostata dall’Europa è la scelta giusta per uscire dalla crisi? L’Europa si è incartata nella rincorsa di una stabilità economica. Ma tale rincorsa non dovrebbe prescindere dal considerare maggiormente alcuni fattori umani, ed in modo minore altri (finanziari e bancari). Certamente è corretto però pretendere dai Paesi che finora non hanno attuato una buona politica od una buona gestione del debito pubblico un cambio di mentalità, anche perché più Stati forti formano un’Europa Forte. Forse sono i tempi richiesti per l’attuazione del risanamento di Bilancio ai Paesi in difficoltà che dovrebbero essere diversi e più laschi. Forse l’Europa si deve porre delle domande sulle sue priorità e su alcuni suoi equilibri (o meglio disequilibri).
In Italia la politica di austerity imposta dal Governo Monti in accordo con le direttive europee è la scelta giusta? È importante per una stabilità a livello europeo. Ma un migliore assetto della spesa non può corrispondere alla perdita di servizi e strutture ed a costrizioni recessive. Anche in questo caso i tagli giusti devono iniziare dall’alto, quindi dalle spese di gestione politica.
Ma la classe politica italiana continua ad ignorare questa impostazione. È vero che sono state fatte importanti modifiche in tale direzione, ad esempio sono stati dimezzati i sovvenzionamenti ai partiti. Ma le altre riforme istituzionali e costituzionali, più volte richieste dal Governo tecnico e dalla più alta carica dello Stato, sono state lasciate cadere nel nulla dalla classe politica. Ciò contribuisce a non eliminare la sfiducia dei cittadini nei confronti della classe politica italiana. E i successivi e recenti scandali che hanno scoperchiato consuetudini sbagliate non hanno agevolato la situazione.
3)     E rincorrere l’abbattimento del debito ed il pareggio di bilancio? Una buona gestione del debito pubblico internamente ai Paesi è certamente una giusta modalità operativa. Inoltre la disastrosa situazione di debito pubblico che abbiamo in Italia, i cui interessi negativi mangiano qualunque valida iniziativa, dovrebbe prevedere un risanamento di bilancio in tempi più lunghi che lasciano spazio ad altre priorità atte a creare condizioni più favorevoli. È ciò che andava fatto nei decenni passati, invece si è rimasti bloccati nell’immobilismo politico e nella stasi di pensiero di una classe politica che divorava il sistema ed il Paese. In definitiva la mancanza di fiducia in Italia per ciò che riguarda il passato ed il presente nei confronti della classe politica dal parte della popolazione è più che giustificata.
4)     Il Governo tecnico in Italia sta mantenendo il consenso con il quale è stato accolto? Con l’arrivo della crisi in Italia per correre ai ripari abbiamo avuto bisogno di un governo tecnico il quale ha fatto ciò che ha potuto e ritenuto, recuperando credibilità politica in ambito europeo, ma talvolta colpendo anche fuori bersaglio sacrificando i più deboli in onore di un debito e di una stabilità economica interna ed europea.
5)     In Italia continua a crescere il disagio della popolazione, tra esodati, perdita di lavoro, perdita di una parte dei servizi in talune situazioni come la sanità, aumento di costi e bollette, aumento delle tasse, Equitalia (uno Stato che è pronto a chiedere ma non altrettanto pronto a dare), e sempre nuove richieste di sacrifici.
6)     È indubbio che il mondo sta cambiando. Che la concorrenza di Paesi come la Cina è spietata. Ma la soluzione non è portare il costo e la qualità del lavoro al livello dei cinesi, agendo sempre sui lavoratori e sui più deboli, bensì agire sugli altri fattori del costo di produzione. I costi di produzione sono formati anche da altre voci, sulle quali il governi italiani non hanno mai voluto intervenire. I costi di trasporto. La benzina ed i carburanti sono sempre aumentati nel corso degli anni, diventando per lo Stato un modo sicuro per attingere entrate. Ogni tanto un nuovo aumento e la conservazione di imposte dell’anteguerra. Anche le crisi internazionali e la guerra sul petrolio hanno influito sul prezzo, ma questo discorso si ricollega alla mancanza di una strategia politica energetica (e di conseguenza economica) attuata dalla classe politica degli ultimi 40 anni. Gli stipendi dei manager e le mega buone uscite dei mega manager. I costi ai vertici delle aziende andrebbero controllati ed abbassati. Nelle aziende pubbliche l’attuale Governo tecnico ha attuato modifiche in tale senso. Iniziative in tale direzione andrebbero attuate anche dal settore privato, spalmando il surplus a beneficio dei lavoratori, ma questo rientra in una modifica di mentalità economica che è difficile da accettare. La tassazione alle imprese andrebbe ridotta. Una parte di questo guadagno per le imprese potrebbe essere ribaltato sullo stipendio dei lavoratori rimettendo in circolo il denaro. I costi di produzione energetica. Una energia prodotta a basso costo ed ecosostenibile (quindi non mi riferisco a quella nucleare) sarebbe una spinta economica e civile per un Pese. Inoltre ciò che rende sana e concorrenziale una azienda è anche la sicurezza del territorio, la stabilità politica, ed il tessuto sociale.
7)     Ed ora? Per la soluzione dei problemi, per abbassare sotto l’euro il prezzo dei carburanti, per sviluppare effettivamente (in parte è stato fatto) le energie alternative, per attuare i miglioramenti e per recuperare i soldi malamente spesi e male distribuiti ci vuole tempo, e noi in Italia ed in Europa, di tempo non ne abbiamo. In Italia il tempo che abbiamo avuto da poco dopo il dopoguerra è stato utilizzato dalla classe politica per peggiorare le cose, o per vegetare nel proprio immobilismo e nella propria poltrona, spesso con connivenze economiche e corruzione. Questa consapevolezza da parte dei cittadini aumenta la distanza tra la politica ed i cittadini, aumentando il malessere sociale nei confronti delle istituzioni. Ma la conoscenza delle situazioni e della verità è sempre un fattore positivo.
8)     Per paradosso la distanza tra .cittadini e classe politica ha portato ad un riavvicinamento dei cittadini alla politica. L’interesse da parte della popolazione sulla reale situazione del Paese e sulle cause delle situazioni ci ha fatto capire che non si può delegare qualcuno disinteressandosi poi del risultato, e che talvolta è vero il detto “chi fa da sé fa per tre”. In un momento di recessione politica oggi c’è spazio per persone nuove, purché siano valide e nuove anche nella mentalità. Ma è un periodo politico ancora più delicato.
9)     La crisi economica europea sta portando cambiamenti anche sul settore politico e sociale. Ha messo in luce criticità anche interne alle istituzioni europee stesse, evidenziando limiti e disequilibri. Ma l’evidenza di un problema può portare dopo una attenta riflessione anche alla sua soluzione.
10)È un periodo estremamente delicato in Europa ed in Italia. Gli accenni di fuoco che si sono verificati in alcune situazioni nell’ambito della manifestaione intereuropea contro l’austerity sono allarmanti. Per le situazioni sopra descritte, per la velocità sempre maggiore con la quale si susseguono gli avvenimenti sia in ambito sia nazionale sia internazionale, per la lentezza nostra in Italia ed in Europa nel fare i passi giusti all’interno di un tempo sempre minore per realizzarli (tempo oramai scaduto), la situazione di disagio sociale e malessere contro le istituzioni potrebbe peggiorare e sfociare in proteste peggiori ed in una situazione non più gestibile. Potrebbe appunto … e poi?
È per questo che è importante una buona gestione politica italiana ed europea.
Angela Pensword  15/11/2012

mercoledì 7 novembre 2012

Italo


È nato Italo, il nuovo treno super accessoriato che ci porta da Milano a Roma in meno di tre ore. Mi viene un dubbio: “ma le rotaie sono state sostituite?”. Considerando lo stato della nostra rete ferroviaria non si può salire di livello di treno senza salire di livello anche di rotaie. È come comprare una macchina nuova e portarla su di una strada sterrata o quasi. Con questo non dico che Italo non andava fatto, anzi, Italo è il benvenuto ed è certamente un treno che fa onore all’Italia. Dico che non si può fare Italo senza considerare l’intera situazione ferroviaria. Tale situazione andrebbe migliorata e potenziata con maggiori investimenti e strutture. Ovvio che tali investimenti avrebbero solo la funzione sociale di migliorare un servizio, che è una delle funzioni dello Stato, e non una funzione di lucro. Ma Italo è privato, mentre le ferrovie italiane sono giustamente statali. Purtroppo non ci sono soldi per migliorare la rete ferroviaria, come non ci sono soldi per migliorare qualunque altra cosa in questo momento in Italia, come non c’erano soldi prima, e come probabilmente non ci saranno soldi a breve termine per fare questo, purtroppo. Del resto è una questione di priorità. A questo punto mi viene in mente un'altra domanda che mi sono già posta altre volte ultimamente per altre situazioni italiane: ma tutti i soldi che noi cittadini abbiamo pagato in tasse negli anni precedenti ma dove sono andati a finire?. Non avendo una risposta per queste domande non ci resta che considerare che abbiamo un treno onorevole in una situazione ferroviaria disonorevole. (06/09/2012)

Lo Stato ed il servizio sanitario


Tra le funzioni principali dello Stato v’è quella di garantire i servizi ai cittadini. Quindi la sanità e l’istruzione. I recenti tagli effettuati e programmati per il futuro dal governo tecnico mettono in serio rischio il settore della sanità. Una cosa sono gli sprechi infatti, ed una cosa sono le giuste garanzie di cura delle quali una società civile deve potere usufruire. Gli sprechi sono certamente presenti anche nel settore sanitario, e si esprimono fondamentalmente nella cattiva gestione delle risorse e nella eventuale perdita di alcune di esse in rivoli sotterranei. Ma su questo bisogna agire con il controllo e non con il taglio. La scorrettezza è presente in ogni settore della società. Ed i veri sprechi sui quali agire sono in tutt’altro settore. 27/10/2012 

martedì 6 novembre 2012

Grillo frinisce a sproposito



Gli ultimi richiami vocali di Grillo mi hanno lasciato un po’ perplessa. Prima di tutto gli attacchi continui a Renzi. Se Renzi vuole partecipare alle primarie (e ne ha tutto il diritto) non può limitarsi a fare solo il sindaco. Altrimenti ognuno dei partecipanti dovrebbe rimanere relegato nel proprio ruolo. Inoltre, come evidenziato dallo stesso staff di Renzi, la partecipazione alle primarie non ha impedito a Renzi di partecipare alla vita politica nel ruolo della propria funzione di sindaco. E poi, con tanti personaggi da attaccare con ragione, proprio un fiorellino nuovo ancora non appassito come Renzi gli deve dare fastidio? Non è che Renzi spaventa un po’ Grillo? Punto secondo: perché ha dato la propria benedizione a Di Pietro? Forse non c’è un vero e proprio senso e rientra nel discorso logico del pensiero di Grillo. Punto tre: l’attacco a chi dei suoi si lascia andare in interviste.

Grillo la fa molto facile. A parte che la televisione è stata per Grillo per molti anni un importante mezzo di lavoro. Se Grillo dà fiducia alle persone che propone sotto il simbolo del proprio movimento poi dovrebbe dare sul serio fiducia a loro, anche per ciò che concerne gli interventi di questi ultimi in televisione. È certamente vero che per chi non è un abituale frequentatore del piccolo schermo quel mezzo di comunicazione può rappresentare qualche insidia, ma se ci sono persone che si apprestano ad affrontare un discorso politico non privo di responsabilità e decisioni, che sono state elette dalla popolazione, e che se la sentono di cimentarsi in interventi televisivi, facendo anche buona impressione, non c’è nulla di strano. Dovrebbe rientrare nella libera iniziativa di ognuno, soprattutto se non si crea nessun danno di immagine al movimento. Per di più sarebbe un’ulteriore pubblicità al Movimento. Grillo può benissimo non essere d’accordo sulla necessità di interventi televisivi, come potrebbe non esserlo qualunque altro politico di partito, ma proprio per una questione di libertà e di reciprocità di rispetto nelle funzioni, bisognerebbe lasciare un po’ più di libertà a chi ha dedicato parte del proprio tempo per la buona riuscita del risultato elettorale. Si può non condividere un comportamento, ma quando questo non contravviene agli obiettivi di impostazione, la non condivisione ha di certo possibilità di esprimersi, ma rimane nell’ambito di opinione (quindi non vincolante). Invece di dire di non andare in televisione potrebbe dare ai suoi discepoli politici dei suggerimenti su cime interagire meglio con questo mezzo (talvolta infido). Grillo, essendo una persona intelligente, non dovrebbe avere problemi a focalizzare in senso positivo tali ruoli. Forse li accetta già, ed è incompreso per via del suo sarcasmo. Del resto ognuno si esprime nel modo (talvolta unico) in cui si sa esprimere. Questo è un passaggio importante per il Movimento 5 Stelle, che in caso contrario corre il rischio di implodere e di esistere solo sulla scia della protesta. Sarebbe un peccato dato che la protesta del Movimento ha motivo di esistere, ha una valenza positiva come stimolo ai partiti per rigenerarsi e migliorare (se possibile), e dato che il Movimento si basa anche su alcune proposte. Ma è ovvio che quando ci sono molte proposte e molte idee e si è un gruppo grande di persone, alcune proposte possono non essere condivise da tutti. Questa è anche democrazia.

Angela Pensword 05/11/2012

sabato 3 novembre 2012

ITALIA: Da crisi economica a crisi politica

In questo periodo i partiti sembrano tutti impazziti. Chi si è quasi estinto, chi sta facendo di tutto per estinguersi, chi si sta spappolando in mille fazioni, e chi cerca di trasformarsi e di sopravvivere. Da quando la crisi economica ci ha investito in pieno e da quando abbiamo un governo tecnico sono successe tante cose, e la crisi da economica è diventata anche politica, da noi in Italia  Bisogna ammettere che già da quando si è insediato il governo tecnico la politica italiana non godeva di buona salute, anche perché in caso contrario non avremmo avuto bisogno di avere un governo tecnico. La conflittualità, la faziosità, gli interessi, e la miopia di anni e di decenni di gestione politica e l’immobilismo consolidato non permettevano di gestire la difficile situazione internazionale di crisi, oltre ad averci fatto arrivare a questo periodo di crisi internazionale cagionevoli di salute e con le ossa rotte.
Ora pare che i partiti politici, o meglio i politici di professione, si siano resi conto degli errori di gestione fatti. Soprattutto si sono dovuti rendere conto che i cittadini non sono più in grado da tollerare comportamenti eticamente sconsiderati ed una cattiva gestione del Paese. Addirittura la popolazione attualmente non vuole sentire parlare di politica e di politici, ed i dati di astensionismo nelle elezioni ne sono un esempio. I cittadini chiedono una politica più seria e più matura. Questa presa di coscienza della popolazione, con la relativa presa di coscienza dei politici, rende necessario un cambiamento nel settore della politica, come mentalità. È quindi di per sé un fattore positivo. I partiti, nell’auto rigenerarsi e purgati dalla popolazione come consenso elettorale, stanno letteralmente in fibrillazione. Si devono muovere in un terreno che non conoscono ed in un elettorato che li disconosce. È un momento politico che dà la possibilità a persone nuove, si spera dotate di passione e di buona volontà, di scendere in campo nel settore della politica. 
È un periodo di grande trasformazione politica ed è per questo un periodo molto delicato, nel quale bisogna cercare di mantenere lucido l’equilibrio e assennato il buon senso. Bisogna sperare che questa trasformazione si evolva in senso positivo.
Angela Pensword 03/11/2012